
Il primo via libera dell’Unione europea all’accordo di libero scambio con il Mercosur segna un passaggio politico ed economico rilevante, nel quale l’Italia ha scelto di stare al tavolo e incidere. Al Coreper, il comitato degli ambasciatori dei 27, si è formata una maggioranza qualificata a favore della firma dell’intesa con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, aprendo la strada all’adozione formale e alla firma definitiva attesa nei prossimi giorni. Cinque Paesi, tra cui Francia e Ungheria, hanno votato contro, mentre Roma ha sostenuto l’accordo dopo aver ottenuto una serie di garanzie considerate essenziali.
La scelta del governo si inserisce in una linea che rifiuta sia i veti ideologici sia un’apertura indiscriminata dei mercati. Giorgia Meloni ha più volte chiarito che l’Italia non ha mai avuto una preclusione di principio verso il Mercosur, ma ha posto il tema di una contraddizione europea sempre più evidente: iper-regolamentare le imprese interne e, allo stesso tempo, aprire a Paesi che non applicano gli stessi standard. Da qui la richiesta di correttivi e tutele prima di concedere il via libera. La premier ha rivendicato che “siamo riusciti ad ottenere alcuni risultati per gli agricoltori che considero molto importanti” e che “alla luce di queste garanzie abbiamo dato il nostro ok all’accordo”.
Salvaguardie, Pac e correttivi italiani
Tra gli elementi ottenuti dall’Italia spicca il rafforzamento delle clausole di salvaguardia bilaterali, con l’abbassamento dall’8 al 5% della soglia di oscillazione al ribasso dei prezzi agricoli che fa scattare automaticamente le tutele sui prodotti sensibili. Un meccanismo che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe limitare gli shock di mercato più violenti. A questo si aggiunge un fondo europeo da 6,3 miliardi di euro per la mitigazione delle perturbazioni di mercato e un rafforzamento dei controlli alle frontiere.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha spiegato che questi strumenti, insieme all’azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo legati ai fertilizzanti, possono garantire “condizioni migliori per la produzione delle nostre imprese”. Sullo sfondo resta anche il tema delle risorse Pac, che nel prossimo Quadro finanziario pluriennale saranno significativamente rafforzate (per l’Italia ci sono 10 miliardi in più) e che il governo considera parte integrante della strategia di accompagnamento al libero scambio.
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Un grande accordo commerciale, ma non senza costi
Dal punto di vista economico, l’accordo Mercosur crea la più grande area di libero scambio mai negoziata dall’Unione europea, con un mercato potenziale di circa 800 milioni di persone. L’intesa prevede l’eliminazione o la forte riduzione dei dazi su oltre il 90% dell’export europeo, con benefici per settori chiave dell’industria italiana come automotive, macchinari, chimica e farmaceutica. Sono inoltre tutelate 340 indicazioni geografiche europee, di cui 57 italiane, un dato spesso richiamato da Bruxelles come elemento di equilibrio.
Ma il nodo politico resta tutto interno. Le principali organizzazioni agricole continuano a giudicare l’accordo insufficiente. Filiera Italia parla apertamente di un’intesa “insoddisfacente e lacunosa” rispetto ai 25 anni di negoziato. Il suo amministratore delegato Luigi Scordamaglia contesta i tempi lunghi per l’eliminazione dei prodotti di Italian sounding nei Paesi Mercosur, sottolineando che per escludere dal mercato denominazioni come la “mortadella tipo Bologna” o il “Reggianito” serviranno dai sette ai dieci anni, lasciando spazio a una concorrenza che viene giudicata sleale. A questo si aggiunge il fatto che solo una parte limitata delle indicazioni geografiche italiane risulta protetta e che le barriere non tariffarie sanitarie e fitosanitarie restano in larga misura intatte.
Reciprocità e proteste: il vero banco di prova
Il punto più critico resta quello della reciprocità. Secondo Filiera Italia e Coldiretti, l’accordo non garantisce che i prodotti importati rispettino gli stessi standard ambientali e sanitari imposti alle imprese europee. Coldiretti arriva a sostenere che l’intesa favorisca soprattutto l’industria chimica tedesca, che esporta fitofarmaci vietati in Europa e rischia di vederli rientrare “nel piatto” dei consumatori europei attraverso le importazioni dal Mercosur.
Ora il confronto si sposta al Parlamento europeo, dove il percorso di ratifica si annuncia tutt’altro che scontato. Il governo italiano rivendica di aver migliorato il testo e di aver scelto la via del pragmatismo, ma il dibattito resta aperto perché tanto la Francia e l’Ungheria (assieme a Polonia, Austria e Irlanda) quanto la Lega non intendono appoggiare la ratifica. Il Mercosur, per l’Europa e per l’Italia, è una scommessa sul libero scambio in un mondo sempre più frammentato. Resta da capire se le garanzie ottenute saranno sufficienti a renderla politicamente ed economicamente sostenibile.
Enrico Foscarini, 9 gennaio 2026
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