Tra compleanni, matrimoni e feste di laurea, i bonifici tra parenti stanno progressivamente sostituendo la tradizionale busta con i contanti. Genitori, nonni e zii scelgono sempre più spesso il trasferimento bancario per fare un regalo o offrire un sostegno economico. Un gesto semplice e tracciabile che, tuttavia, agli occhi del Fisco può trasformarsi in una potenziale anomalia.
Quello che per una famiglia rappresenta un aiuto naturale potrebbe infatti essere interpretato dall’Agenzia delle Entrate come possibile indizio di redditi non dichiarati o finanziamenti occulti. È qui che entrano in gioco le norme sulle indagini finanziarie e il principio della cosiddetta presunzione legale relativa.
Bonifici tra parenti e controlli fiscali: cosa dice la legge
In base alla normativa vigente, l’Agenzia delle Entrate può analizzare nel dettaglio movimenti bancari ritenuti sospetti, dai bonifici ai versamenti fino ai prelievi. Ogni operazione può essere oggetto di verifica qualora emerga un dubbio sulla provenienza delle somme.
Il principio della presunzione legale relativa implica che determinate movimentazioni possano essere considerate come potenziale reddito non dichiarato, salvo prova contraria. In questi casi, spetta al contribuente dimostrare con documentazione coerente e tracciabile l’origine delle somme ricevute.
Più volte la Corte di Cassazione ha chiarito che deve prevalere sempre l’accertamento concreto dei fatti. In sostanza, non basta un sospetto: occorre verificare caso per caso la reale natura del bonifico. Tuttavia, l’onere della prova resta in capo al contribuente.
Quando il bonifico è stato considerato lecito
Un esempio concreto arriva dalla Puglia, dove l’Agenzia delle Entrate aveva chiesto chiarimenti su cinque versamenti diretti a una società con socio unico. Due di questi bonifici provenivano dalla madre pensionata dell’imprenditore e dalla sorella, dipendente pubblico.
In primo grado, la Commissione provinciale di Bari aveva dato ragione al Fisco. In Appello, però, la decisione è stata ribaltata: i giudici hanno riconosciuto che le somme erano pienamente tracciabili e riconducibili a redditi già tassati. I versamenti sono stati qualificati come pagamenti di tipo solidaristico nei confronti del familiare.
Il principio affermato è chiaro: all’interno di una famiglia, il sostegno economico è un fatto fisiologico. Un bonifico ricevuto da un parente stretto non può essere automaticamente considerato reddito occulto, purché sia possibile ricostruirne con precisione la natura.
L’importanza della causale nel bonifico parlante
Per evitare contestazioni, è fondamentale dimostrare la finalità della transazione. Un ruolo decisivo è svolto dalla corretta compilazione della causale, passaggio obbligatorio prima di effettuare un bonifico.
Indicazioni semplici ma precise come “regalo”, “sostegno familiare” oppure “aiuto per acquisto auto” possono contribuire a chiarire immediatamente il motivo del trasferimento. Specificare la natura solidaristica del pagamento aiuta a ridurre il rischio di accertamenti e a prevenire possibili equivoci.
In un contesto in cui i controlli fiscali sono sempre più attenti ai flussi finanziari, la trasparenza diventa la migliore tutela. Un bonifico tra parenti resta un gesto legittimo e naturale, ma è sempre consigliabile accompagnarlo da una causale chiara e da documentazione coerente, così da evitare spiacevoli sorprese in caso di verifica.
Enrico Foscarini, 13 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


