Di fronte a continue minacce militari, guerre di conquista, guerre preventive ed il rischio di una guerra nucleare, credo che una riflessione di carattere direi antropologico, oltreché politico vada fatta. Il mondo è gestito da un manipolo di ras, bulli in giacca militare o religiosa, gente col turbante, tutti capaci di minacciare l’estinzione dell’intera specie con una frase, un ordine, un clic. I nomi cambiano, le logiche no: dominio, controllo, violenza.
La Storia scorre, ma resta intrappolata nella stessa dinamica: pochi decidono, molti subiscono. Come sempre. Ma oggi, con i satelliti sopra la testa e le bombe sotto i piedi, l’unica rivoluzione possibile è liberarsi dalla logica del comando. Non serve un nuovo potere, serve il rifiuto del potere.
Lo spirito libertario non è un’utopia: è la disobbedienza ragionata contro la superstizione dell’autorità. È l’idea che nessuno, mai, debba avere il diritto di decidere la morte di milioni “per ragioni di Stato”. Finché non metteremo in discussione non tanto i conflitti, ma il diritto stesso di esercitare violenza organizzata in nome del potere, resteremo fermi nella storia. Fermi a prima dell’evoluzione. Con più pixel, più armi, più droni, ma la stessa paura che hanno i soggiogati, costretti solo a fare il tifo per il potente più gradito o che sentono più vicino alle proprie convinzioni.
Andrea Bernaudo, 26 giugno 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI



