La manovra 2026, approvata dal governo il 17 ottobre e ora all’esame del Senato, amplia il ricorso alle imposte sostitutive per i lavoratori dipendenti, con l’obiettivo di incentivare produttività, lavoro straordinario e rinnovi contrattuali.
Premi di produttività: aliquota all’1% e soglia fino a 5.000 euro
Il prelievo sostitutivo su premi di produttività e risultati aziendali scenderà dal 5% all’1% per le somme erogate nel 2026 e nel 2027. Sale anche la soglia massima agevolabile, da 3.000 a 5.000 euro annui. L’incentivo punta a rafforzare il legame tra produttività e retribuzione, in un Paese dove la crescita media della produttività, secondo il Cnel, è stata appena dello 0,2% annuo tra il 1995 e il 2024, contro l’1,2% dell’Ue.
Attualmente beneficiano di questi premi circa 4,7 milioni di lavoratori, per un valore medio di 1.600 euro annui. La riduzione all’1% dell’imposta potrebbe far guadagnare, in media, 64 euro in più a lavoratore.
Come funzionano i premi agevolati
Per poter usufruire della tassazione ridotta, i premi devono essere previsti da contratti aziendali o territoriali che collegano l’erogazione a incrementi misurabili di redditività, qualità, efficienza o innovazione.
Gli indicatori più usati sono il Margine operativo lordo (Mol o Ebitda), la riduzione degli scarti o dell’assenteismo, il rispetto dei tempi di consegna, fino ai più recenti obiettivi ESG, come la diminuzione dei consumi energetici e delle emissioni di anidride carbonica. Negli ultimi anni, si diffondono anche indicatori di innovazione organizzativa, come la settimana corta o il lavoro agile.
Flat tax del 15% per turni e lavoro notturno
Per il solo 2026 arriva un prelievo agevolato del 15% su somme fino a 1.500 euro per lavoratori con reddito entro 40.000 euro, relative a indennità di turno, lavoro notturno e festivo. Una misura analoga resta in vigore per i lavoratori del turismo, che già beneficiano di un trattamento integrativo esentasse del 15% per lavoro straordinario e festivo.
La stessa aliquota del 15% sarà applicata al salario accessorio dei dipendenti pubblici non dirigenti, fino a un massimo di 800 euro, a condizione che la retribuzione lorda annuale non superi i 50.000 euro.
Rinnovi contrattuali: imposta del 5% sugli aumenti
La manovra introduce inoltre un’imposta sostitutiva del 5% sugli incrementi retributivi legati ai rinnovi dei contratti collettivi firmati nel 2025 e nel 2026, applicabile ai lavoratori del settore privato con reddito fino a 28.000 euro. La norma, si legge nell’articolo 4 del testo, mira a “favorire l’adeguamento salariale al costo della vita e rafforzare il legame tra produttività e salario”.
Il taglio Irpef per tutti
Accanto alle flat tax selettive, è previsto un taglio generalizzato dell’Irpef: l’aliquota per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro passerà dal 35% al 33%, con effetti neutralizzati oltre i 200.000 euro di reddito.
La critica
Non mancano però le perplessità. Marco Leonardi, docente di Economia politica all’Università Statale di Milano, considera un errore applicare in manovra un’imposta ridotta del 5% sugli aumenti da rinnovi contrattuali. «Due lavoratori con lo stesso aumento di salario, ma di natura diversa, si troverebbero con un carico Irpef diverso. Gli incrementi dei contratti non sono parti accessorie ma fondamentali del salario: così si crea una distorsione nel sistema e si introduce una flat tax nel lavoro dipendente», ha dichiarato al Sole 24 Ore.
Leonardi riconosce che la produttività italiana cresce poco, ma sottolinea che il problema principale resta il recupero del potere d’acquisto. «Le retribuzioni reali in Italia restano inferiori di circa il 9% rispetto ai livelli del 2021. Il vero nodo è il ritardo nei rinnovi contrattuali, sia nel privato che nel pubblico», ha aggiunto.
Enrico Foscarini, 27 ottobre 2025
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