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De Benedetti e quella confessione inquietante sulla nascita dell’Ue

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Non sappiamo se lo abbia realizzato, ma nell’intervistona rilasciata al Sole 24 Ore sui vent’anni dell’euro Carlo De Benedetti si è lasciato sfuggire un dettaglio rivelatore parecchio inquietante, sotto l’apparente forma innocua dell’aneddoto. “Ero molto legato a Jacques Delors – presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995, ndr -, ricordo che una sera a cena a Bruxelles sostenevo che il progetto della moneta unica senza un supporto istituzionale mi sembrava un azzardo. Mi spiegò che si trattava di un azzardo necessario perché la politica, da sola, non avrebbe mai avuto il coraggio di procedere all’integrazione europea. Lanciare la moneta avrebbe accelerato il processo di unificazione. Delors aveva ragione”.

Tradotto senza abbellimenti retorici: gli Stati e le classi dirigenti nazionali, con tutte le loro immani storture pur sempre le uniche entità politiche saldamente legate al principio della rappresentanza, non avevano nessuna intenzione di innescare un processo di unificazione del continente. Quindi occorreva che un manipolo di tecnocrati illuminati come Delors lo preconfezionasse nei laboratori di Bruxelles, usando poi la moneta unica come clava per convincere i riottosi. Non a caso il signore e la sua distopia di unificazione forzata furono oggetti di una memorabile stroncatura di Margaret Thatcher: “Ha detto che vorrebbe trasformare il Parlamento Europeo nel braccio democratico della Comunità, la Commissione nel suo potere esecutivo e il Consiglio dei Ministri nel suo Senato. No! No! No! Che senso ha cercare di essere eletti in Parlamento solo per rinunciare alla sterlina e per cedere i poteri di questa Camera all’Europa?”.

E oggi il testimone oculare De Benedetti ce lo conferma: il “sogno” di Delors e di quelli che la pubblicistica allineata chiama “padri fondatori”, un club di eurocrati disgustati dalle volontà dei popoli e dai loro rappresentanti, nei fatti era una fola costruttivista, un grande esperimento di ingegneria sociale approntato a tavolino, dentro una concezione della storia degli uomini e delle nazioni fondamentalmente dirigista e illiberale. Strano, che oggi sia in crisi nera.

Giovanni Sallusti, 17 gennaio 2019