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Pianificare ben oltre la vita

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In Italia, riguardo al tema successorio, è ancora la scaramanzia a fare da padrone. Pare che un italiano su cinque dichiari solo di pensarci ma da qui al fare ce ne passa. Emanuela Cappellazzo, nel suo articolo, ci racconta come, nell’attuale contesto sociale, sia fondamentale agire per tempo con la pianificazione successoria.

Quante volte ci siamo chiesti cosa accadrà dopo di noi? Quante volte abbiamo pensato a come potremmo gestire con serenità questo passaggio senza creare tensioni familiari in modo da poter  lasciare ai nostri cari un buon ricordo?

Nonostante queste riflessioni e buoni propositi tendiamo a rimandare il momento della pianificazione successoria. Certo pianificazione. E’ un termine ricorrente per il consulente finanziario: pianificazione patrimoniale, aziendale e successoria. E’ importante arrivare preparati a qualsiasi evento anche a quello più estremo che fa comunque parte del percorso dell’esistenza umana.

Quando incontro i miei clienti capita sempre più spesso di parlare, tra l’altro, anche di questi  temi, ma vedo da parte loro una certa reticenza nell’affrontarli, quasi un senso di fastidio, come se il parlarne potesse essere preludio di un evento catastrofico. Prevale la convinzione che ci sia sempre tempo per affrontare certi argomenti che vengono considerati quasi come fossero un tabù.

Ma purtroppo la vita ci insegna che certi eventi non dipendono da noi e quindi non siamo in grado di prevederli. L’unico modo per affrontarli è prenderne atto.  In un contesto sociale come quello attuale è fondamentale la pianificazione successoria per un duplice obiettivo: evitare l’insorgere di controversie familiari e far rispettare le volontà di chi lascia i propri beni.

Calza a pennello il caso di Aldo, sposato in seconde nozze con Anna già madre di Andrea avuto dal suo precedente matrimonio. Dall’unione di Aldo e Anna nasce Elena. In famiglia il clima è sempre stato molto sereno anche con Andrea che Aldo considera come se fosse suo figlio. Infatti Andrea cresce nell’azienda familiare del patrigno appassionandosi subito all’attività e dimostrando grandi doti imprenditoriali tanto che oggi l’azienda di Aldo, grazie ad Andrea, ha acquisito, nonostante tutto, dimensioni internazionali.

Aldo purtroppo viene a mancare a seguito di una lunga malattia che gli ha permesso, nel tempo, di prendere coscienza dell’importanza della pianificazione successoria e di organizzarsi al meglio con la divisione del suo patrimonio in modo da poter accontentare tutti i suoi eredi e cari evitando qualsiasi lite e destabilizzazione degli equilibri affettivi creatisi nel tempo. Elena infatti, la figlia di Aldo, che lui adorava molto, aveva sin da subito manifestato un interesse verso la medicina e la chirurgia che l’ha portata a fare esperienze anche a livello internazionale ma ben lontane da quella che è l’attività di famiglia che è stata affidata ad Andrea.

Aldo ha avuto ragione nel preoccuparsi per tempo della gestione del suo patrimonio anche perché Andrea, essendo figliastro, non ha i diritti ereditari che ha Elena, anche se in famiglia è sempre stato considerato a tutti gli effetti come un figlio. Infatti, per legge, si eredita solo dai genitori e non anche dalla persona che il genitore ha eventualmente sposato in seconde nozze.

Ne avevo parlato con Aldo e insieme, dopo varie valutazioni, avevamo optato per un testamento pubblico che viene dettato dal testatore a un notaio che lo conserva per convocare gli eredi dopo la sua morte.

Aldo, in questo modo, è riuscito a riservare ad Andrea, d’accordo anche con la figlia Elena, la conduzione e la gestione della sua azienda stando ben attento a non intaccare la quota del suo patrimonio che la legge riserva necessariamente al coniuge e ai figli. Coniuge e figli infatti, secondo la legge sono gli eredi più prossimi e dunque più tutelati, vengono detti legittimari e la quota di eredità riservata a loro è denominata legittima. Nel caso in cui quest’ultima venisse intaccata, il coniuge e i figli del testatore possono rivolgersi al giudice con un’azione chiamata riduzione e riappropriarsi di ciò che gli spetta.

Nel caso di Aldo non è stato necessario arrivare a tanto. Aldo è stato lungimirante. Insieme abbiamo elaborato un inventario del suo patrimonio, individuato gli eredi, la quota del suo patrimonio disponibile (quella parte che può essere ceduta a persone fuori dall’asse ereditario, in questo caso Andrea), abbiamo individuato eventuali donazioni che Aldo avesse fatto in  vita, gli immobili di proprietà e, dopo aver elaborato un “check up” successorio ricordo che Aldo aveva convocato i suoi familiari e insieme, avevano affrontato l’argomento confrontandosi e serenamente avevano accettato, tutti d’accordo, le volontà di Aldo.

E’ vero che non è mai troppo tardi ma è altrettanto vero che “chi ha tempo non aspetti tempo”. La vita è bella e vale la pena viverla ma è anche imprevedibile nel bene e nel male. Dunque non dobbiamo temere l’inevitabile ma affrontarlo con serenità.

 

Emanuela Cappellazzo

 

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