Zanzara tigre

Delirio sinistro: “L’Italia chiamò” è una “frase fascista”

L’editoriale di Giuseppe Cruciani alla Zanzara: dal caso moschea a Monfalcone alla maglia della Nazionale

© northlightimages e Billion Photos tramite Canva.com

Nell’ultima puntata della Zanzara, Giuseppe Cruciani ha esordito commentando lo scontro fra il sindaco leghista di Monfalcone ed il Consiglio di Stato: “Allora ragazzi l’Italia è ridotta così. Vi spiego subito una cosa. Un sindaco di una città che si chiama Monfalcone, dove ci sono tantissimi extracomunitari islamici che non si vogliono integrare, dice che lì le moschee non si possono fare perché non ci sono locali e perché questi non si vogliono integrare. Il Consiglio di Stato impone ad un sindaco eletto di farli pregare in dei luoghi pubblici. Così siamo ridotti. Se uno è eletto e nella sua città, deve poter fare quello che vuole. Se non vuole fare una moschea o non vuole fare dei luoghi di culto perché non ci sono le possibilità di farlo, non le fa. Questo è il punto fondamentale. E invece no, non succede questo.”

Cruciani ha poi passato in rassegna le polemiche sulla maglietta della nazionale, ritenuta fascista: “Siamo anche il paese dove ci sono delle polemiche perché dietro la maglietta della nazionale viene scritto ‘l’Italia si chiamò’. Per alcuni quello è un simbolo che può rievocare qualcosa di fascista, mentre è semplicemente, come sappiamo, una parte dell’inno italiano. C’è l’uso del fascismo a sproposito.”

Dalla Zanzara del 22 marzo 2024

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