Chi si indebita deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Il debito non può diventare un problema da scaricare sulla collettività né può esistere un meccanismo per cui lo Stato, i creditori o il sistema finanziario siano chiamati a cancellare automaticamente le conseguenze di decisioni private. Ma proprio perché il rapporto tra chi è in difficoltà economica e chi offre assistenza sul debito è caratterizzato da una forte asimmetria informativa, servono regole chiare per evitare che operatori poco trasparenti (come alcune agenzie del debito) possano vendere soluzioni miracolose a persone già fragili.
È questo il nodo al centro della crescita delle cosiddette agenzie del debito, un settore sviluppatosi rapidamente anche in Italia negli ultimi anni e che ha spesso utilizzato campagne pubblicitarie molto aggressive online e sui social. Il messaggio è semplice e immediato: ridurre, ristrutturare o addirittura cancellare i debiti. Il problema è che, in alcuni casi, dietro agli slogan si nascondono costi poco chiari, condizioni complesse e risultati tutt’altro che garantiti.
Una consulenza utile, ma non una scorciatoia
Le agenzie del debito non sono un fenomeno negativo in sé. In diversi Paesi europei operano da anni come strumenti di supporto per chi si trova in una situazione di sovraindebitamento, cioè quando gli impegni finanziari accumulati diventano incompatibili con il proprio reddito.
Una consulenza professionale può aiutare il debitore a fare ordine nei propri conti, valutare le alternative disponibili e dialogare con i creditori per individuare soluzioni realistiche. L’obiettivo non dovrebbe però essere quello di creare l’illusione che il debito possa semplicemente sparire, ma quello di rendere sostenibile una situazione compromessa attraverso strumenti legali e finanziari corretti.
Anche i rapporti della Commissione europea hanno evidenziato come servizi di questo tipo possano avere una funzione positiva, perché consentono una gestione più ordinata del sovraindebitamento e possono favorire il recupero di una parte dei crediti da parte di chi ha prestato denaro.
La questione centrale, quindi, non è impedire l’esistenza di questi operatori, ma fare in modo che il mercato premi i professionisti seri e non chi costruisce il proprio modello di business sulle aspettative irrealistiche dei clienti.
Il vuoto normativo ha favorito la proliferazione degli operatori
In Italia la crescita del settore è stata favorita dall’assenza, fino a oggi, di una disciplina organica. Nel corso degli anni sono nate numerose realtà che operano con diverse forme societarie, dalle società per azioni alle società a responsabilità limitata, proponendo servizi di consulenza sul debito con modalità molto differenti tra loro.
Il problema è che, accanto agli operatori professionali, si sono sviluppate anche realtà che hanno puntato soprattutto sulla comunicazione aggressiva. Promesse come “azzeriamo i tuoi debiti” o “cancelliamo i tuoi problemi finanziari” possono risultare particolarmente persuasive per chi attraversa una fase difficile, ma rischiano di nascondere una situazione molto diversa dalla percezione generata dalla pubblicità.
In alcuni casi queste pratiche sono finite sotto la lente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, mentre diverse associazioni hanno segnalato comportamenti commerciali ritenuti poco corretti.
Il rischio non è soltanto economico. Chi si affida a un operatore improvvisato potrebbe pagare somme significative senza ottenere risultati concreti e, in alcuni casi, compromettere ulteriormente la propria posizione nei confronti del sistema finanziario, rendendo più complicato l’accesso al credito in futuro.
La direttiva Ccd2 punta a un mercato più trasparente
A mettere ordine nel settore sarà il recepimento della direttiva europea Ccd2, che introduce nuovi obblighi per gli operatori che offrono servizi di consulenza sul debito. Il quadro sarà completato da un decreto interministeriale chiamato a definire gli aspetti più tecnici della disciplina.
La logica dell’intervento non è quella di creare un sistema di protezione automatica per chi ha contratto debiti, ma di garantire che il mercato funzioni secondo regole più chiare. Tra gli strumenti previsti ci sono requisiti professionali specifici, un sistema di iscrizione e controllo presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, maggiore chiarezza sui costi dei servizi e limiti ai possibili conflitti di interesse.
In questo modo il consumatore potrà distinguere meglio tra un professionista qualificato e un soggetto che sfrutta una situazione di difficoltà per vendere servizi dall’efficacia incerta.
Più regole per difendere il mercato?
La sfida della nuova normativa sarà trovare il giusto equilibrio. Da una parte c’è la necessità di evitare che persone in difficoltà vengano raggirate da operatori poco seri; dall’altra resta fermo un principio fondamentale: un debito nasce da un rapporto contrattuale e non può essere eliminato per decreto.
La regolazione serve quindi a garantire trasparenza, concorrenza e correttezza, non a trasformare le scelte finanziarie individuali in un costo collettivo. Un mercato del credito efficiente ha bisogno sia di responsabilità da parte di chi prende denaro in prestito sia di regole che impediscano comportamenti opportunistici da parte di chi offre servizi di assistenza.
È proprio questa la funzione della direttiva Ccd2: non una scorciatoia per chi ha contratto debiti, ma un tentativo di rendere più trasparente un settore dove la differenza tra una consulenza seria e una promessa ingannevole può avere conseguenze pesanti.
Enrico Foscarini, 3 agosto 2026
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