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Storia del liberalismo europeo (Guido de Ruggiero)

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Ha fatto davvero bene Corrado Ocone, uno dei rari intellettuali liberali che non perde mai la voglia, a ripubblicare per le Edizioni Società Aperta, la Storia del liberalismo europeo di Guido de Ruggiero (1888-1948). Difficile contenere in una prefazione uno dei classici del pensiero liberale italiano e per questo Ocone si limita ad inquadrare autore e contesto (il libro viene pubblicato nel 1925).

Quella di De Ruggiero (che peccato il suo azionismo, ma che privilegio la sua intuizione ante litteram sulla natura del fascismo) è molto più che un compendio del pensiero liberale, è un’organizzazione delle sue diverse sfaccettature, è una catalogazione delle sue diverse origini storiche. Perché l’aristocrazia francese è stata così diversa da quella anglosassone, e quanta di questa differenza è all’origine della specificità del liberalismo continentale? Perché la prima libertà è stata quella dei privilegiati? E perché non occorre gettarla nel cestino della storia? Tante domande, a cui De Ruggiero risponde non con il tratto dello storico, ma del filosofo appassionato di politica. Perché le libertà civili e quelle politiche non viaggiano nella stessa direzione? Una domanda la cui risposta servirebbe a molti intellettuali, cosiddetti liberali, che ancora oggi confondono i due piani e che ritengono come la prima non sia indispensabile per la seconda.

Infine De Ruggiero ci porta per mano lungo la miseria della nostra storia liberale. Peccato dedichi solo poche righe ai nostri grandi economisti, alla Ferrara, che nel testo di De Ruggiero fanno solo una veloce comparsa. E che i lettori di questa rubrica sanno quanto apprezziamo. Ma la tesi del Nostro è che «a rendere scarsa l’originalità e l’intimo vigore del movimento liberale italiano hanno contributo le medesime ragioni per cui l’Italia, dopo la fioritura del Rinascimento, ha avuto un tono vitale più depresso, in confronto alle altre nazioni europee… L’asservimento di alcune province allo straniero ha nociuto all’educazione liberale del popolo, per il fatto stesso che ne ha concentrato le energie migliori in uno sforzo di emancipazione, suscitando la confusione tra l’indipendenza e la libertà».

Ancora vittima della propria grande storia e confusa dalla lotta per l’indipendenza, l’Italia non ha dato un grande contributo al liberalismo europeo, sentenzia, in modo acuto, De Ruggiero. Come infine non quotare, come si dice oggi, la conclusione di Ocone: «Troppo abituati a vedere la libertà come alla fine sempre trionfante, ci siamo dimenticati probabilmente del carattere tragico, e quindi di assolutamente non garantito, che alberga nel suo fondo». E De Ruggiero ce lo ricorda in ogni riga del suo attualissimo testo.

Nicola Porro, Il Giornale 1° agosto 2021

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