E NOI PAGHIAMO

Puglia a tavola: in Regione buvette milionaria e lotta per le poltrone

Un ristorante da 1,5 milioni nella sede della Regione mentre nel centrosinistra di Decaro, Emiliano e Vendola è pioggia di ricorsi per incarichi e seggi

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Ci sarà un modo ancora più semplice per capire come stanno andando le cose in Puglia: entrare nella nuova buvette della Regione e guardarsi intorno. Non per mangiare, ma per farsi un’idea della distanza tra chi amministra e chi paga. Tra rovere, design contemporaneo e suggestioni da hotel di lusso, si ha la sensazione di essere finiti in un salotto istituzionale pensato più per stupire che per sfamare. Poi arriva il conto, ed è lì che l’esperienza diventa davvero memorabile: un milione e mezzo di euro di soldi pubblici per rifare l’area ristoro. Altro che pausa pranzo, qui si celebra il potere.

Non un’idea estemporanea, ma un progetto approvato in via definitiva dal Consiglio regionale, con tanto di autorizzazione alla gara per l’affidamento dei lavori. Insomma, tovaglioli pronti e posate in mano: il banchetto può iniziare.

L’intervento riguarda 478 metri quadrati al piano terra della sede regionale di via Gentile, a Bari, con duecento posti interni e cinquanta all’esterno per godere delle proverbiali temperature miti. Tradotto: circa seimila euro al metro quadrato per mangiare dentro un palazzo pubblico.

Design, rovere e autocelebrazione

Negli atti si precisa che il progetto è un’eredità della precedente legislatura, quando Michele Emiliano regnava incontrastato. Una puntualizzazione che non assolve nessuno, perché il punto non è chi l’ha pensato ma chi oggi lo ratifica, dopo che già in autunno la cifra aveva fatto discutere in piena campagna elettorale.

E sia chiaro: non chiamatela mensa. La parola è bandita. Niente tavolini tristi o vassoi operai, ma un ristorante vero, una sala da tè accogliente e persino uno spazio eventi, nel caso sorga l’irrefrenabile bisogno di una conferenza stampa last minute del governatore o di qualche altro esponente del centrosinistra locale.

La relazione tecnica spiega che “data la rappresentatività dei luoghi, l’ingresso sarà caratterizzato dalla presenza di una parete in rovere con pannelli di diverso spessore recanti il logo della Regione Puglia”. Traduzione: il milione e mezzo serve anche a ricordare a chi paga chi sta pagando. Il colore dominante sarà il nero, scelto perché “associato all’eleganza, alla raffinatezza e al design contemporaneo”. Il nero, spiegano i progettisti, è uno sfondo neutro ma potente. Potente soprattutto nel giustificare una spesa che ha poco a che vedere con il garantire un pasto rapido a chi lavora.

All’ingresso, cinquanta sedute blu polvere e un ulivo, simbolo della Puglia, accoglieranno gli avventori. Nei vasi in pietra, alberature e arbusti ornamentali. Un Eden finanziato a carico di chi l’ulivo lo vede solo dal finestrino dell’auto.

Dalla sala da tè alla lotta per le poltrone

Mentre il nero potente trionfa e i lavori promettono di chiudersi in 150 giorni, fuori dalla buvette il clima è decisamente meno zen. Perché il centrosinistra pugliese, finita la festa elettorale, è tornato al suo sport preferito: accapigliarsi sulle poltrone.

Le elezioni regionali si sono chiuse, come da tradizione locale, con una pioggia di ricorsi al Tar di Bari. Non uno, non due, ma cinque, l’ennesima coda giudiziaria di una legge elettorale così complicata da sembrare disegnata apposta per litigare. I seggi ballano, le interpretazioni pure, e mentre i giudici studiano le carte, nei partiti si contano i posti.

Il percorso era cominciato mesi fa, quando Antonio Decaro aveva posto una condizione chiara per la sua candidatura: niente Nichi Vendola e niente Michele Emiliano in lista. Una richiesta accolta solo a metà, con Emiliano che aveva fatto un passo indietro in cambio della promessa di un assessorato. Promessa evaporata rapidamente, trasformata in una consulenza giuridica ancora sospesa, in attesa del via libera del Csm.

Nel frattempo, tra proclamazioni arrivate con cinquanta giorni di ritardo e ricorsi che puntano a spostare seggi da una circoscrizione all’altra, il quadro è quello di una maggioranza intenta a misurare centimetri di potere mentre fuori si apparecchia la sala da tè istituzionale. Qualcuno contesta il premio di maggioranza, qualcun altro sogna di rientrare in Consiglio per via giudiziaria, e c’è perfino chi spera che un cavillo riporti Vendola tra i banchi.

Il paradosso è tutto qui: mentre nella sede regionale si investono milioni per rendere più confortevole il pranzo del potere, lo stesso potere si consuma in liti, promesse mancate e ricorsi. La buvette nuova profumerà di rovere e design, la politica invece di vecchio: incarichi da spartire, equilibri da rifare, poltrone da difendere.

Alla fine resta una domanda semplice. In una Regione dove il nero è potente, l’ulivo accogliente e il tè servito con eleganza, chi paga il conto? Latte o limone lo decidono loro. Il conto, come sempre, è già deciso.

Enrico Foscarini, 9 febbraio 2026

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