
L’Unione europea di Ursula von der Leyen non resta neutrale nella guerra dei dazi avviata da Donald Trump e vuole imporre una tassa fissa di 2 euro su ogni piccolo pacco proveniente da Paesi extra-Ue, soprattutto dalla Cina. A finire nel mirino non sono le grandi aziende, ma i cittadini comuni che acquistano prodotti economici online per necessità. Migliaia di famiglie italiane scelgono piattaforme come Temu o Shein per risparmiare su abbigliamento e beni di consumo. Ora, anche quei pochi euro di risparmio verranno tassati. Un colpo basso, mascherato da “controllo doganale” nel nuovo scenario globale che prevede l’imposizione di dazi per controllare lo squilibrio della bilancia commerciale. Il fatto è che viene colpito chi ha meno.
La guerra alla Cina per fare contenti gli Stati Uniti
Dietro la retorica della “sicurezza dei consumatori” e della “leale concorrenza”, si nasconde una strategia ben più ampia: l’Europa si allinea sempre di più alla guerra commerciale americana dei dazi contro la Cina. La tassa, infatti, va nella stessa direzione del recente stop degli Usa alle esenzioni doganali per le merci cinesi sotto gli 800 dollari. Bruxelles, ancora una volta, preferisce compiacere Washington con i dazi piuttosto che difendere il potere d’acquisto dei propri cittadini.
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Giorgetti si appiattisce sulla linea di Ursula (e di Trump)
A sorprendere è l’atteggiamento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Nessuna voce fuori dal coro, nessun dubbio su una misura che danneggia direttamente milioni di consumatori italiani. Giorgetti si è appiattito sulla linea imposta da Ursula von der Leyen, diventando di fatto parte attiva in quella che somiglia sempre più a una guerra per procura tra Stati Uniti e Cina. Con un paradosso: mentre Washington tutela i propri interessi, l’Italia colpisce i suoi.
Enrico Foscarini, 21 maggio 2025