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Guerra in Ucraina

Draghi e il mistero delle armi chieste da Zelensky

draghi zelensky a Kiev

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Tè e biscotti per Draghi, Macron e Scholz che sono volati a Kiev per incontrare il presidente Zelensky. L’obiettivo, al di là della retorica e delle dichiarazioni di facciata, era quello di spingere l’Ucraina ad avviare una mediazione con gli invasori. Ma a quanto pare la fumata è stata nera. E il presidente ucraino ha dato seguito alle già reiterate richieste di invio dell’artiglieria pesante, per respingere l’avanzata dei russi nel Donbass. Zelensky vuole entrare nell’Unione Europea e vuole le armi, sempre di più e sempre più moderne.

Il presidente è stato esplicito: “Ci serve aiuto. Ogni arma è una vita umana salvata. Ogni proroga aumenta la possibilità per i russi di uccidere ucraina e distruggere le nostre città”.

Dopo aver incontrato il cancelliere tedesco Scholz, al termine di una settimana di pressioni ucraine sulla Germania per la riluttanza a fornire nuove armi, Zelensky ha addirittura dichiarato di non avere più dubbi: “Sono fermamente convinto che la Germania sarà d’aiuto nel venire incontro alle necessità dell’Ucraina di sistema di difesa aerea”. 

Draghi: "Zelensky non ci ha chiesto nuove armi oggi"

Se la strategia di Kiev non stupisce, non si può fare a meno di chiedersi: e Draghi? Da quanto si apprende, il premier dopo l’incontro, non solo ha preferito tenere un basso profilo, ma ha glissato – per usare un eufemismo – clamorosamente sui contenuti e gli argomenti affrontati nel colloquio con il leader della resistenza.

Non ci sono state richieste oggi da parte del Presidente Zelensky – fa sapere in conferenza stampa – Noi siamo venuti qui ed è stata una manifestazione di grande unità, perché siamo i tre paesi tra i fondatori dell’Unione Europea. Siamo venuti qui per cosa? Per aiutare l’Ucraina nella guerra, perché se l’Ucraina non riesce a difendersi non c’è pace”. E continua: “Siamo venuti qui per aiutare l’Ucraina nella ricostruzione del futuro: questi sono stati gli argomenti, più che impegni specifici su forniture e altro”.

Insomma, benché tutte le agenzie stampa del mondo avessero battuto le frasi di Zelensky sulle armi, Draghi, con il suo solito immancabile aplomb, tergiversava sul tema vero affrontato nell’incontro. Una strategia comprensibile, invero, dato che Draghi non solo deve fare i conti con gli italiani, ma con il Parlamento e una maggioranza che rischia di esplodere da un momento all’altro. Se inizialmente l’Italia si è dimostrata compatta negli aiuti militari all’Ucraina, il protrarsi di questa guerra, che si è trasformata in uno scontro interno e non più in una legittima difesa, ha fatto storcere il naso a gran parte di coloro che avevano, a gran voce, manifestato l’assoluta convinzione di armare il paese di Zelensky.

Oggi la questione è delicata, e il continuo riarmo dell’Ucraina può diventare da un momento all’altro la miccia per innescare una crisi di governo. Draghi lo sa bene, motivo per cui ha scelto la via della diplomazia: peccato che, invece che con Zelensky, lo ha fatto con l’Italia.

Kiev non scherza: ha richiesto alla Germania di fornire la contraerea, come all’Italia nuove munizioni più moderne e tecnologiche. Alla faccia delle trattative in vista del futuro dell’Ucraina! È scontato che, oltre alle questioni internazionali, Draghi faccia di tutto – adesso – per non far crollare quell’equilibrio precario in cui il nostro paese si trova politicamente, e lo fa, è chiaro, cercando di omettere il reale contenuto di quell’incontro da cui non è uscito niente di nuovo.

Ora il Premier dovrà confrontarsi con i suoi, e non sarà facile.

Bianca Leonardi, 17 giugno 2022