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WealthTech: il risparmio gestito si trasforma e diventa democratico

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Nelle scorse settimane abbiamo parlato della ri(e)voluzione in corso grazie all’Open Banking e Open Finance con un’ondata di cambiamento digitale che ha già trasformato ampiamente i servizi retail bancari. Anche il settore del Wealth Management si sta aprendo al concetto di Open Banking in modo da affrontare la sfida della digitalizzazione in ottica collaborativa con le cosiddette WealthTech. Questo fenomeno sta aprendo la strada al miglioramento e l’ampliamento dei servizi offerti tramite, ad esempio, customer experience più ingaggianti, automatizzazione dei processi e piattaforme omnicanale.

Un’evoluzione spinta da variabili come il cambiamento della domanda sia da un punto di vista di nuove esigenze della clientela attuale, sia di un potenziale rinnovamento dei servizi offerti dagli operatori del settore, il rallentamento generale dell’economia globale, l’esistenza di segmenti di clientela sotto serviti che stanno ripiegando verso nuovi competitori completamente digital (come Fintech e BigTech, regolamentazioni sempre più stringenti e da un aumento dei costi operativi.

Questi elementi stanno spingendo le banche tradizionali a ridefinire i propri modelli di business, con un’ottica basata sull’innovazione che è volta a non perdere quote di mercato rilevanti. È dunque arrivato il momento del WealthTech, un segmento all’interno del più ampio mondo del FinTech, che sta assumendo una sempre più crescente rilevanza.

 

Cos’è il WeathTech?

Il WealthTech è quel segmento del FinTech in cui l’innovazione tecnologica, “tech”, è applicata al risparmio gestito. Ambito in cui il numero di attività è minore rispetto al  FinTech generale, ma che, in una fase di profonda trasformazione, merita un approfondimento poiché il settore, secondo il rapporto per la valutazione del mercato del World Economic Forum, della Banca Mondiale e del Centre for Alternative Finance, ha registrato una crescita media annua del 19% circa.

Le iniziative Wealthtech si possono distinguere in base a due tipi di approccio: il B2B che focalizza le proprie iniziative al servizio dell’industria con servizi tecnologici avanzati per professionisti e aziende specializzate in investimenti, gestione patrimoniale e del risparmio e per supportare i consulenti nelle loro attività; mentre il B2C prevede servizi innovativi e digitali destinati al cliente finale, l’investitore.

 

L’ecosistema del WealthTech

Sono emersi nell’ultimo periodo servizi prima impensabili fino a pochi anni fa che reinventano il modo di lavorare rispetto agli investimenti e modificano le regole del gioco nel settore finanziario, componendo un ecosistema Wealthtech organizzato per diverse tipologie di attività e servizi.

Può essere utile una carrellata che non vuole essere esaustiva ma esplicativa.

I Marketplace sono piattaforme che combinano le informazioni sugli investimenti in modo tale da facilitare le attività sia nei fondi di investimento che in vari tipi di asset; strumenti di investimento: le aziende hanno creato una serie di strumenti digitali che possono, ad esempio, monitorare i portafogli, creare alert di notifica per la definizione di obiettivi e gestire la pianificazione degli investimenti.

La Compliance è quell’area del Wealthtech che, insieme a Regtech, si assicura di garantire la compliance normativa all’interno delle attività del settore.

Robo Advisor sono piattaforme digitali che eseguono operazioni automatizzate per conto dell’investitore. Società di gestione passiva che investono in tutti i tipi di strumenti in base alla profilatura fornita dall’utente; i Quant advisor sono piattaforme nate dopo i Robo Advisor e utilizzano l’intelligenza artificiale e algoritmi quantitativi per costruire e riequilibrare i portafogli eseguendo così una gestione completamente automatizzata per gestire attivamente le strategie di investimento.

Le piattaforme di trading si rivolgono a utenti di ogni livello, dagli esperti agli investitori principianti, fungendo da piattaforma digitale per fare trading in tempo reale con una moltitudine di funzioni diverse; il trading algoritmico: parte dall’esecuzione presente nelle piattaforme di trading, è un software che automatizza le azioni di trading operando in tempo reale; Social trading/investment che nascono come estensione social delle piattaforme di trading, le quali permettono di condividere esperienze e opinioni con altri trader o replicare i loro modelli di investimento. Possono essere intesi come un modo per fondere e portare la realtà dei social network nell’area del trading e degli investimenti.

Micro investimenti: strettamente legati alle iniziative Fintech come lending o crowdfunding, quest’area è specializzata nella promozione del risparmio e degli investimenti attraverso microcrediti o piccoli investimenti.

Fornitori di software B2B: una vasta categoria di startup e aziende tecnologiche specializzate nella fornitura di soluzioni digitali di ogni tipo a professionisti nel settore degli investimenti, del risparmio, del wealth e del trading. Sviluppano software e app dirompenti fornendo allo stesso tempo sia supporto tecnico che tecnologico alle imprese di investimento.

Analisti Big Data: analisti altamente specializzati nella fornitura di analisi dei dati di investimento, generalmente con un profilo B2B.

Il WealthTech non ha solo trasformato l’area degli investimenti, ma ha completamente stravolto il modo di intendere la finanza moderna e il funzionamento dell’economia, democratizzando alcune attività che prima erano esclusive degli esperti e promuovendo conoscenza ed efficienza nei processi finanziari.

 

Il WealthTech al servizio del consulente finanziario                   

Secondo il report “WealthTech Italian Index”, sviluppato da CeTIF, (Centro di ricerca sulle Tecnologie Informatiche e Finanziarie dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con il supporto e la collaborazione di Banca Generali), l’industria del patrimonio gestito si sta spostando dalla logica di vendita di prodotto alla logica consulenziale che mira a conoscere e servire il cliente in maniera più completa tramite servizi aggiuntivi e complementari.

Tali cambiamenti nei modelli di business implicano l’utilizzo della tecnologia e degli strumenti digitali per rendere efficienti i processi di sviluppo e di erogazione di tali servizi. Gli ambiti fondamentali di applicazione del digitale nell’operatività del consulente ed i principali potenziali benefici possono essere ricercati nel Data mining e analisi generando un profilamento evoluto dei clienti, migliore analisi dei bisogni e obiettivi e monitoraggio nel tempo; digitalizzazione dei processi incrementando la produttività ed efficienza del consulente. 

L’attività dei consulenti finanziari non si limita quindi all’ascolto dei bisogni della clientela e alla formulazione di proposte per dare risposta a questi bisogni. Il consulente è anche chiamato a elaborare report e documenti per il cliente, così come a sbrigare una serie di requisiti normativi e burocratici assolutamente obbligatori. La tecnologia ha il compito di supportare il consulente in attività complesse come, ad esempio, monitorare tutti i portafogli, selezionare le migliori opportunità del mercato, individuare le correlazioni tra asset class, gestire l’operatività. Per recuperare tempo che potrà essere investito nella gestione della relazione col cliente

Le piattaforme WealthTech per i consulenti finanziari portano processi digitali e innovazione nel lavoro della consulenza ma per cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione è necessario però accompagnare le Reti ed i Consulenti lungo un percorso di evoluzione soprattutto culturale. Il tasso di utilizzo delle tecnologie ha avuto un forte incremento durante il lockdown, ma è successivamente tornato rapidamente a valori pre-pandemia. Diventa quindi importante disegnare percorsi formativi ad hoc su come essere efficaci nella gestione della rivoluzione digitale in atto, promuovere l’utilizzo delle tecnologie social e mobile, slegare l’operatività da una base fissa.

Secondo Paolo Sironi, responsabile globale della ricerca sul banking e fintech per IBM “Il mondo della consulenza finanziaria sta affrontando una battaglia campale, generata non tanto dal digitale ma dalla regolamentazione. Il sistema bancario si trova ad affrontare quattro recenti regolamentazioni molto sfidanti: la MiFID2, la PRIIPS, la PSD2 e la GDPR.

Quindi, con la richiesta di maggiore trasparenza, associata a maggiori costi regolamentari e alla compressione dei margini di intermediazione, solo la tecnologia può migliorare i modelli di relazione con il cliente e trasformare l’industria da un meccanismo puramente transazionale (basato sui prodotti) a un meccanismo che genera valore consulenziale per le famiglie (basto su un ibrido macchina e consulente finanziario).”

 

Conclusioni

Applicare la digitalizzazione all’industria del wealth management offre notevoli opportunità per l’intero settore: dalla possibilità di creare prodotti ad hoc per determinate tipologie di clientela all’opportunità di sviluppare nuove modalità di interazione, promuovendo lo sviluppo di un nuovo approccio alla consulenza. 

Le piattaforme automatizzate possono risultare potenzialmente molto interessanti anche per una fascia “emergente” di clientela bancaria, giovane, con ampi margini di crescita e futuri eredi degli attuali grandi patrimoni, molto evoluti digitalmente che allo stesso tempo richiedono alla propria banca un controllo e una conoscenza dei propri investimenti sempre maggiore. Si prevede che le generazioni più giovani erediteranno 1 trilione di dollari nei prossimi 20 anni, aspettandosi un funzionamento dei servizi per la gestione dei propri patrimoni simile a quella di altre applicazioni, come Amazon e Google: servizi semplici e perfettamente integrati nella vita di tutti i giorni.

Anche la rete dei consulenti si dovrà “ringiovanire”, attualmente i consulenti under 30 sono meno del 2%, e questo non aiuta ad intercettare le fasce di clienti più giovani e più propense al digitale. Occorre quindi dotarsi di squadre di Consulenti che conoscano questa clientela e che avranno anche migliore padronanza con gli strumenti digitali.

È importante evidenziare che il WealthTech non sostituirà la relazione personale, ma potrà anzi migliorarla accelerando i processi e utilizzando i dati dei clienti per prevedere con precisione ciò che sarà più vicino ai loro bisogni. Offrire un servizio di consulenza eccellente su tutto il patrimonio non è facile così come non è semplice amministrare capitale, partecipazioni, immobili, con un unico strumento. In questo senso, l’Intelligenza artificiale e tutte le nuove tecnologie disponibili possono venire in soccorso al consulente, permettendogli di offrire un servizio sempre più specifico e personalizzato nel prossimo futuro.  

Ritengo che la strategia vincente sia quella di adottare un modello Phygital, che nasce dalla fusione tra il consulente e il digitale in cui alternandosi sinergicamente in un flusso di contatti armonizzati creeranno un’esperienza a 360° per il cliente.

Innovazione digitale, accordi con le fintech, intelligenza artificiale, utilizzo tecnologie blockchain e omnicanalità sono le parole che dovranno diventare familiari nel futuro del wealth management.

 

Deborah Ullasci

 

 

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geogio
geogio
2 Luglio 2021 8:44

Ovviamente un consulente fa bene a conoscere gli strumenti tecnologici. Ma vanno inquadrati nel loro giusto valore. A mio avviso essendo per i molti novita’, vengono usati come fumogeni. Se saltassi al giudizio come si dovrebbe in un blog di commenti si lascerebbe la condivisione solo a chi condivide il giudizio. E l’economia agli Italiani non interessa.
Chi sa leggere tra le righe sicuramente conosce questi due articoli o notizie simili:
https://www.ft.com/content/f7ddacb6-dc07-4142-adb2-f7eedf3a2272
https://prospect.org/power/how-the-gamestop-hustle-worked/
e quindi sa a cosa mirano i consulenti.