La manovra 2026 presto inizierà il suo cammino. Ma le priorità sembrano le medesime delle precedenti varate dal governo Meloni. La denatalità è ormai un’emergenza nazionale che incide su lavoro, previdenza e conti pubblici, ma gli interventi finora messi in campo — bonus nuove nascite, congedi potenziati, decontribuzioni mirate — hanno portato risultati minimi: nel 2024 si è toccato il record negativo di appena 370mila nati.
Mentre il governo prepara la nuova legge di Bilancio, si torna a parlare di incentivi per le madri lavoratrici. Tuttavia, le misure restano fortemente selettive: il bonus mensile di 40 euro per madri con due figli è riservato a redditi sotto i 40mila euro, mentre la decontribuzione piena è limitata a chi ha tre o più figli. Nulla per le famiglie con redditi medi o alti che, pur contribuendo in modo significativo al fisco, restano escluse da ogni sostegno. Insomma, per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, varare una manovra che non scontenti i soliti noti sarà dura. Anche perché sul taglio dell’aliquota intermedia Irpef dal 35 al 33% fino a redditi a 60mila euro finora s’è spesa solo Forza Italia. finora
Sul fronte fiscale, la quinta “rottamazione” delle cartelle, ove mai approvata, sarà accessibile solo a chi ha redditi tra i 30mila e i 70mila euro, escludendo chi guadagna di più, come se il mancato pagamento fosse sempre una scelta e mai una difficoltà di liquidità. Intanto, l’ipotesi di revisione dell’Isee rischia di penalizzare chi possiede una casa di valore ma ha redditi medi, tagliandolo fuori da vari bonus.
Infine, il dibattito sulla tassazione delle banche riemerge, con un’ipotetica “contribuzione volontaria” sui loro utili. Un terzo tentativo che, come i precedenti, potrebbe risolversi in un nulla di fatto.
La linea sembra chiara: priorità ai sostegni mirati ai redditi bassi, mentre chi produce, investe e paga regolarmente le tasse resta il grande escluso delle politiche economiche.
Enrico Foscarini, 14 agosto 2025
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