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Diario di un giorno di ordinaria clausura

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C’è un’aria surreale: come se la stanchezza di tutti la portassimo ognuno sulle proprie spalle, ma da soli. È come se vivessimo in un film di fantascienza, di quelli con i quali siamo cresciuti malgrado la nostra convinzione che nessuno muore a casa del Dr Kildare e che il Tenente Colombo trova sempre la soluzione.

Qui è cambiato tutto.

Ore 9.00

I negozianti si spaventano se entri a volto scoperto.

Ore 10.00

Ho ritrovato in casa una boccetta di Amuchina. Adesso posso comprare Ronaldo non solo al Fantacalcio.

Ore 11.00

La Croce Rossa cerca personale qualificato da impiegare nelle aree più colpite dal coronavirus. Eppure su Facebook è pieno.

Ore 12.00

Io comunque sono dieci anni che ogni volta che esco devo presentare l’autocertificazione alla mia fidanzata.

Ore 14.00

Ho iniziato a bucare il muro del salotto per non interrompere gli allenamenti di arrampicata.

Ore 15.00

Ormai aspetto la conferenza stampa quotidiana dell’Istituto Superiore della Sanità come se fosse Radio Londra.

Ore 16.00

Putin ha chiuso le scuole in Russia. È di nuovo quel periodo dell’anno in cui il programma didattico affronta il tema della democrazia.

Ore 17.00

Ho cominciato a capire quelli che in piena emergenza coronavirus si recano in ospedale senza mascherina quando i miei vicini hanno mandato a palla Felicità.

Ore 18.00

Viste le esibizioni musicali e canore sui balconi, inviterei Conte a mettere Beppe Vessicchio sopra ai tetti.

Ore 20.00

Finito tutto, l’emergenza sarà riabituare le persone a guardare quando attraversano perché ricominciano a passare le macchine.

Gian Paolo Serino, 18 marzo 2020