Economia

IL CASO

Radio in auto, obbligo o scelta?

Autoradio nei nuovi modelli: cosa cambia con infotainment e app e perché Bruxelles frena

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La radio resta una presenza solida nelle abitudini degli italiani, soprattutto quando si è al volante.Nel giorno dedicato dall’Unesco alla “scatola magica” è partita l’operazione #RadioInAuto, con l’obiettivo di evitare che la spinta verso ecosistemi digitali sempre più chiusi finisca per ridimensionare la presenza della radio tradizionale nei nuovi modelli.

I numeri parlano chiaro: 35 milioni di persone ascoltano la radio ogni giorno e 26 milioni lo fanno in auto. Dati significativi, che spiegano l’attenzione del settore verso l’evoluzione dei sistemi di infotainment, sempre più orientati a piattaforme proprietarie e servizi IP. Secondo Confindustria Radio Tv, è proprio “l’evoluzione dei sistemi di infotainment sui cruscotti dei nuovi modelli di automobili verso ecosistemi chiusi e basati esclusivamente sull’IP” a rischiare “di compromettere l’accessibilità della radio e la sua sostenibilità e il contatto con il suo pubblico in mobilità”.

Obbligo di radio a bordo? Il nodo europeo

Il dibattito si è spostato anche sul piano normativo. La Commissione Ue ha chiesto chiarimenti al governo italiano sul disegno del Mimit che punta a imporre la presenza della ricezione radio analogica (FM e AM) e digitale terrestre DAB+ su tutti i dispositivi connessi installati nelle nuove auto vendute in Italia. Bruxelles ha sostanzialmente rimandato la questione, chiedendo motivazioni più approfondite.

L’idea di fondo, sostenuta da Confindustria Radio Tv, è che la radio debba restare “lì, dove l’automobilista la cerca d’istinto: facilmente individuabile, immediatamente accessibile, un gesto solo”. Nel comunicato si sottolinea che si tratta di “un servizio gratuito e accessibile a tutti, caratterizzato dall’ubiquità del segnale – fondamentale anche nei momenti di crisi ed emergenza – ed è riconosciuta come servizio di interesse generale, in quanto ambiente editoriale sicuro e regolato”. E ancora: “Da oltre cento anni, la radio coltiva un rapporto unico e fiduciario con i suoi ascoltatori”.

Argomentazioni comprensibili, soprattutto se si guarda alla funzione storica della radio come canale universale e resiliente. Ma il punto, oggi, è capire se la strada debba essere quella dell’obbligo o quella della concorrenza tra soluzioni tecnologiche.

Tra pluralismo e mercato

Sul tema è intervenuto anche il deputato leghista Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Camera, che ha parlato di “pesante criticità” per il diritto dei cittadini a un’informazione libera e accessibile, ricordando che circa il 70% dell’ascolto radiofonico avviene in auto, con oltre 26 milioni di utenti quotidiani. Dopo un incontro con Rosario Alfredo Donato di Confindustria Radio Tv e Anna Maria Genzano di RTL 102.5, Gusmeroli ha sostenuto la necessità di garantire l’installazione della radio analogica e digitale su tutti i nuovi veicoli.

La radio viene definita “un’infrastruttura democratica, un presidio di pubblica utilità e di sicurezza”, la cui eventuale esclusione dai cruscotti rischierebbe di indebolire un settore che occupa migliaia di professionisti.

Resta però una domanda di fondo: in un mercato automobilistico sempre più orientato a integrazione con smartphone e app di streaming, è davvero compito del legislatore stabilire quali tecnologie debbano essere integrate di serie? O non potrebbe essere la domanda dei consumatori a orientare le scelte dei produttori, premiando i modelli che offrono le soluzioni più richieste, radio compresa?

In un contesto in cui i prezzi delle auto sono cresciuti sensibilmente e l’infotainment è diventato uno dei principali fattori di differenziazione, la presenza o meno dell’autoradio tradizionale potrebbe trasformarsi semplicemente in una variabile di costo e di mercato. Se 26 milioni di italiani la cercano ogni giorno accendendo il motore, sarà difficile per l’industria ignorarli a lungo. Se invece le app avranno definitivamente la meglio, sarà il pubblico – non un decreto – a deciderlo.

Enrico Foscarini, 13 febbraio 2025

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