Economia

E TAFFO MUTO...

Bologna, business delle cremazioni per Comune e coop

Nel capoluogo emiliano esplode il caso: utili milionari, gestione contestata e dubbi sul ruolo del socio privato nei servizi cimiteriali

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Dietro il delicato settore dei servizi cimiteriali si muove un sistema economico che, a Bologna, sta diventando terreno di scontro politico e amministrativo. Al centro delle polemiche c’è Bologna Servizi Cimiteriali, società controllata al 51% dal Comune e partecipata per il restante 49% da un socio privato, SPV, a sua volta legato in larga parte a CIMS, la Cooperativa intersettoriale montana di Sassoleone storicamente vicina all’area della sinistra emiliana.

I numeri raccontano un’attività tutt’altro che marginale. I bilanci di Bologna Servizi Cimiteriali mostrano infatti una crescita significativa negli ultimi anni. Il fatturato è passato dai 10,1 milioni di euro del 2020 agli oltre 12,6 milioni del 2022, per poi attestarsi a 12,1 milioni nel 2023 e risalire a circa 12,3 milioni nel 2024. Parallelamente è cresciuto anche il valore della produzione, salito da 10,3 milioni nel 2020 fino ai 13 milioni del 2022, mantenendosi poi sopra quota 12,3 milioni negli ultimi due esercizi.

Anche gli utili evidenziano margini particolarmente elevati per una partecipata pubblica che gestisce un servizio essenziale. Dopo i 2 milioni di euro del 2020, l’utile è aumentato a 2,39 milioni nel 2021 e a 2,7 milioni nel 2022. Nel biennio successivo si è registrata una flessione, ma il risultato netto è comunque rimasto consistente: 1,4 milioni di euro sia nel 2023 che nel 2024. Un andamento che conferma quanto il settore delle cremazioni (e delle più tradizionali tumulazioni) rappresenti oggi uno dei segmenti economicamente più rilevanti dell’attività societaria.

Il nodo dei guadagni sulle cremazioni

Secondo quanto riportato nell’esposto presentato da Fratelli d’Italia e firmato dall’europarlamentare Stefano Cavedagna, il socio privato incasserebbe una quota fissa per ogni cremazione effettuata. Tradotto: più aumenta il numero delle pratiche, più crescono i ricavi della componente privata.

Nel solo 2022 sarebbero state effettuate 15.803 cremazioni, con un incasso stimato per CIMS di circa 400mila euro. Un dato che alimenta interrogativi anche alla luce del numero medio dei decessi registrati annualmente a Bologna, che si aggira intorno alle 5mila unità. Da qui emerge un’altra questione: da dove arrivano tutte le altre salme trattate nei forni crematori cittadini?

L’esposto evidenzia infatti una situazione paradossale. Chi proviene da altri comuni, grazie a convenzioni particolarmente vantaggiose stipulate dalla società controllata dal Comune, finirebbe per pagare meno rispetto agli stessi cittadini bolognesi. Un meccanismo che avrebbe favorito l’aumento del volume delle cremazioni e, di conseguenza, dei margini economici.

Le accuse sulla gestione dei forni crematori

La vicenda si intreccia ora con l’emergenza legata alla chiusura dei forni crematori. Secondo Fratelli d’Italia, il problema potrebbe essere collegato a un utilizzo intensivo e continuativo degli impianti.

“A nostro avviso – ha dichiarato Stefano Cavedagna – l’attività massiva e continua di cremazione per far fare più soldi alla cooperativa potrebbe aver portato a danneggiare gli impianti, alla insalubrità dell’aria e al blocco”.

Le contestazioni riguardano anche i ritmi di lavoro. Per effettuare una cremazione è necessaria circa un’ora e, considerando i numeri raggiunti, i tre forni avrebbero dovuto operare praticamente senza interruzioni, anche oltre gli orari ordinari.

Nel frattempo emerge un altro elemento controverso. Nel 2023 sarebbe stata aumentata la quota riconosciuta al socio privato per ogni cremazione, con effetto retroattivo a partire dal 21 dicembre 2022, data della stipula del contratto. Una decisione che, secondo le opposizioni, confermerebbe la volontà di spingere ulteriormente sui volumi per incrementare i profitti.

La lettera dei dipendenti e le richieste al Comune

A pesare sulla vicenda c’è anche il malcontento interno. In una lettera attribuita ai dipendenti di Bologna Servizi Cimiteriali e Bologna Servizi Funerari, si denuncia un progressivo deterioramento della gestione aziendale dopo la nuova configurazione societaria.

Nella comunicazione si legge che, dopo un iniziale assestamento, “i rapporti tra soci e, conseguentemente, la vita dell’azienda è sensibilmente peggiorata”. I lavoratori chiedono quindi un cambio di rotta e il ritorno a una gestione maggiormente orientata al servizio pubblico.

“I cimiteri di Bologna, la storia di Bologna, i cittadini di Bologna e per ultimi anche i lavoratori meritano altro”, scrivono i dipendenti, aggiungendo che occorre “riportare al centro del villaggio ciò che veramente conta, ovvero qualità del servizio, economicità del servizio, etica del servizio”.

Nella lettera viene inoltre chiesto al Comune di riprendere il pieno controllo della partecipata: “I dipendenti chiedono che il Comune di Bologna riprenda il controllo della sua Società partecipata che è di proprietà del Comune e svolge servizi essenziali che non possono essere in balia di un privato”.

Le opposizioni chiedono chiarezza

Sulla vicenda è intervenuto anche Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega a Bologna, che ha chiesto verifiche approfondite sulla gestione del sistema crematorio cittadino.

“Indispensabile che le autorità facciano chiarezza sul business milionario dei forni crematori e sulla gestione del servizio cimiteriale, anche alla luce delle segnalazioni dei dipendenti Bsc progressivamente messi ai margini”, ha dichiarato.

La questione rischia ora di trasformarsi in un nuovo caso politico per l’amministrazione bolognese, con le opposizioni che puntano il dito contro il rapporto tra partecipate pubbliche, cooperative e gestione dei servizi essenziali.

Enrico Foscarini, 11 maggio 2026

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