Cronaca

“È stata straordinaria”. Che vergogna Landini sul corteo-assalto alla polizia

Reti divelte, insulti alla polizia e cori sessisti: la protesta degenera, ma il leader della Cgil non trova una parola per condannare

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A Genova è andato in scena l’ennesimo paradosso italiano: un corteo che nasce per chiedere “lavoro” e finisce per trasformarsi nell’ennesimo festival della violenza. E mentre volavano petardi, uova e insulti contro le forze dell’ordine, chi ci si sarebbe aspettati almeno prendere parola… taceva. Sì, ancora una volta: Maurizio Landini, silenzio totale.

Ripartiamo dalla cronaca. E le immagini parlano da sole. Arrivati davanti alla prefettura, i manifestanti — con in testa gli esponenti della Fiom — hanno iniziato a colpire le reti di protezione della polizia. Poi il salto di qualità: mezzi da lavoro, trattori compresi, usati per strappare le barriere. Un operaio ferito, cori contro il ministro Urso, insulti agli agenti. E, come se non bastasse, pure la presenza della sindaca Silvia Salis, avvistata nel corteo. Il tutto mentre qualcuno, megafono alla mano, urlava: “Ci dovrete arrestare tutti” e subito dopo “Noi vogliamo solo lavorare”.

La polizia non ha caricato, si è limitata a rispondere con fumogeni al lancio di oggetti. Ma questo non ha impedito a gruppi ben attrezzati di legare cavi d’acciaio ai blindati per aprire un varco. Scene mai viste, come ha ricordato Domenico Pianese del sindacato di polizia Coisp: “Non si era mai visto ciò che sta accadendo in queste ore a Genova… una escalation inquietante”. E ancora: “Non parliamo più di tensioni, ma di aggressioni organizzate”. Parole pesanti, che descrivono un salto di livello — organizzazione, mezzi, strategia — che nulla ha a che fare con la protesta sindacale tradizionale. Pianese avverte anche sul piano politico: “La presenza della sindaca Salis impone ancor di più un senso di responsabilità istituzionale”.

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E mentre gli agenti cercavano di evitare che la piazza degenerasse del tutto, arrivavano insulti ai giornalisti e nuove minacce di bloccare la città. Il corteo è poi entrato nella stazione di Brignole, tra cori come “vergogna”, “siete voi la rovina dell’Italia”, e naturalmente l’immancabile ritornello contro Giorgia Meloni, che si è trasformato anche in insulti sessisti. Fino al grido: “Se non si fosse capito, la stazione è occupata” e al vergognoso: “Meloni merda”. A quel punto qualcuno, da destra , ha provato a chiedere responsabilità. Maria Grazia Frijia (FdI) ha chiesto ufficialmente: “Mi aspetto che il segretario della CGIL, Maurizio Landini condanni senza ambiguità queste affermazioni”. E Alessandra Bianchi ha ricordato: “Speriamo che i fatti di Torino siano di insegnamento”.

Già, sperano. Ma da Landini — lo stesso che pontifica contro il governo, la precarietà, il capitalismo cattivo, la repressione delle piazze — niente. Nemmeno una sillaba sulle reti strappate, sui cavi d’acciaio, sugli insulti sessisti, sulle minacce agli agenti. Quando a protestare sono “i suoi”, allora tutto tace. Anzi: nel pomeriggio di ieri è riuscito a dire che “dai metalmeccanici e dalla città di Genova è arrivata una risposta straordinaria in termini di partecipazione allo sciopero generale e di solidarietà”. “Straordinaria”, capito? Straordinaria nonostante l’attacco alle forze dell’ordine. Il punto è sempre lo stesso: se a lanciare petardi sono i lavoratori agitati dal sindacato, si parla di “tensione sociale”; se ad alzare un tono sbagliato è un altro, scatta la lezione di morale. La violenza è condannata a giorni alterni. Genova, ancora una volta, lo ha dimostrato. E Landini, ancora una volta, non ha trovato il tempo per dirlo.

Franco Lodige, 5 dicembre 2025

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