All’indomani dell’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e della risposta di Teheran, il sistema del trasporto aereo internazionale si è trovato davanti alla più grave interruzione degli ultimi anni. Ieri, 1° marzo, oltre 5.000 voli sono stati cancellati tra Medio Oriente, Europa, Asia e Americhe. Gli hub di Dubai e Doha, snodi centrali dei flussi intercontinentali, sono rimasti paralizzati, mentre centinaia di aeromobili venivano dirottati o costretti a rientrare alla base.
Secondo i dati di FlightAware e Cirium, solo nei Paesi mediorientali erano programmati oltre 4.300 voli nella giornata di ieri: più di 3.500 risultano cancellati. Se si considerano anche i collegamenti in entrata e in uscita verso il resto del mondo, il numero supera abbondantemente quota 5.000. Una crisi che dimostra quanto un’operazione militare definita “mirata” possa produrre effetti sistemici su scala globale.
Uno scenario senza precedenti
Gli spazi aerei di Iran, Israele, Iraq, Qatar, Bahrein, Kuwait, Siria ed Emirati Arabi Uniti restano chiusi. Parziali limitazioni interessano Arabia Saudita, Giordania e Libano. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha invitato le compagnie a non sorvolare gran parte dell’area almeno fino a oggi, per il rischio che velivoli civili possano trovarsi coinvolti in operazioni militari.
Nel pomeriggio di sabato 28 febbraio, nel momento più critico, i tre grandi vettori del Golfo – Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways – gestivano contemporaneamente 94 aerei di lungo raggio con circa 25.000 persone a bordo. Con lo spazio aereo chiuso e carburante pianificato per rotte ordinarie, è stata una corsa contro il tempo per trovare scali alternativi.
Caos negli aeroporti europei
Cinquantatré jet sono stati dirottati verso aeroporti alternativi, anche europei. La congestione ha saturato i parcheggi disponibili, rendendo impossibile utilizzare alcuni scali come alternativa tecnica. In un dispaccio operativo, Air France ha comunicato al volo AF871 da Città del Capo a Parigi che “a seguito degli eventi tra Israele e Iran, Bruxelles, Londra Heathrow e Zurigo sono chiusi come aeroporti alternativi a causa della congestione dei parcheggi”.
Le comunicazioni radio restituiscono il clima di incertezza: “Scusate, qualcuno ci vuole dire cosa dobbiamo fare?”, chiede un pilota al proprio centro operativo nei momenti più concitati. In Australia, domenica mattina, una trentina di Boeing 777, Airbus A350 e A380 delle compagnie del Golfo risultavano bloccati tra Sydney, Melbourne e Perth, complicando ulteriormente il ripristino delle rotte.
Dubai e Doha paralizzate
La situazione più delicata riguarda Dubai. L’Aeroporto Internazionale di Dubai è stato colpito prima da un drone e poi da un missile iraniano, con danni definiti limitati ma sufficienti a fermare le operazioni. Stop anche allo scalo internazionale di Doha, cuore operativo di Qatar Airways e snodo cruciale tra Europa, Asia e Americhe.
Secondo Cirium, solo Emirates, Qatar Airways ed Etihad movimentano quotidianamente circa 90.000 passeggeri in transito nei loro hub per le rotte intercontinentali. Oltre 100.000 persone sono rimaste bloccate negli aeroporti mediorientali nella sola giornata di sabato.
Le decisioni delle compagnie aeree
Le principali compagnie hanno reagito estendendo sospensioni e cancellazioni. Lufthansa ha prorogato fino all’8 marzo lo stop ai voli per Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil, Dammam e Teheran. Ita Airways ha sospeso i collegamenti da e per Tel Aviv fino all’8 marzo, “incluso il volo AZ809 del 9 marzo”, e quelli per Dubai fino al 4 marzo, precisando che “i passeggeri possono richiedere la riprotezione su un volo alternativo o il rimborso del biglietto”.
Anche British Airways ha cancellato i voli per Tel Aviv e Bahrein per diversi giorni, avvertendo che i collegamenti con Abu Dhabi, Amman, Doha e Dubai potrebbero subire disagi prolungati. Wizz Air ha sospeso i voli verso Israele, Dubai e Abu Dhabi fino al 7 marzo. Air France ha esteso lo stop per Tel Aviv, Beirut e Dubai.
In Asia, Air India e IndiGo hanno fermato i collegamenti verso il Medio Oriente. Pakistan International Airlines ha sospeso i voli verso Emirati Arabi, Bahrein, Doha e Kuwait. Cathay Pacific ha cancellato le rotte per Dubai e Riad.
Quando riapriranno i cieli?
La ripresa procede in ordine sparso. Etihad ha indicato le 2 del mattino di oggi come possibile ripartenza. Emirates prevede una riapertura parziale questo pomeriggio, ma consente modifiche gratuite alle prenotazioni fino al 5 marzo. Qatar Airways punta alle 9 del mattino odierno per riattivare i collegamenti su Doha.
Resta però l’incognita sicurezza. Finché l’area rimarrà esposta a operazioni militari e ritorsioni, le compagnie continueranno a privilegiare rotte più lunghe e costose pur di evitare il rischio. Il risultato è già evidente: tempi di volo più lunghi, costi operativi in aumento e migliaia di passeggeri bloccati. Una dimostrazione concreta di quanto l’instabilità geopolitica, in un mondo interconnesso, abbia effetti immediati sull’economia reale e sulla libertà di movimento globale.
Enrico Foscarini, 2 marzo 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


