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Ecco quando è nata l’Europa islamica - Seconda parte

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Il business del velo islamico

Oggi s’è strutturata una rete di associazioni che organizza e coordina una stretta cooperazione euroaraba. Al centro non ci sono solo accordi, ma un progetto politico per una simbiosi demografica e politica tra Europa e mondo islamico. Immigrazione, multiculturalismo, multilateralismo e soft diplomazia collaborano a questa simbiosi.
E nel frattempo in Francia, ormai, è impossibile affrontare interi capitoli di storia che coinvolgano ebrei, cristiani e donne senza che un professore finisca minacciato o decapitato dall’enorme percentuale di studenti musulmani. Come denuncia anche il rapporto Obin del 2004 realizzato per il ministro della Pubblica Istruzione. Il velo islamico è diventato un business tutto europeo. E mentre in Marocco o in Tunisia non lo si indossa più, da noi non solo è vendutissimo, ma considerato uno strumento di libertà o alla meglio un simbolo religioso. Sebbene altro non sia, come chiariscono i giuristi islamici, il confine tra il mondo musulmano e quello non musulmano: la bandiera dell’islamismo.

Dopo la stagione europea del terrorismo palestinese, l’11 settembre del 2001 apre quella del terrorismo islamico. Solo in Europa ci sono stati circa quaranta attentati islamici. Oltre settecento morti e millenovecentottantasei feriti in nome di Allah. Nelle grandi occasioni e in prossimità delle festività della cristianità basta guardare le nostre strade e che tipo di precauzioni adottiamo per vedere che siamo in guerra. Ma il nemico non si osa mai nominarlo. Dopo vent’anni che cosa è andato storto? La rimozione del cristianesimo ha lasciato un vuoto morale, intellettuale, politico, fattuale. Dopo due decenni da un evento talmente impresso nella coscienza occidentale che lo ricordiamo con una data e basta, non ci si interroga più né sulle conseguenze né sul perché. E l’islamizzazione non stupisce più.

Lorenza Formicola, 11 settembre 2021