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Quando la banca dice: no!

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Ogniqualvolta formuliamo una richiesta e riceviamo un diniego va da sé che il disappunto, più o meno manifesto, abbia il sopravvento. Ma quando si tratta di finanza, le conseguenze possono essere pesanti se non drammatiche.

E’ quindi necessario prestare la massima attenzione e la dovuta preparazione per formulare nella maniera più corretta ed esaustiva la richiesta di finanziamento all’Istituto di Credito prescelto con tempi e modalità appropriati. La regola aurea in finanza è la tempistica e pertanto il consiglio principe è formulare la richiesta senza evidenziare eventuali caratteristiche d’urgenza.

Perchè tale aspetto ha un requisito negativo? La risposta è semplice: l’aspetto finanziario di un’azienda è e deve essere prevedibile contemplando pure l’insorgere di eventuali fattori non ordinari e pertanto in grado di fronteggiarli con i margini di  inutilizzo presenti negli affidamenti bancari correnti. In mancanza del venir meno di tale possibilità, e nella condizione di adempiere alle scadenze nei termini pattuiti (pagamenti stipendi, contributi, fornitori, scadenze fiscali, ecc.), l’urgenza può essere giustificata ma altresì denota un processo di deterioramento finanziario che o è stato sottovalutato, non opportunamente stimato, e quindi indice di una conduzione manageriale alquanto superficiale che non merita assolutamente il credito, o ancora peggio una mancata vigilanza e controlli interni all’azienda con tutte le conseguenze inerenti.

E’ quindi necessario prestare costantemente la massima attenzione all’equilibrio finanziario e intervenire prontamente presso il sistema bancario per mantenere un appropriato margine di sicurezza. Il disequilibrio finanziario, non è di per sè indice di negatività del processo industriale in quanto può derivare da una serie di fattori industriali ( investimenti non prevedibili, manutenzioni straordinarie) o commerciali (cambio di fornitori con modalità e termini di pagamento più ristretti, clientela che posticipa gli impegni, ecc), ma naturalmente deve essere gestito tempestivamente.

E’ proprio questo il fattore chiave su cui un pronto intervento denota che a monte la Direzione Aziendale coscientemente ha preso determinate decisioni, e non subite, per migliorare la redditività pur in presenza di un aggravio di finanza aziendale. L’Istituto di Credito infatti deve essere coinvolto, per ottenere il consenso dell’aumento di fido richiesto, nella condivisione del business plan proposto, ampiamente illustrato senza lesinare eventuali chiarimenti richiesti da quest’ultimo.

Una piena trasparenza è fondamentale per ottenere una risposta positiva in quanto, come fornitore di denaro, deve riporre la massima fiducia che poggia inequivocabilmente sull’ampia documentazione fornita. Infatti il più delle volte, una carente informativa, non sempre dovuta ad una espressa volontà aziendale bensì ad una involontaria negligenza, genera una diffidenza reciproca che sfocia nell’inevitabile responso negativo.

Da considerare pure che, nonostante la presenza di una adeguata istruttoria di fido, il diniego successivo potrebbe essere anche la conseguenza di una serie di incomprensioni successive per effetto di richieste di chiarimenti non sufficientemente suffragati da elementi probanti. In definitiva spesso e volentieri il NO è frutto involontario di molteplici negligenze da ambo le parti ed è per questo che anche la più banale e semplice formulazione all’Istituto di Credito deve trovare la giusta collocazione e le debite formalità di rito.

 

Luigi Sabbadin

 

 

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