IL CASO

Pensioni, Tfr e Rc Auto: nella manovra cambia tutto

Dopo lo scontro nella maggioranza, l'emendamento del governo riscrive per la terza volta le misure su previdenza, incentivi alle imprese e assicurazioni

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Giorgetti giovane

Il nuovo emendamento del governo alla manovra, depositato stamattina in Commissione Bilancio del Senato dopo una lunga notte di lavoro della Ragioneria, riscrive alcuni capitoli chiave della Fiananziaria e mette in sicurezza il testo dopo le forti tensioni politiche esplose nella maggioranza, in particolare sul fronte delle pensioni. Il provvedimento è ampio e interviene su previdenza, imprese, grandi opere, politiche del lavoro e coperture, con effetti finanziari rilevanti soprattutto tra il 2026 e il 2027.

La scelta del maxi-emendamento arriva dopo il vertice di Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni, Giancarlo Giorgetti, Matteo Salvini e Antonio Tajani, convocato per evitare che lo scontro interno, innescato dalle resistenze della Lega su ogni intervento che potesse anche solo indirettamente toccare l’età pensionabile, facesse deragliare l’intera manovra. La premier ha chiesto di “darsi una calmata e tornare a ragionare”, mentre il ministro dell’Economia ha incassato il sostegno politico di Meloni, pur restando sotto pressione dal suo stesso partito.

Previdenza, Tfr e adesione automatica ai fondi complementari

Uno dei capitoli più rilevanti dell’emendamento riguarda la previdenza complementare. A partire da luglio viene introdotto un meccanismo di adesione automatica per tutti i neoassunti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici. Il lavoratore avrà sessanta giorni di tempo per rinunciare oppure per scegliere un fondo diverso; in assenza di una decisione esplicita, il Tfr confluirà automaticamente in un fondo pensione, negoziale o residuale INPS.

La misura è accompagnata dall’ampliamento del Fondo Tesoreria Inps, al quale dovranno versare il Tfr anche le aziende che raggiungono determinate soglie dimensionali. In via transitoria, nel biennio 2026-2027 l’obbligo scatterà per i datori di lavoro con almeno 60 dipendenti, mentre dal 2032 la soglia verrà abbassata a 40 addetti. Secondo la Relazione tecnica, la platea potenziale è pari a 2,5 milioni di lavoratori, con un monte retributivo che nel tempo supera i 70 miliardi di euro. Nel breve periodo l’effetto per i conti pubblici è positivo, perché i flussi di Tfr alimentano le casse del Fondo Tesoreria.

Nello stesso capitolo previdenziale viene però cancellata la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia anticipata cumulando la rendita dei fondi complementari per raggiungere la soglia minima dell’assegno. Una scelta che genera risparmi crescenti sulla spesa pensionistica, da 12,6 milioni nel 2026 fino a oltre 130 milioni nel 2035, e che ha contribuito ad accendere lo scontro politico con la Lega.

Imprese, Transizione 4.0 e incentivi alle aggregazioni

Il maxi-emendamento rafforza in modo significativo il capitolo imprese, riportando in campo le risorse per Transizione 4.0 e per i crediti d’imposta. Nello stato di previsione del Mef viene istituito un Fondo da 1,3 miliardi di euro per il 2026, destinato ad aumentare le dotazioni delle misure a favore delle imprese. Le risorse potranno essere utilizzate, per investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2025, per incrementare i limiti di spesa dei crediti d’imposta, da fruire nel 2026 tramite compensazione F24.

Vengono inoltre potenziati gli incentivi per i processi di aggregazione delle imprese e la tutela occupazionale. Il tetto massimo dei benefici sale nel 2027 da 21,9 a 24,1 milioni di euro, mentre nel 2028 l’incremento è ancora più marcato, passando da 3,5 a 12,2 milioni. Una correzione che recepisce le richieste del mondo produttivo dopo le incertezze emerse nei giorni scorsi.

Zes e agricoltura: credito d’imposta rafforzato

Nel pacchetto per le imprese trova spazio anche la Zes Agricoltura. Per il 2025 viene garantita una copertura da 133,3 milioni di euro, che consente di rideterminare la percentuale del credito d’imposta per micro, piccole e medie imprese agricole e forestali al 58,78%. La misura viene prorogata al 2026 con uno stanziamento aggiuntivo di 50 milioni. Alle imprese che hanno presentato la comunicazione integrativa a fine 2025 spetta inoltre un contributo aggiuntivo pari al 14,62% del credito richiesto, utilizzabile nel 2026.

Mobilità, lavoro e grandi opere

Sul fronte delle politiche pubbliche, l’emendamento autorizza una spesa di 200 milioni nel 2026 e 150 milioni nel 2027 per interventi in materia di mobilità, mentre il Fondo Occupazione viene rifinanziato con 150 milioni annui nel biennio 2026-2027, confermando l’impianto complessivo già previsto.

Per le grandi opere, il governo rimodula il finanziamento del Ponte sullo Stretto di Messina, spostando 320 milioni al 2032 e 460 milioni al 2033. La Relazione tecnica chiarisce che l’operazione tiene conto dell’aggiornamento dell’iter amministrativo e non modifica il valore complessivo dell’opera. Viene inoltre rifinanziato il Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche con 600 milioni nel 2026 e 500 milioni nel 2027, mentre il Piano Casa scende a 100 milioni annui per il 2026 e il 2027, meno rispetto alle ipotesi iniziali.

Coperture: acconto Rc Auto e tagli mirati

Tra le principali coperture spicca l’introduzione dell’acconto sul contributo Rc Auto. Gli assicuratori dovranno versare entro il 16 novembre un anticipo pari all’85% del contributo dovuto per l’anno precedente. La Relazione tecnica chiarisce che “l’acconto versato in un determinato anno può essere scomputato, a partire dal successivo mese di febbraio, dai versamenti dell’annualità successiva” e che il meccanismo è coerente con la struttura vigente della contribuzione Ssn. L’effetto sui conti è concentrato nel 2026, con un maggior gettito stimato in circa 1,3 miliardi di euro, mentre dal 2027 il sistema andrà a regime senza ulteriori entrate extra.

Sul versante della spesa, il Fondo per i farmaci innovativi viene ridotto di 140 milioni di euro annui a partire dal 2026, mentre l’abrogazione di una norma del 2011 contribuisce a generare economie nel medio-lungo periodo sulla spesa pensionistica.

Una manovra salvata sul filo

Il nuovo emendamento rappresenta il punto di caduta di una trattativa politica complessa. Giancarlo Giorgetti, sotto attacco interno, ha incassato il sostegno della premier, che ha fatto filtrare come la questione fosse “interna alla Lega”, mentre Matteo Salvini ha continuato a ribadire che “di aumenti, anche minimi, sull’età pensionabile non se ne parla”. Ma l’amarezza del ministro dell’Economia (“Per carattere prendo le responsabilità di mettere toppe per altri… ma c’è un limite” è stato il suo sfogo) non è solo “legata” al voltafaccia del Carroccio che era stato previamente informato della stretta sulle pensioni, ma anche alla scarsa lucidità del Mimit nel gestire i Fondi Transizione 4.0 e 5.0 che si sono trovati improvvisamente (e improvvidamente) scoperti, evidentemente per carenze nella gestione degli stessi. È ovvio che in questo caso la responsabilità politica sia del titolare Adolfo Urso. La manovra è ora all’esame della commissione Bilancio del Senato, con un calendario serrato per evitare l’esercizio provvisorio e con la prospettiva, tutt’altro che remota, di una vigilia di Natale passata in Aula.

Enrico Foscarini, 20 dicembre 2025

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