Il 2026 segna un passaggio importante per l’assegno unico universale, con novità che incidono sia sugli importi sia sulle regole di accesso. Da un lato entra in vigore la rivalutazione annuale dell’1,4%, dall’altro il nuovo calcolo dell’Isee, che riduce il peso della prima casa (fino a 200mila euro per i residenti nei capoluoghi delle Città metropolitane, 91.500 euro anziché 52.500 negli altri Comuni) nel patrimonio familiare.
L’effetto combinato di queste misure porterà aumenti diffusi, con un incremento medio stimato in circa 10 euro al mese per oltre 2,6 milioni di figli.
Diventa quindi ancora più centrale aggiornare l’Isee in scadenza al 31 dicembre 2025, rispettando tempi precisi per evitare riduzioni dell’assegno. Le modifiche non riguardano solo le cifre, ma anche le fasce Isee e le maggiorazioni riconosciute alle famiglie.
Rivalutazione 2026 e aumento degli importi
Con il decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 novembre, che disciplina la perequazione delle pensioni dal 1° gennaio 2026, è stato fissato anche il tasso di rivalutazione dell’assegno unico, agganciato all’indice dei prezzi al consumo Foi. Per il prossimo anno la percentuale sale all’1,4%, superando lo 0,8% applicato nel 2025.
In concreto, la rivalutazione comporta importi più alti a partire da gennaio e una revisione delle fasce Isee, che determinano l’ammontare del beneficio. La prima fascia, ad esempio, si estende fino a 17.468,51 euro, rispetto ai 17.227,33 euro dell’anno precedente. Questo significa che molte famiglie, a parità di reddito, rientreranno in uno scaglione più favorevole, con un assegno più elevato.
Anche l’ultima fascia viene innalzata: l’importo minimo scatterà solo oltre 46.582,71 euro di Isee, contro i 45.939,56 euro del 2025. Chi prima percepiva il minimo potrà quindi beneficiare di un aumento automatico.
Quanto aumenta l’assegno unico nel 2026
L’effetto della rivalutazione si riflette sugli importi base. Nella fascia più bassa, l’assegno passa da 201 a circa 203,8 euro per figlio, quasi tre euro in più al mese. Ma il beneficio è ancora più evidente per chi nel 2025 si collocava nei primi scaglioni successivi e che dal 2026 “scenderà” nella prima fascia, ottenendo un incremento più consistente a parità di Isee.
Le maggiorazioni fisse crescono anch’esse per effetto della perequazione. Aumentano gli importi riconosciuti per i figli non autosufficienti o con disabilità, così come il sostegno aggiuntivo per le madri under 21. Anche le maggiorazioni legate all’Isee, come quelle per i figli successivi al secondo e il bonus per il secondo percettore di reddito, vengono adeguate al rialzo, con valori più elevati nelle fasce di reddito più basse.
Prima casa e nuovo Isee: cosa cambia
La legge di bilancio interviene in modo deciso sul calcolo dell’Isee, riscrivendo due elementi chiave: la scala di equivalenza e il trattamento dell’abitazione principale. L’obiettivo è rendere l’indicatore più aderente alla reale condizione economica delle famiglie con figli.
Sul fronte della casa, la franchigia – cioè la quota di valore esclusa dal patrimonio immobiliare – viene significativamente aumentata. La soglia di esclusione sale prima a 91.550 euro e, grazie agli emendamenti parlamentari, arriva fino a 120 mila euro nelle città metropolitane, per tenere conto dei valori immobiliari più elevati. Resta inoltre la maggiorazione di 2.500 euro per ciascun figlio, applicata già dal secondo.
In parallelo, la scala di equivalenza viene rafforzata con una nuova maggiorazione per i nuclei con due figli e incrementi progressivi per le famiglie più numerose. Il risultato è un Isee più basso a parità di reddito e patrimonio, con effetti diretti sull’accesso e sugli importi delle prestazioni.
Gli effetti complessivi sulle famiglie
Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, quasi la metà dei nuclei che presentano l’Isee beneficia di almeno una delle modifiche introdotte. L’innalzamento della franchigia sulla prima casa interessa soprattutto i proprietari, mentre le nuove maggiorazioni della scala di equivalenza coinvolgono in modo trasversale le famiglie con figli, indipendentemente dal fatto che vivano in affitto o in proprietà.
Il numero dei figli è determinante: più il nucleo è numeroso, maggiore è l’impatto positivo sul valore dell’Isee e, di conseguenza, sull’assegno unico. Anche l’età del dichiarante incide, perché l’effetto della franchigia cresce con la probabilità di possedere l’abitazione principale.
Chi guadagna di più dall’assegno unico 2026
I benefici arrivano attraverso due canali. Alcuni nuclei cambiano fascia Isee, accedendo a soglie più vantaggiose; altri restano nella stessa fascia ma ottengono importi più elevati grazie alla riduzione dell’indicatore. Questo secondo gruppo è il più numeroso, soprattutto nelle fasce intermedie, dove anche una diminuzione contenuta dell’Isee produce un aumento proporzionale dell’assegno.
Le simulazioni mostrano che un nucleo con un figlio e una casa che beneficia pienamente della nuova franchigia può vedere l’Isee ridursi di oltre 3.000 euro, con un aumento annuo dell’assegno intorno ai 170 euro, destinato a crescere al crescere del valore dell’immobile.
Quando aggiornare l’Isee per non perdere l’aumento
L’Isee 2025 scade il 31 dicembre e, dal 2026, aggiornarlo diventa essenziale per non subire il taglio dell’assegno al valore minimo. In assenza di un Isee valido, da marzo l’importo viene calcolato “con riferimento agli importi minimi previsti dalla normativa”, pari a circa 58 euro al mese.
Per ottenere subito l’importo corretto è necessario presentare una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica entro il 28 febbraio 2026. Chi rispetta questa scadenza riceverà l’assegno pieno già da marzo. In ogni caso, c’è tempo fino al 30 giugno 2026 per aggiornare la Dsu: in questo caso gli importi verranno ricalcolati retroattivamente da marzo, con il pagamento degli arretrati.
Nel 2026, tra rivalutazione e nuovo Isee, l’assegno unico diventa quindi ancora più sensibile alla situazione economica reale delle famiglie, rendendo fondamentale non solo conoscere le novità, ma anche rispettare le tempistiche per non perdere gli aumenti previsti.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


