Economia e Logistica

Affitti brevi, la cedolare secca al 26% è una follia: quanto (vi) costa

La norma infilata nella Legge di Bilancio fa discutere. Tajani annuncia: "Non la voteremo mai". Contraria anche la Lega

affitti brevi © Billion Photos, wakila e OzricsCartoons tramite Canva.com © Billion Photos, wakila e OzricsCartoons tramite Canva.com
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La Legge di Bilancio 2026 include una folle modifica alla tassazione sugli affitti brevi. A partire dal 2026, la cedolare secca sui redditi derivanti da questi contratti passerà dal 21% al 26%. Questo aumento riguarda sia i privati proprietari di immobili che gli intermediari come piattaforme online, quali Airbnb e Booking. La norma abolisce il regime agevolato che permetteva di applicare la cedolare ridotta del 21% su una sola abitazione. Ora, la nuova aliquota sarà uguale per tutti i contratti di locazione breve.

L’impatto sul settore e le opinioni degli operatori

Questa misura ha suscitato reazioni forti. Marco Celani, presidente di Aigab, l’associazione degli operatori di affitti brevi, teme una contrazione dell’offerta online e conseguenti aumenti dei prezzi. Ha dichiarato: “Le case online diminuiranno e aumenteranno i prezzi”. Celani sottolinea inoltre che nel 2025 si sono già osservate 40.000 case in meno disponibili sulle piattaforme, causate dalle difficoltà economiche delle famiglie italiane. Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, ha invece proposto di incentivare gli affitti lunghi con una diminuzione dell’IMU del 50% e l’introduzione di una cedolare al 10%.

Un settore economico rilevante

Gli affitti brevi sono una realtà significativa in Italia con oltre mezzo milione di abitazioni private affittate ogni anno tramite piattaforme online. Nel 2025 questo settore ha generato canoni per 8,2 miliardi di euro e un indotto economico complessivo di 32,9 miliardi di euro, coinvolgendo circa 30.000 operatori e 150.000 lavoratori diretti. Tuttavia, l’aumento della tassazione, secondo Aigab, potrebbe ridurre i guadagni netti dei proprietari di immobili medi in aree periferiche fino al 28% rispetto all’attuale 34%. In soldoni: l’aumento al 26% costerebbe circa 1.300 euro a famiglia.

La posizione delle forze politiche

Il dibattito politico attorno a questa misura è già acceso. Antonio Tajani, esponente di Forza Italia, ha dichiarato fermamente che non voterà a favore di questa norma. Intanto, i contrasti interni nella maggioranza di governo, composta da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, mettono in evidenza le difficoltà nell’approvazione definitiva della manovra. Mentre alcuni la considerano una misura di equità fiscale, altri la vedono come un ostacolo al turismo diffuso e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare italiano.

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