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Il grande Gesell: tassi negativi e conti correnti

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Molte persone son ancora convinte di poter ottenere interessi positivi sui conti correnti.

Sembra una vita fa quando, per il solo fatto di lasciare i soldi in banca, si potevano maturare dei guadagni. D’altra parte è stato così per decenni, era una consuetudine. Si lasciavano i soldi sul conto, oltre che per motivi di fiducia e sicurezza, anche per prestarli alla propria banca. E per questo si veniva ricompensati. Con ogni probabilità, l’incertezza dovuta alla pandemia e forse ancora per questo falso mito, alla fine del 2020 il livello dei depositi bancari ha toccato un record storico.

Nell’era dei tassi negativi, c’è però ben poco da attendersi. E le cattive notizie per coloro che hanno grosse cifre sui conti correnti sembrano non finire qui. Le banche stanno cominciando a prendere delle misure drastiche per rendere sempre meno conveniente mantenere i soldi liquidi.

Nelle ultime settimane ha fatto scalpore la notizia che una famosa banca italiana si sia riservata il diritto di chiudere i conti correnti superiori ai 100.000 Euro se non accompagnati da altri investimenti. Il motivo? Mantenere la liquidità dei clienti è diventato troppo costoso. Tassi negativi significano interessi onerosi sulle giacenze anzichè un guadagno come un tempo. Con sempre più liquidità bloccata sui conti, questo costo diventava insostenibile e altri istituti potrebbero decidere di girarlo ai propri clienti.

 

Ma si tratta di un anomalia dei tempi moderni o c’è qualcuno che nella storia aveva profetizzato qualcosa del genere?

Ebbene sì, nell’ultimo decennio del diciannovesimo secolo, uno sconosciuto migrante tedesco in Argentina pubblicò un libro che si proponeva di stravolgere radicalmente il sistema monetario fino ad allora vigente, sistema sopravvissuto in larga parte fino ai giorni nostri.

L’autore di quell’opera si chiamava Silvio Gesell, figlio di contadini e senza alcuna formazione economica alle spalle. Le sue idee dunque non avrebbero mai potuto attirare l’attenzione di nessuno, ed invece… economisti, governanti e autorità monetarie in giro per il mondo non appena i suoi libri furono dati alle stampe, se ne interessarono eccome.

La sua più grande intuizione fu quella di ipotizzare una moneta tassata fin dalla sua origine, se risparmiata e mantenuta inattiva. E tanto più veniva tesaurizzata, tanto più alte sarebbero state le tasse da applicare. Questa idea radicale si basava sull’intenzione di stimolare l’economia riducendo il desiderio di accumulare liquidità in modo improduttivo.

L’influenza di Gesell fu così forte che le autorità di una piccola cittadina Austrica di nome Worgl si convinsero ad implementarla a livello locale nel 1932. Sebbene l’esperimento dei cosiddetti “certificati di lavoro” di Gesell durò solo pochi mesi, fu comunque un test di successo, che lasciò un’eredità ancor viva ai giorni nostri.

 

Ma chi era Silvio Gesell?

Dietro uno degli esperimenti monetari più curiosi del 20simo secolo, si cela una personalità originale e decisamente poco ortodossa, poichè non influenzata dalle teorie economiche in auge all’epoca: un pensatore fuori dal coro. Silvio nacque il 17 marzo 1862 nel paesino di lingua tedesca Sankt Vith e fin da subito fece emergere una curiosità ed un’intelligenza molto vivida.

A vent’anni, dopo qualche inconcludente esperienza lavorativa, Silvio decise di andare ad aiutare i suoi fratelli maggiori, commercianti a Berlino. Dopo una breve parentesi come cronista in Spagna ed il servizio militare, nel 1887 si trasferì a Buenos Aires. Ad appena 3 anni dal suo arrivo in Argentina, il paese piombò in una crisi economico-finanziaria terrificante. In quegli anni burrascosi, uno degli istituti di credito più prestigiosi e rispettabili di allora, la celeberrima Barings Bank, rischiò il suo primo tracollo.

Questi avvenimenti lo indussero a una profonda riflessione circa la natura ed il funzionamento del sistema monetario, ed in particolare sulla struttura stessa del denaro. Ne nacque così la sua prima opera, pubblicata nel 1891 in Argentina. Gesell si persuase che la facoltà di trattenere il denaro in contanti fosse in pratica uno dei principali motivi della crisi.

Riteneva infatti che i soldi fossero creati dalle Banche Centrali per supportare i commerci e non per bloccarsi nelle mani di chi, per paura o incapacità, non sapeva cosa farsene e li tratteneva sui conti correnti. Egli pensava che se impiegati dagli imprenditori e affidati a mani capaci e laboriose avrebbero fatto ripartire l’economia nel suo complesso. Quel primo trattato sottendeva una soluzione innovativa e cioè quella di emettere una valuta che diminuisse di valore se non impiegata nel tempo.

Con questo meccanismo di tassazione, detto demurrage, le persone sarebbero state disincentivate a trattenere denaro e le risorse prelevate avrebbero potuto essere direzionate in maniera più produttiva. Questa sua intuizione si fece strada anche in Europa e divenne famosa come la teoria del denaro libero, poiché sostanzialmente disincentivava l’accaparramento del denaro da parte di chi non lo usava bene.

Nel 1892 tornò in Germania ma ci rimase ben poco, poiché a causa della sua seconda opera “La rinazionalizzazione del denaro”, in cui si scagliava contro l’affidamento a privati del diritto di battere moneta, venne considerato un sovversivo. Trovò rifugio in Svizzera, dove visse facendo il contadino e continuando i suoi studi economici. Dal 1907 al 1911 Gesell si trasferi nuovamente in Argentina, e da qui di ancora in Germania, dove continuò a pubblicare libri e riviste fino al 1916, quando a causa delle persecuzioni governative dovette emigrare in Svizzera. Nell’aprile del 1919 venne chiamato a Monaco dal governo rivoluzionario della Repubblica dei Comitati, per assumere l’incarico di ministro delle finanze. Il suo ministero durò però soli sette giorni, poichè venne arrestato durante la sanguinosa fine della Repubblica. Processato nel luglio di quell’anno, venne assolto con formula piena da tutte le ingiuste accuse.

I suoi scritti iniziarono a circolare anche tra gli economisti al di qua e al di là dell’oceano, ponendo le basi delle teorie deflazionistiche. Qualche anno più tardi, lo stesso John Maynard Keynes considerò il lavoro di Gesell come la soluzione al problema in uno scenario di tassi di interesse a zero o addirittra negativi. In altre parole, privando le persone della facoltà di trattenere una moneta che genera interessi ed addirittura ha un costo, gli si attribuisce tutt’altro valore ed uso di scopo.

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