IL FATTO

Affitti brevi, Roma dichiara guerra al diritto di proprietà

Agli Stati Generali del Turismo della Capitale litania di Gualtieri & C. contro lo svuotamento del centro. Stretta in vista

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gualtieri

Frenare l’espansione delle strutture extra alberghiere, cioè gli affitti brevi con Airbnb e altre piattaforme. È questo uno dei principali messaggi emersi dagli Stati Generali del Turismo di Roma Capitale. Il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sul rischio di uno svuotamento del centro storico, ma non ha considerato l’effetto collaterale più insidioso: la crescente delegittimazione, politica e mediatica, del diritto di proprietà in ambito turistico, aggravata da una pressione fiscale che continua a essere agitata come soluzione universale.

Dal palco dell’Auditorium Parco della Musica il sindaco Roberto Gualtieri ha dichiarato che “noi chiediamo con forza di regolare il settore extra alberghiero”, insistendo sulla necessità di mantenere il centro abitato. Un messaggio amplificato dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, secondo cui “la mancata regolazione di alcuni fenomeni ha svuotato l’anima di Roma”, trasformando alcune zone della città in spazi “elitari”. L’assessore capitolino al Turismo Alessandro Onorato, tra i più duri nella lotta agli affitti brevi ritenuti incontrollati, vede nella revisione del regolamento un’occasione di cooperazione tra Comune e Regione.

La stangata sui piccoli proprietari

Il paradosso politico si manifesta con chiarezza nella partita nazionale sulla cedolare secca. I partiti di maggioranza spingono per riportare al 21% dal 26%la cedolare sulle prime case destinate agli affitti brevi, tentando di correggere la linea più punitiva delle prime bozze della manovra. Eppure, nello stesso momento, si alimenta una narrazione che scoraggia apertamente questa forma di utilizzo degli immobili, una convergenza trasversale che accomuna esponenti di destra e di sinistra e che rischia di colpire proprio i cittadini che esercitano una facoltà legittima legata al loro patrimonio.

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Si aggiunge poi un ulteriore elemento di ambiguità: anche la possibile stretta sugli immobili affittati, che farebbe scattare la classificazione come attività di impresa dopo tre immobili locati – rispetto ai cinque attuali – potrebbe diventare una leva per incamerare risorse utili a finanziare la stessa riduzione della cedolare al 21% per i proprietari che si appoggiano a piattaforme come Airbnb. Una manovra circolare che scarica sui proprietari un costo per poi restituirgliene una parte come presunto beneficio.

Verso quale equilibrio?

Con la riforma di Roma Capitale ancora in cantiere e la delega sul turismo destinata a passare dal Lazio al Comune, la Regione resta un interlocutore centrale per definire norme transitorie e nuovi parametri. Tuttavia qualsiasi riforma, per essere equa, dovrebbe partire da un principio semplice: non si può proteggere il tessuto urbano minando il diritto di proprietà né punendo chi affitta in modo legittimo e trasparente.

È il mercato a determinare gli equilibri, quindi non c’è nessun pretesto per un accanimento fiscale e regolatorio che rischia di soffocare un settore ormai fondamentale per l’economia della Capitale.

Enrico Foscarini, 25 novembre 2025

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