
La nuova offensiva della Commissione europea contro Meta, la società di Mark Zuckerberg proprietaria di Facebook e Instagram, conferma una traiettoria ormai evidente: Bruxelles continua a sfruttare ogni emergenza politica o sociale per rafforzare il proprio controllo normativo sullo spazio digitale. Questa volta il bersaglio ufficiale è la protezione dei minori sotto i 13 anni, ma dietro la retorica securitaria si nasconde l’ennesima espansione del Digital Services Act (DSA), uno strumento sempre più invasivo che rischia di comprimere libertà economiche, autonomia individuale e innovazione.
Che bambini e adolescenti debbano essere tutelati online è questione seria. Ma trasformare questo principio in una gigantesca macchina burocratica europea significa consegnare a funzionari non eletti un potere crescente sulla vita digitale di centinaia di milioni di cittadini. La Commissione sostiene che Meta starebbe facendo “ben poco” per impedire ai minori di accedere alle piattaforme, ma la soluzione proposta appare coerente con l’approccio ormai consolidato di Ursula von der Leyen: più regolazione, più sorveglianza, più centralizzazione.
Il DSA si conferma una legge liberticida
Il punto politico centrale è proprio questo: il DSA nasce formalmente per creare uno spazio digitale più sicuro, ma nella pratica si sta trasformando in una normativa liberticida che amplia enormemente il margine d’intervento delle istituzioni europee sulle piattaforme private. Non si tratta più soltanto di garantire trasparenza o combattere attività illegali, ma di imporre standard politici, sociali e perfino culturali a colossi tecnologici che diventano bersagli ideologici.
La pretesa di Bruxelles che Meta debba rivedere continuamente la propria “valutazione dei rischi”, modificare algoritmi, verificare identità e rafforzare sistemi di controllo apre la porta a una pericolosa normalizzazione della verifica digitale su larga scala. L’introduzione parallela di applicazioni europee per la verifica dell’età, presentate come strumenti innocui e rispettosi della privacy, rischia invece di creare nuove infrastrutture di controllo centralizzato che potrebbero facilmente estendersi ben oltre l’obiettivo dichiarato.
In altre parole, il problema non è la necessità di proteggere i minori, ma il fatto che l’Ue utilizzi tale protezione come giustificazione per consolidare un apparato regolatorio sempre più pervasivo.
L’Europa dichiara guerra alle Big Tech
L’attacco a Meta non è un episodio isolato, ma si inserisce in una strategia ormai chiarissima fatta di procedimenti seriali, multe miliardarie e pressione regolatoria costante. Negli ultimi anni Meta è stata colpita con una sanzione record da 1,2 miliardi di euro per il trasferimento dei dati verso gli Stati Uniti, con quasi 800 milioni di euro per il caso Facebook Marketplace, con 390 milioni per la pubblicità personalizzata su Facebook e Instagram, oltre a ulteriori centinaia di milioni per violazioni legate a WhatsApp e data leak.
Ora, con il nuovo procedimento sui minori, Bruxelles prepara potenzialmente un ulteriore colpo che potrebbe arrivare fino al 6% del fatturato annuo globale del gruppo. Si parla quindi non più di semplice regolazione, ma di una pressione economica gigantesca che assume sempre più i contorni di una guerra politica e commerciale contro i grandi operatori americani.
Il problema è che questa escalation non sta producendo un ecosistema europeo più competitivo. Apple è stata costretta ad aprire iOS, Google è stata sanzionata per miliardi, Amazon e Microsoft restano sotto inchiesta continua, mentre l’AI Act rallenta l’introduzione di nuove tecnologie avanzate. Tuttavia, l’Europa continua a non generare campioni tecnologici comparabili.
Invece di creare condizioni fiscali, normative e industriali favorevoli alla nascita di nuovi giganti digitali europei, Bruxelles sembra aver scelto la strada più semplice: tassare, limitare e punire chi domina già il mercato. È una strategia difensiva, non espansiva.
Il risultato rischia di essere devastante: le Big Tech continueranno probabilmente a operare, scaricando costi e adattamenti sui consumatori, mentre saranno soprattutto startup, Pmi innovative e nuovi investitori a subire il peso di un continente sempre più burocratizzato.
Ursula von der Leyen e la tentazione dirigista
Sotto la guida di Ursula von der Leyen, la Commissione ha progressivamente assunto una postura dirigista che considera il mercato digitale non come spazio di libertà e concorrenza, ma come settore da disciplinare politicamente. DSA, DMA e AI Act compongono un mosaico normativo che rischia di soffocare la competitività europea proprio mentre Stati Uniti e Asia accelerano sull’innovazione.
L’idea che Bruxelles possa costruire sovranità digitale principalmente attraverso multe, restrizioni e imposizioni burocratiche appare economicamente fragile e politicamente miope. La sovranità non nasce dall’ostilità verso il mercato, ma dalla capacità di creare ecosistemi competitivi.
Punire sistematicamente i grandi operatori stranieri può generare consenso politico immediato, ma non produce automaticamente sviluppo industriale europeo. Al contrario, può scoraggiare investimenti, rallentare l’adozione tecnologica e rafforzare la percezione di un’Europa sempre più chiusa e ostile al dinamismo economico.
Proteggere i minori senza demolire la libertà
Il nodo reale dovrebbe essere responsabilizzare famiglie, scuole, piattaforme e utenti senza trasformare Internet in uno spazio sottoposto a crescente supervisione governativa. La protezione dei minori è fondamentale, ma non può diventare la leva per introdurre modelli di identificazione obbligatoria, filtraggio centralizzato o sorveglianza normativa permanente.
Meta, come ogni grande piattaforma, ha responsabilità concrete. Ma l’approccio europeo continua a confondere tutela con controllo e sicurezza con regolazione espansiva. In questo scenario, il rischio maggiore è che a perdere siano non solo le Big Tech, ma soprattutto i cittadini europei, sempre più intrappolati tra paternalismo istituzionale e limitazione delle libertà digitali.
L’ennesimo procedimento contro Meta rappresenta molto più di una disputa tecnica sull’accesso dei minori ai social network. È un nuovo capitolo della più ampia offensiva con cui la Commissione europea cerca di ridefinire gli equilibri del digitale globale attraverso regolazione aggressiva e centralizzazione politica.
Se l’obiettivo è davvero costruire un’Europa più forte, competitiva e libera, servirebbero meno crociate ideologiche contro le Big Tech e più fiducia nell’innovazione, nel mercato e nella responsabilità individuale. Altrimenti il rischio è evidente: mentre Bruxelles combatte i giganti americani, l’Europa potrebbe ritrovarsi con meno libertà, meno crescita e ancora meno rilevanza tecnologica.
Enrico Foscarini, 29 aprile 2026
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).