IL COMMENTO

Natalità, i bonus servono a poco

Per sostenere natalità e consumi servono meno tasse e politiche di lungo periodo

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famiglia con debiti

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli annunci di nuovi bonus o la riconferma di misure esistenti, presentati come leve per restituire fiducia alle famiglie italiane e aumentare il tasso di natalità. Ma la strategia dell’incentivo spot mostra limiti evidenti: progettare una famiglia significa guardare a orizzonti di anni, mentre i provvedimenti pubblici vivono nella logica del temporaneo.

Il rischio della cosiddetta “trappola della soglia” – con aiuti che decadono al minimo scostamento dall’Isee stabilito – penalizza soprattutto il ceto medio, snodo cruciale per una possibile ripresa demografica. Alla frammentazione nazionale si somma quella dei bandi regionali e comunali, spesso gestiti tramite click-day, che aumentano disuguaglianze territoriali e incertezza.

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Il dato demografico del 2024 – con i nati scesi sotto le 380mila unità, minimo storico – conferma che i bonus non incidono sulle scelte di fertilità. Servono invece servizi stabili, criteri di accesso graduali e risorse certe su un orizzonte ventennale.

Sul fronte fiscale, il governo studia un “pacchetto famiglia” con Isee rivisto, detrazioni per i libri scolastici e una riduzione dell’Irpef fino ai 50mila euro di reddito. Una misura che, sterilizzata oltre quella soglia, rischia di avere un impatto minimo in quanto destinato a nuclei familiari abituato a tirare la cinghia. “Così non si aiuta la natalità, che richiede meno tasse e stabilità nel tempo”, fanno notare alcuni osservatori.

Enrico Foscarini, 1 ottobre 2025


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