L’eclissi solare del 12 agosto, che oscurerà parzialmente o totalmente (nel caso di parte della Spagna) il sole su gran parte dell’Europa nel tardo pomeriggio non sarà solo uno spettacolo astronomico. Secondo alcune stime riportate dal quotidiano Repubblica, il fenomeno farà crollare temporaneamente la produzione fotovoltaica fino a 9,7 gigawatt a livello continentale in condizioni di cielo sereno. In Spagna, dove l’eclissi sarà totale in una fascia settentrionale, Red Eléctrica stima un calo di circa 5 GW, pari ad addirittura il 13% del fabbisogno di un normale mercoledì di agosto. In Germania si parla di 2,5 GW in meno. In Italia l’impatto sarà limitato, ma il messaggio è abbastanza semplice e persino intuitivo: in determinate condizioni meteorologiche e astronomiche i pannelli smettono di produrre ed è pertanto complicato pensare di affidarsi interamente a questo tipo di produzione energetica.
Gli operatori di rete si dicono preparati. Gli impianti a gas possono compensare rapidamente, i prezzi non dovrebbero schizzare e non si prevedono blackout. L’orario serale riduce ulteriormente i danni, perché la produzione solare è già in fase di declino naturale. E tutto ciò è vero, eppure questo stress test naturale dovrebbe far riflettere chi, con il solito catastrofismo derivato dalla crisi climatica, propone di affidare il sostentamento elettrico dell’Europa quasi esclusivamente al sole e al vento.
È una tesi da matti da legare: il fotovoltaico è sì una fonte preziosa, ma fortemente a intermittenza e a dipendenza delle condizioni atmosferiche, elementi che lo rendono strutturalmente inadatto a fare da base affidabile del sistema di approvvigionamento energetico. Non si può programmare il cielo terso. E di conseguenza non si può accumulare a costi accettabili e su scala continentale l’energia necessaria a coprire intere serate, intere settimane di nuvolosità.
Chi sogna una produzione elettrica europea basata solo sulle rinnovabili sta scommettendo sulla fortuna e, dettaglio da non trascurare, su batterie che ancora non esistono in quantità e prezzi utili. Al contrario il nucleare, tanto osteggiato dagli adepti del green, produce in modo continuo, prevedibile, con densità energetica altissima e emissioni di CO₂ bassissime, non dipende dalle nuvole, dal sole o dal vento. Una flotta di reattori moderni (e, a medio termine, di piccoli modular reactor) offre la stabilità che le rinnovabili da sole non possono garantire.
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La Francia lo dimostra da decenni: quando il sole cala, le sue centrali nucleari tengono in piedi la rete e, spesso, anche quella dei vicini.
Eppure soprattutto a sinistra si continua a demonizzare una forma di produzione d’energia sicura, moderna e affidabile. Perché? Continuare a chiudere o a non costruire nucleare mentre si spinge solo sul fotovoltaico significa aumentare la fragilità del sistema e la dipendenza dal gas.
Il nucleare non è un optional pericoloso ma il perfetto bilanciatore della sicurezza energetica. Va bene il green, ma è necessario rendere quanto più eterogeneo possibile il mix di produzione, così da minimizzare i rischi e massimizzare la produzione. Perché molti fingono di non capirlo?
Alessandro Bonelli, 11 agosto 2026
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