Partiamo dai fatti, come conviene sempre fare nelle situazioni Il 16 ottobre 2025, un ordigno è esploso davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci a Pomezia, distruggendo la sua auto e quella della figlia. Il giornalista e conduttore di Report era in casa, ma non ci sono stati feriti. L’esplosivo usato, “gelatina da cava”, aveva un alto potenziale distruttivo. E ora arriviamo alla notizia clamorosa tanto quanto misteriosa. A quasi un anno di distanza, la Procura di Roma ha messo un nome tra i possibili mandanti: Valter Lavitola, imprenditore ed ex editore, che però per Ranucci è stato a lungo un amico.
Chi è Valter Lavitola, il presunto mandante
Valter Lavitola, 60 anni, nato a Salerno, ha un passato tra politica, giornali e processi. Negli anni ’90 fonda la cooperativa International Press, che nel 1996 ridà vita a L’Avanti!. Nel 2004 si candida alle europee con Forza Italia, ma non viene eletto. I suoi guai giudiziari iniziano nel 2011, quando viene indagato per corruzione insieme a Silvio Berlusconi nel caso “compravendita dei senatori”. Nel 2012 patteggia tre anni e dieci mesi per truffa ai danni dello Stato sui finanziamenti all’editoria. Nel 2013 viene condannato a due anni e otto mesi per tentata estorsione ai danni di Berlusconi, ma poi il Gip chiede l’archiviazione. Nel 2014 arriva un’altra condanna: tre anni per tentata estorsione a Impregilo. Da quel momento, Lavitola cambia vita: prende in gestione un ristorante di pesce a Roma, il Cefalù Bistrò, nel quartiere Monteverde. Ma il 7 luglio 2026, la Dda di Roma lo perquisisce e gli sequestra telefoni e computer. I reati contestati sono detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. La procura ipotizza anche il reato di strage in concorso con altre persone. Sarebbe lui il mandante dell’attacco a Ranucci.
Secondo gli inquirenti, Lavitola non ha agito da solo. Il presunto intermediario sarebbe Gomes Clesio Tavares, un cittadino camerunense di 47 anni, dipendente dal 2017 della società che gestisce il ristorante di Lavitola. A lui, dicono gli investigatori, Lavitola avrebbe chiesto di trovare persone in grado di procurarsi esplosivo e farlo esplodere davanti a casa di Ranucci. Il sopralluogo sarebbe avvenuto il 15 settembre 2025, un mese prima dell’attentato. Le celle telefoniche e le intercettazioni, in particolare le conversazioni con la compagna di Gomes, hanno aiutato a ricostruire i movimenti. Subito dopo l’esplosione, Gomes sarebbe stato spinto a tornare in Camerun, dove oggi si trova. Nel decreto di perquisizione si legge che Lavitola avrebbe dato mandato a Gomes Clesio Tavares “di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci” e “in un’occasione partecipando con Clesio Taveres a un sopralluogo nei pressi dell’abitazione del giornalista”. Tavares si trova adesso in Camerun. E di grande rilievo indiziario sono considerate le conversazioni intercettate tra lui e la moglie.
Gli esecutori materiali: quattro persone già in manette
Il 30 giugno 2026, le forze dell’ordine hanno arrestato quattro persone tra le province di Napoli e Avellino, considerate gli esecutori materiali. Si tratta di Antonio Passariello, 53 anni, di Cicciano, ritenuto uno dei capi del gruppo; Saverio Mutone, di Sperone; e i coniugi Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis, di Avella. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, è passata dal pm Carlo Villani al sostituto Edoardo De Santis. Al momento, il movente resta sconosciuto.
A tutte queste persone, inclusi Lavitola e Tavares, la Procura contesta loro i reati di concorso nel tentato delitto di strage, detenzione, porto e impiego illegale di esplosivi, danneggiamento aggravato e minaccia aggravata, tutti contestati con l’aggravante del metodo mafioso.
Ranucci: “Sconvolto, per me Valter è un amico”
Alla notizia delle indagini, Sigfrido Ranucci si è detto “sconvolto” e “sconcertato”. “Per me Valter è un amico – ha detto – dal 2019 ci sentivamo quasi tutti i giorni. Non so che cosa pensare, se non che mi affido alle indagini della Procura e dei Carabinieri. In questo momento non mi sento di rilasciare altre dichiarazioni”. Al Corriere, il conduttore di Report ha aggiunto: “Valter è un amico vero, fra di noi c’è un grande affetto. Da quando ho saputo del suo coinvolgimento presunto nell’attentato nei confronti miei e della mia famiglia sono stati giorni pesantissimi“. I contatti tra Ranucci e Lavitola erano frequenti, anche per parlare di “ambienti interessanti dal punto di vista giornalistico”. L’imprenditore aveva anche pensato di lanciare un progetto politico e di coinvolgere il conduttore, cosa poi mai andata in porto. I due si sono sentiti proprio la sera in cui i carabinieri lo stavano perquisendo. “Io posso solo pensare che lui non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia. Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura e in quello dei nuclei dei carabinieri che stanno indagando su questa storia. Le loro indagini sono state straordinarie sotto ogni profilo, anche quello etico e morale”. Ovviamente secondo Ranucci “c’è qualcosa che non torna”: “Per esempio, sicuramente lui non poteva sapere quella sera quando sarei tornato a casa. Ho riletto i messaggi che ci siamo scambiati, non credo che siano dettagli. Però è anche vero che bisogna aspettare ulteriori sviluppi nelle indagini”. E se invece fosse proprio lui il mandante? “Quindi posso immaginare, ma è solo una mia ipotesi, che l’attentato non fosse tanto diretto a me, piuttosto a qualcun altro per non farmi arrivare qualche notizia. Ecco perché comunque penso che non mi avrebbe mai fatto del male. Insomma, un gesto trasversale”.
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