Economia

DUE PESI E DUE MISURE

Bologna, dalle cremazioni ricchi dividendi per Comune e coop

Nel capoluogo emiliano esplode il caso: utili milionari e dubbi sul ruolo del socio privato nei servizi cimiteriali. Un socialismo all'amatriciana

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Altro che semplice servizio pubblico locale. A Bologna il sistema delle cremazioni è diventato negli anni una vera industria ad alta redditività, capace di trasformare il polo crematorio di Borgo Panigale in uno dei più grandi d’Italia. I numeri raccontano una crescita impressionante, che apre interrogativi politici, economici e persino culturali sul modello costruito attorno a Bologna Servizi Cimiteriali, la srl controllata dal Comune al 51% e condivisa con il socio privato SPV, dietro cui pesa la presenza di CIMS, storica cooperativa emiliana, che ne detiene l’86%.

Il dato più evidente è quello della produttività. Nel 2019 il polo bolognese registrava 4.661 cremazioni annue. Nel 2024 il numero è arrivato a 11.858, dopo il picco di 12.137 nel 2023. In appena cinque anni il volume delle operazioni è quindi più che raddoppiato, con un incremento superiore al 150%.

Da servizio locale a hub del Centro-Nord

La crescita non dipende da un’esplosione della mortalità cittadina. Bologna continua infatti a registrare circa 4.500-5.000 decessi annui, ma il polo di Borgo Panigale è diventato nel frattempo un centro di riferimento per l’intero Centro-Nord.

Secondo le stime elaborate sui flussi operativi, solo circa il 29% delle cremazioni riguarda residenti bolognesi deceduti nell’anno (considerato che in Emilia Romagna il 70% dei defunti viene cremato). Un ulteriore 15% deriva dalla gestione dei cosiddetti “inconsunti”, cioè resti provenienti da esumazioni cimiteriali. Il vero motore del sistema è però rappresentato dalle salme provenienti da fuori comune e fuori provincia, che pesano per circa il 56% del totale.

Tradotto in numeri, significa che ogni anno arrivano a Bologna tra le 6mila e le 7mila salme da altre aree dell’Emilia-Romagna e persino da regioni limitrofe. Il motivo è semplice: il polo bolognese viene considerato uno dei più efficienti del Paese, con tempi di attesa ridotti e capacità produttiva molto superiore alla media nazionale.

Il boom dei ricavi: quasi 8 milioni solo dalle cremazioni

L’aumento dei volumi ha inevitabilmente trasformato il settore crematorio nella vera locomotiva economica di Bologna Servizi Cimiteriali. Applicando le tariffe ufficiali praticate dalla società (642,95 per i residenti a Bologna e 687,62 euro per i non residenti), il valore stimato del servizio di cremazione è passato da circa 2,8 milioni di euro nel 2019 a quasi 8 milioni nel 2024.

Nel dettaglio, gli incassi stimati sono stati pari a 4,7 milioni nel 2020, 5,4 milioni nel 2021, 6,5 milioni nel 2022, fino ad arrivare a 7,98 milioni nel 2023 e 7,92 milioni nel 2024. Complessivamente, negli ultimi sei anni il “business delle ceneri” avrebbe quindi generato oltre 35 milioni di euro di fatturato.

Si tratta di cifre enormi se confrontate con il bilancio complessivo di Bologna Servizi Cimiteriali. Nel 2024 il valore totale della produzione della società è stato pari a 12,39 milioni di euro, il che significa che il forno crematorio pesa da solo per circa i due terzi dell’intera attività aziendale.

Anche gli utili evidenziano margini particolarmente elevati per una partecipata pubblica che gestisce un servizio essenziale. Dopo i 2 milioni di euro del 2020, l’utile è aumentato a 2,39 milioni nel 2021 e a 2,7 milioni nel 2022. Nel biennio successivo si è registrata una flessione, ma il risultato netto è comunque rimasto consistente: 1,4 milioni di euro sia nel 2023 che nel 2024. Un andamento che conferma quanto il settore delle cremazioni (e delle più tradizionali tumulazioni) rappresenti oggi uno dei segmenti economicamente più rilevanti dell’attività societaria.

La redditività e il ruolo di CIMS

Secondo stime elaborate sui costi industriali medi del servizio, il solo forno crematorio potrebbe produrre un utile teorico compreso tra 2,2 e 2,5 milioni di euro, diventando di fatto la “cash cow” della partecipata.

Ed è qui che entra in gioco il ruolo del socio privato. SPV, partecipata all’86% da CIMS, incassa regolarmente dividendi provenienti da Bologna Servizi Cimiteriali. Dal 2020 al 2024 il flusso complessivo distribuito a SPV oscilla tra 2,3 e 2,7 milioni di euro, con una media di circa 450mila euro annui.

Considerando la quota detenuta da CIMS all’interno di SPV, alla cooperativa farebbero capo circa 380-390mila euro l’anno derivanti direttamente dalla gestione del polo crematorio bolognese. Per una cooperativa di costruzioni (settore storicamente a bassi margini e alto rischio), avere un flusso di cassa così costante, garantito da un monopolio di fatto come il forno crematorio, è un asset vitale. Questi sono utili “puliti” che non derivano da cantieri o appalti competitivi, ma da una concessione pubblica estremamente profittevole. E con un ROI elevatissimo.

L’esposto di Fdi e il nodo del nuovo contratto

L’esposto presentato dall’eurodeputato di Fdi Stefano Cavedagna alla Procura di Bologna, alla Corte dei Conti e all’Anac ha l’obiettivo di verificare se attorno alla gestione del polo crematorio di Borgo Panigale possano emergere profili di irregolarità amministrativa, danno erariale o vantaggi indebiti a favore del socio privato.

Secondo quanto riportato dall’europarlamentare di Fratelli d’Italia, il punto più delicato riguarda il nuovo assetto contrattuale tra Bologna Servizi Cimiteriali e SPV. “Secondo quanto emerso – scrive Cavedagna nell’esposto – il precedente contratto del 2013 prevedeva che SPV svolgesse attività operative relative alle cremazioni e ai servizi connessi, mentre il nuovo contratto, sottoscritto in data 21 dicembre 2022, ma con effetti retroattivi a partire dal 1° luglio 2022, avrebbe riconosciuto un compenso fisso aggiuntivo per ogni cremazione effettuata”.

Un cambiamento che, secondo FdI, avrebbe prodotto conseguenze precise: “un aumento degli introiti per il socio privato, una diminuzione degli introiti per l’ente pubblico, una attività massiva di cremazioni che avrebbe causato disservizi per i cittadini bolognesi”. Oltre ai dividendi, secondo quanto ipotizzato da Cavedagna, Cims incasserebbe tramite SPV un introito di entità paragonabile, stimato attorno ai 400mila euro.

Il sospetto sul sovraccarico dei forni

L’esposto collega direttamente l’incremento dei volumi produttivi con l’attuale blocco dell’impianto. I numeri, in effetti, raccontano una crescita impressionante: dalle 4.661 cremazioni del 2019 si è arrivati alle oltre 12mila operazioni annue del 2023 e 2024, trasformando il polo di Borgo Panigale in uno dei principali hub crematori del Paese. “A nostro avviso – ha dichiarato Stefano Cavedagna – l’attività massiva e continua di cremazione per far fare più soldi alla cooperativa potrebbe aver portato a danneggiare gli impianti, alla insalubrità dell’aria e al blocco”.

Secondo le opposizioni, proprio questa rincorsa ai volumi avrebbe finito per mettere sotto pressione il sistema. Oggi il polo risulta fermo e il rischio, evidenziato nell’esposto, è che i ritardi possano aver provocato un “accatastamento di feretri”, con inevitabili conseguenze sia per le famiglie sia per la gestione del servizio pubblico. Cavedagna sottolinea inoltre che il blocco dei forni potrebbe comportare costi aggiuntivi per i cittadini, mentre resta aperta la questione relativa agli eventuali profili di danno erariale derivanti dal modello gestionale adottato.

La lettera dei dipendenti e le richieste al Comune

A pesare sulla vicenda c’è anche il malcontento interno. In una lettera attribuita ai dipendenti di Bologna Servizi Cimiteriali e Bologna Servizi Funerari, si denuncia un progressivo deterioramento della gestione aziendale dopo la nuova configurazione societaria. Nella comunicazione si legge che, dopo un iniziale assestamento, “i rapporti tra soci e, conseguentemente, la vita dell’azienda è sensibilmente peggiorata”. I lavoratori chiedono quindi un cambio di rotta e il ritorno a una gestione maggiormente orientata al servizio pubblico.

“I cimiteri di Bologna, la storia di Bologna, i cittadini di Bologna e per ultimi anche i lavoratori meritano altro”, scrivono i dipendenti, aggiungendo che occorre “riportare al centro del villaggio ciò che veramente conta, ovvero qualità del servizio, economicità del servizio, etica del servizio”. Nella lettera viene inoltre chiesto al Comune di riprendere il pieno controllo della partecipata: “I dipendenti chiedono che il Comune di Bologna riprenda il controllo della sua Società partecipata che è di proprietà del Comune e svolge servizi essenziali che non possono essere in balia di un privato”.

La “produttività della morte” e il paradosso politico

La vicenda sta diventando anche un caso politico. Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega a Bologna, ha chiesto verifiche approfondite sulla gestione del sistema crematorio cittadino. “Indispensabile che le autorità facciano chiarezza sul business milionario dei forni crematori e sulla gestione del servizio cimiteriale, anche alla luce delle segnalazioni dei dipendenti Bsc progressivamente messi ai margini”, ha dichiarato.

La contraddizione, infatti, è difficilmente ignorabile. Mentre il mondo progressista e cooperativo continua a chiedere a livello nazionale salario minimo, riduzione dell’orario di lavoro e nuovi vincoli sociali per le imprese private, a Borgo Panigale la produttività segue ritmi quasi industriali. I dati mostrano infatti una crescita continua dei volumi, sostenuta da un sistema che lavora ben oltre il semplice fabbisogno cittadino. Se una dinamica simile riguardasse una multinazionale privata, probabilmente si parlerebbe di “sfruttamento” o di logiche neoliberiste. In questo caso, invece, il profitto viene giustificato come efficienza del servizio pubblico.

Eppure la struttura appare molto distante da un mercato realmente concorrenziale. Bologna Servizi Cimiteriali opera infatti in una posizione privilegiata, favorita dalla partecipazione pubblica e dalla capacità di attrarre salme da fuori territorio grazie a convenzioni competitive e a un’infrastruttura costruita nel tempo con una forte regia politica.

Il “socialismo dei dividendi” alla bolognese

Dietro il racconto dell’efficienza pubblica emerge quindi un modello particolare: il Comune guidato dal sindaco Matteo Lepore incassa tariffe, incamera dividendi e mantiene il controllo politico della struttura, mentre il socio privato beneficia di una redditività stabile senza esporsi ai rischi tipici del libero mercato.

Nel frattempo, i numeri continuano a crescere. Tra il 2019 e il 2024 le cremazioni sono aumentate del 154%, il valore stimato della produzione crematoria è salito da 3,1 a quasi 8 milioni di euro e il polo di Borgo Panigale si è consolidato come uno dei principali hub funerari italiani.

Un sistema che oggi appare sempre meno come un semplice servizio cimiteriale e sempre più come un grande asset industriale pubblico-privato, dove il confine tra interesse collettivo, business e consenso politico diventa ogni anno più sottile.

Enrico Foscarini, 11 maggio 2026

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