Il bonus Giorgetti 2026 torna al centro dell’attenzione dopo i chiarimenti forniti dall’Inps con le nuove circolari applicative. Si tratta dell’incentivo destinato ai lavoratori dipendenti che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata, scelgono di restare al lavoro e rinviare l’uscita, ottenendo in cambio un vantaggio economico immediato in busta paga. La misura, prorogata dalla Legge di Bilancio 2026, punta a favorire la permanenza dei lavoratori più esperti e allo stesso tempo a ridurre la pressione sui conti previdenziali, introducendo un meccanismo di liquidità mensile legato ai contributi.
Cosa prevede l’incentivo
Il cuore del bonus Giorgetti è la possibilità per il lavoratore di ricevere direttamente in busta paga la quota dei contributi previdenziali a proprio carico. In pratica, chi decide di non andare in pensione anticipata può ottenere ogni mese il 9,19% della retribuzione lorda, cioè la parte dei contributi IVS normalmente versata all’Inps.
L’Istituto ha chiarito che questa somma è esentasse e “non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente”, trasformando così una quota previdenziale in reddito immediatamente disponibile. Il meccanismo rappresenta una scelta strategica per chi preferisce aumentare lo stipendio mensile invece di incrementare il montante contributivo destinato alla pensione futura.
I requisiti
La Manovra 2026 ha ridefinito i requisiti dopo la fine di Quota 103, limitando l’accesso al bonus a chi matura specifiche condizioni contributive e anagrafiche. L’incentivo è riconosciuto ai lavoratori dipendenti iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria o a forme sostitutive che abbiano raggiunto i requisiti per la pensione anticipata ma decidano di restare in servizio.
Possono accedere al bonus coloro che entro il 31 dicembre 2025 hanno maturato 62 anni di età e 41 anni di contributi, oppure chi entro il 31 dicembre 2026 raggiunge 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne). In entrambi i casi è necessario rinunciare al pensionamento anticipato e continuare a lavorare.
Come si è evoluta la misura dopo Quota 103
In origine il bonus Giorgetti era legato esclusivamente alla pensione anticipata flessibile, la cosiddetta Quota 103, ma con l’ultima Legge di Bilancio il perimetro è stato modificato. Con la mancata proroga di Quota 103 dopo il 31 dicembre 2025, il bonus resta attivo solo per chi matura i requisiti della pensione anticipata ordinaria.
Questo cambiamento ha ristretto la platea dei beneficiari, ma ha mantenuto l’obiettivo principale della misura: incentivare il rinvio della pensione attraverso un vantaggio economico immediato. L’Inps ha spiegato che l’incentivo continua a valere anche per chi aveva già maturato i requisiti entro il 2025, garantendo continuità nella transizione tra le diverse regole previdenziali.
Cosa succede all’azienda e ai contributi
La scelta di ricevere il bonus in busta paga modifica parzialmente il meccanismo contributivo. Il datore di lavoro non versa più la quota a carico del dipendente, mentre continua a pagare la propria parte dei contributi IVS per mantenere la posizione assicurativa del lavoratore.
Questo significa che il lavoratore ottiene più liquidità ogni mese, ma il montante contributivo cresce solo con la quota versata dall’azienda. Il sistema mantiene comunque la copertura previdenziale e consente di continuare a maturare diritti pensionistici fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia.
I vantaggi per i lavoratori
Il Bonus Giorgetti garantisce uno stipendio mensile più alto, esente da Irpef. L’incremento varia in base alla retribuzione:
| Retribuzione annua lorda | Aumento annuo stimato | Aumento mensile |
|---|---|---|
| 25.000 € | ≈ 2.300 € | ≈ 190 € |
| 30.000 € | ≈ 2.750 € | ≈ 230 € |
| 35.000 € | ≈ 3.200 € | ≈ 265 € |
| 45.000 € | ≈ 4.140 € | ≈ 345 € |
| 60.000 € | ≈ 5.500 € | ≈ 450 € |
Più alta è la retribuzione, maggiore è il vantaggio. In due anni di lavoro aggiuntivo, il guadagno può superare 11.000 euro netti per chi ha stipendi medio-alti.
Quando termina il bonus Giorgetti
L’incentivo non è permanente e si interrompe al verificarsi di precise condizioni. L’Inps ha chiarito che il bonus termina quando il lavoratore raggiunge l’età per la pensione di vecchiaia, oggi fissata a 67 anni e destinata ad adeguarsi alla speranza di vita dal 2027 in poi, oppure quando viene conseguita un’altra pensione diretta.
Nel pubblico impiego l’incentivo può cessare anche se il dipendente continua a lavorare oltre l’età pensionabile. Resta comunque la possibilità di revocare la scelta in qualsiasi momento: in questo caso il trasferimento dei contributi in busta paga si interrompe dal mese successivo alla richiesta.
Come fare domanda all’Inps
Per ottenere il bonus Giorgetti 2026 è necessaria una richiesta formale all’Inps. Il lavoratore deve comunicare la propria intenzione di aderire all’incentivo, consentendo all’Istituto di verificare il possesso dei requisiti per la pensione anticipata.
Entro trenta giorni dalla domanda, o dalla consegna della documentazione integrativa, l’Inps invia la risposta e, in caso di esito positivo, informa anche il datore di lavoro. Solo dopo il via libera dell’Istituto l’incentivo può essere applicato in busta paga, garantendo il trasferimento mensile della quota contributiva.
La scelta del lavoratore
Il bonus Giorgetti rappresenta uno strumento di pianificazione finanziaria oltre che una misura previdenziale. Da un lato consente allo Stato di posticipare l’uscita dal lavoro, dall’altro offre al lavoratore una forma di reddito immediato che può risultare utile negli ultimi anni di carriera.
La decisione di aderire richiede però una valutazione attenta, perché posticipare la pensione di uno o più anni aumenta lo stipendio nel presente ma riduce la crescita del montante contributivo. In questo equilibrio tra liquidità immediata e rendita futura si gioca la vera convenienza del bonus, che nel 2026 si conferma uno degli strumenti più rilevanti nel panorama delle pensioni italiane.
Enrico Foscarini, 7 aprile 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


