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È ora di dirlo: l’ideologia di Marx ha prodotto miseria, oppressione e morte

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Per tutto il weekend è stato impressionante seguire la tv, leggere i giornali (non solo nelle pagine culturali), e perfino guardare la stampa estera. Da tutte le parti, a volte con finta freddezza, più spesso con trasporto militante, c’è stata un’orgia di celebrazioni per il bicentenario della nascita di Karl Marx.

Con rare eccezioni (si possono contare su poche dita di una sola mano di un grande mutilato…) si è sottolineato un punto definitivo: Marx è stato il padre di una ideologia che ha prodotto miseria, oppressione, morte, per intere generazioni, per milioni di uomini e donne. 96 milioni di persone sono state assassinate da regimi che, in un modo o nell’altro, si richiamavano a Marx. Tra il 1949 e l’89, circa il 40% degli abitanti del pianeta era sotto governi autoritari di quel segno.

E invece no. Per i furbetti indottrinatori antiliberali che tuttora dominano la scena culturale e mediatica nel nostro confuso Occidente, molto meglio adottare un curioso slittamento logico: “le sue erano idee in fondo buone, ma purtroppo hanno avuto una cattiva realizzazione…”. Capito? La parola chiave è: implementazione. Insomma, c’è stata un’attuazione sbagliata (bontà loro, lo riconoscono), ma l’impianto egualitarista e anticapitalista era giusto.

È vero il contrario: è venuto il momento di dire che proprio l’idea di fondo era sbagliata. La convinzione che il capitalismo fosse basato sullo sfruttamento; che il sistema di mercato dovesse collassare dall’interno; che la proprietà pubblica dei mezzi di produzione fosse la soluzione. Tutto sbagliato.

La storia si è incaricata di dire il contrario. Non solo per l’orrore che quelle teorie hanno prodotto, ma – e dovremmo noi esserne orgogliosi – proprio perché la libertà e il mercato hanno prodotto qualcosa di spettacolare. Nei primi anni dell’800, l’89% degli abitanti del pianeta viveva con l’equivalente di meno di 2 dollari al giorno; ancora nel 1997 la percentuale era oltre il 26-27%; ora è crollata al 9%. Solo negli ultimi 25 anni, ogni giorno 135mila persone (due stadi di calcio stracolmi!) sono uscite dalla povertà estrema.

Piaccia o no, con tutte le nostre contraddizioni ed errori, questo accade grazie agli attrezzi che Marx voleva togliere di mezzo: libertà di impresa, mercato, competizione, profitto.

Resta una domanda. Cosa accadrebbe se qualcuno osasse applicare questo stesso standard furbescamente revisionista al fascismo? Se qualcuno ne celebrasse l’ideologia? Se qualcuno dicesse che le idee non erano male, ma la realizzazione non ha funzionato? Apriti cielo! Gli stessi celebranti marxiani e marxisti di queste ore salirebbero sulle barricate, invocando censura, scagliando anatemi, agitando leggi Fiano e Mancino.

La triste realtà è che questi signori sono antifascisti (bene), ma non sono antitotalitari. Sono solo contrari ad alcune dittature, ma non a tutte le dittature, non a tutte le lesioni della libertà. E non perdono occasione per dimostrarlo, per svelarsi per quello che sono.

Daniele Capezzone, 7 maggio 2018