Il 2025 avrebbe dovuto essere l’anno della rinascita dell’impero di Chiara Ferragni, e invece arriva con un nuovo macigno: la richiesta di 20 mesi di reclusione per truffa aggravata nel procedimento sul Pandoro-gate. Una vicenda che continua a riscrivere il destino del brand Chiara Ferragni ben oltre il piano giudiziario, arrivando a incidere sul cuore del suo sistema economico.
Nel bilancio 2024 i primi scricchiolii
I numeri parlano chiaro. Le due società operative dell’influencer, Tbs Crew e Fenice, hanno chiuso il 2024 con un passivo complessivo di 5,7 milioni. Le perdite sono la naturale conseguenza di un anno definito di “pausa operativa”, ma anche della tempesta giudiziaria che ha congelato collaborazioni, contratti e fiducia del mercato.
Fenice, già reduce dai 6,9 milioni di rosso nel 2023, ha visto precipitare il fatturato a 2,1 milioni, dopo lo stop di molte iniziative commerciali. È un marchio che negli ultimi due anni ha bruciato oltre 10 milioni, mentre la controllata Fenice Retail – dopo aver accumulato più di 1,2 milioni di perdite in due anni – è stata messa in liquidazione.
Chiara Ferragni ha coperto quasi integralmente l’aumento di capitale da 6,4 milioni, diventando azionista al 99,8% e dichiarando sui social che questa è «la scelta di rimettere le mani sulla mia storia». Un atto di fede, ma anche un’ammissione della fragilità del suo ecosistema imprenditoriale.
Tra contenziosi e fratture interne
Il fronte giudiziario non riguarda solo il pandoro. Il marchio Ferragni è incagliato in una rete di controversie che pesano sul bilancio come macigni. La più pesante è quella con Safilo, che chiede 5,9 milioni dopo la rescissione della licenza. Fenice, dal canto suo, pretende 3,65 milioni per “importi dovuti” e danno d’immagine.
A complicare il quadro c’è il socio di minoranza Pasquale Morgese, oggi allo 0,2% dopo l’aumento di capitale, che ha impugnato bilanci e delibere contestando la gestione e il fondo rischi, dove emergono ulteriori nodi: il contenzioso con Swinger International, il recesso di Angelini dalla licenza dei profumi, la risoluzione anticipata con Monnalisa per la linea bambino.
Il terremoto manageriale
La ricostruzione del brand passa anche dalla rivoluzione interna. L’uscita del manager Fabio Maria Damato, storico artefice dell’industrializzazione dell’immagine Ferragni, ha segnato l’avvio di un nuovo corso. Un riassetto in cui ha preso un ruolo operativo la madre Marina Di Guardo, che ha assunto deleghe dentro la holding Sisterhood.
Dietro le righe si legge un ritorno all’unità familiare, una gestione più diretta dopo la fine del matrimonio con Fedez e dopo scelte manageriali che la stessa Ferragni sembra voler rimettere in discussione. Lo stesso Damato ha scritto: «non sono stato licenziato», ma la percezione è quella di un reset totale dell’area strategica.
L’immagine che si sgretola
L’impero Ferragni nasce dall’immagine e mai come ora l’immagine traballa. Lo racconta perfettamente il marketing dei suoi prodotti tra “promo” e super-sconti: bomber, trolley, rossetti dimezzati di prezzo con un effetto più da ipermercato che da “affordable luxury”.
L’editoriale odierno di Repubblica ha definito la Ferragni «un’icona di stile in svendita». È una sintesi amara ma efficace della parabola di un brand che fino a un anno fa sembrava inattaccabile. Dal Pandoro-gate l’influencer ha perso oltre un milione di follower e le sue società hanno sborsato complessivamente 3,4 milioni tra sanzioni e donazioni riparative.
Una strategia di sopravvivenza
Ora Chiara Ferragni usa una strategia di basso profilo, lontana dal clamore, con un’immagine più sobria, una relazione non esibita e una vita comunicata con maggiore misura. È il tentativo di ricostruirsi una reputazione dopo il crollo del mito.
Fenice, il nome della sua società principale, è oggi più che mai un auspicio. E non solo per lei: ne va della tenuta finanziaria dell’intera architettura costruita negli ultimi dieci anni. La domanda, però, resta aperta: l’impero Ferragni può davvero risorgere dalle proprie ceneri o sta entrando nella fase finale del suo ciclo?
Enrico Foscarini, 26 novembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


