Economia

IL FATTO

Francia verso l’esercizio provvisorio

Il Parlamento non è in grado di approvare la legge di Bilancio e il deficit veleggia oltre il 5%. Debito record, spread in aumento e riforme bloccate: Parigi ora sta peggio dell’Italia

macron lecornu francia Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Non c’è stato il secondo “miracolo” di Natale per il presidente Emmanuel Macron e il primo ministro Sébastien Lecornu. Dopo l’ok sofferto alla legge di finanziamento della Sécurité sociale, che ha sospeso la riforma delle pensioni, è saltato l’ultimo tentativo di approvare il bilancio dello Stato. La Commissione paritaria mista tra deputati e senatori si è riunita per meno di mezz’ora: troppo poco per trovare un compromesso che, di fatto, non esisteva.

Si è così aperta ufficialmente la porta dell’esercizio provvisorio, un limbo istituzionale che costringerà la seconda economia dell’Unione europea, ormai sempre più simile al grande malato d’Europa, a ricorrere a una “legge finanziaria speciale”. Uno strumento tampone che consentirà allo Stato di continuare a riscuotere le imposte e a pagare stipendi e pensioni, ma che congela il bilancio 2025 anche nel 2026, lasciando il deficit ben al di sopra delle soglie di sicurezza.

Deficit oltre il 5% e debito fuori scala

Il vero nodo è proprio il disavanzo. Secondo l’aggiornamento dei conti inviato a Bruxelles, il deficit francese viaggia a 155 miliardi di euro, pari a oltre il 5% del Pil, ben lontano dal parametro europeo del 3%. Un livello che il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, ha definito apertamente pericoloso, avvertendo che mantenere il bilancio congelato porterebbe il Paese a un “deficit molto più alto del desiderato”.

A rendere il quadro ancora più fragile è il debito pubblico, che ha raggiunto quota 3.482,2 miliardi di euro, il 117% del Pil, con un aumento di 65,9 miliardi in appena tre mesi. Le previsioni non aiutano: secondo le stime, il rapporto debito/Pil potrebbe arrivare al 120% entro il 2027. Numeri che raccontano una dinamica ormai fuori controllo.

Spesa pubblica e pensioni: il tallone d’Achille di Parigi

Il fragile governo Lecornu si trova di fronte a una sfida quasi impossibile: aumentare le entrate per sostenere una spesa pubblica pari al 57% del Pil, contro il 50% dell’Italia. Il cuore del problema resta il sistema pensionistico. La Francia destina alle pensioni circa il 14% del Pil, più della media europea e ormai poco sopra l’Italia, che però da anni stringe le maglie del sistema.

L’Eliseo ha tentato ripetutamente di difendere una riforma che avrebbe innalzato gradualmente l’età pensionabile da 62 a 64 anni, ma il Parlamento frammentato e la pressione sociale hanno affossato ogni tentativo. Scioperi e proteste sono diventati la norma, fino al punto che il governo non è riuscito a far passare nemmeno l’abolizione di una singola giornata festiva lavorativa.

Rating e spread: la Francia non è più “core”

Per anni la Francia ha beneficiato di un rating in classe A e di pagamenti per interessi relativamente moderati, elementi che hanno garantito un certo margine di manovra fiscale nonostante i ritardi nel consolidamento dei conti. Ma questo scudo si sta incrinando. Il mercato dà ormai per probabile un peggioramento del rating, con il rischio di aprire un nuovo fronte di instabilità.

Un segnale è arrivato dallo spread degli OAT francesi, che storicamente oscillava intorno ai 40 punti base rispetto ai Bund tedeschi e che ha recentemente sfiorato quota 80, per poi ridiscendere intorno ai 70. Un livello comunque elevato se confrontato con quello italiano, sceso dai 240 punti del 2022 ai circa 64 punti attuali, minimi che non si vedevano da prima della crisi dei debiti sovrani.

Il confronto con l’Italia e il ruolo delle riforme

Qui sta il paradosso che molti in Francia faticano ad accettare. L’Italia, nonostante un debito-monstre, è riuscita a riconquistare credibilità grazie a riforme strutturali, in particolare sul fronte delle pensioni. Dalla riforma Fornero in poi, i conti previdenziali sono stati messi in sicurezza e la disciplina fiscale è stata riconosciuta anche dalle agenzie di rating.

È questo percorso che oggi consente al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che sulle tasse è come “la dea Kalì”, di evitare che il debito italiano finisca nuovamente nel mirino dei mercati. La Francia, invece, si trova intrappolata in un circolo vizioso simile a quello che l’Italia ha vissuto per anni: invece di investire in ricerca e infrastrutture utili alla crescita, è costretta a destinare il gettito fiscale a pensioni e interessi.

Un rischio sistemico per l’Europa

La Francia non è un’economia periferica. È uno dei pilastri del debito “sicuro” dell’Eurozona insieme alla Germania. Proprio per questo la sua deriva rappresenta un rischio sistemico. Come ha avvertito Villeroy de Galhau, oltre la soglia del 5% di deficit “la calma apparente dei mercati può rovesciarsi bruscamente”, innescando procedure europee, declassamenti del rating e il ritiro di investitori più volatili.

Non c’è più tempo. L’esercizio provvisorio è solo una toppa e ha già un costo stimato in circa 12 miliardi di euro. Senza riforme strutturali, a partire dalle pensioni, la Francia rischia di seguire il sentiero che l’Italia ha già percorso e dal quale è riuscita a uscire solo con sacrifici e serietà di bilancio. Parigi farebbe bene a prenderne atto, prima che sia il mercato a imporlo.

Enrico Foscarini, 20 dicembre 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni