Solo un anno fa, le principali testate economiche internazionali descrivevano il programma del presidente argentino Javier Milei come un azzardo destinato al fallimento. Si parlava di iperinflazione fuori controllo, recessione prolungata, aumento della povertà e rischi di instabilità politica. Oggi, a distanza di sei mesi dall’avvio effettivo delle riforme, la realtà racconta una storia molto diversa.
I numeri parlano chiaro: nel primo trimestre del 2025 l’economia argentina è cresciuta del 5,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. L’attività economica di aprile ha registrato un sorprendente +7,7% su base annua. Sono dati che certificano l’uscita dalla recessione iniziata nel 2022 e smentiscono le previsioni di stagnazione.
Il merito va a un mix di politiche che Milei ha applicato con rigore: taglio drastico alla spesa pubblica, deregulation, cambio flessibile, blocco della stampa di moneta e ritorno all’avanzo primario di bilancio. Obiettivi che, per l’Argentina, mancavano da oltre un decennio.
Inflazione sotto controllo: da oltre il 200% al 2% mensile
L’inflazione, che a fine 2023 viaggiava su livelli insostenibili tra il 200% e il 300% annuo, è oggi tornata sotto controllo. A maggio 2025, per la prima volta dal 2020, l’inflazione mensile è scesa sotto il 2%. Su base annua si attesta tra il 43% e il 47%, ma continua a calare costantemente.
Anche il bilancio pubblico segna un cambio di passo: il governo ha raggiunto l’avanzo primario grazie a tagli di spesa e riforme fiscali, smentendo chi paventava crisi sociali ingestibili.
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Fine dei controlli sui cambi e ritorno ai mercati internazionali
Un altro punto cruciale è stata la liberalizzazione del mercato dei cambi, che ha eliminato molte distorsioni e riaperto la strada ai capitali esteri. Il sistema di cambi multipli è stato superato e l’Argentina si sta gradualmente reintegrando nei mercati finanziari internazionali, con benefici concreti per export e import.
Non tutte le sfide sono vinte
Le sfide restano: le riserve valutarie sono ancora basse e il rischio paese supera i 700 punti base. La povertà, pur in lieve calo, rimane sopra il 45%, un nodo che Milei dovrà affrontare con maggiore incisività.
Il vero banco di prova sarà politico: le elezioni legislative di ottobre stabiliranno se il popolo argentino intende proseguire su questa strada o voltare pagina.
Il modello thatcheriano funziona ancora
Chi dava per spacciata l’Argentina si deve ricredere. In pochi mesi, Milei ha dimostrato che anche politiche impopolari possono dare risultati se applicate con coerenza e visione. L’Argentina oggi è un caso da studiare, non più un fallimento annunciato. Il modello di Margaret Thatcher funziona ancora.
Enrico Foscarini, 20 luglio 2025
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