Economia

IL CASO

Manovra, restano aperti i fronti pensioni e condono

A legge di Bilancio approvata restano i nodi politici irrisolti tra Lega e Fratelli d’Italia

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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A manovra chiusa restano fronti aperti di natura politica. Anzi, proprio l’approvazione della legge di Bilancio ha riportato in superficie due dossier che continuano a dividere gli alleati di governo e che promettono di tornare centrali nel prossimo futuro: pensioni e condono edilizio. Temi rimasti volutamente fuori dal testo finale, ma non dal confronto politico, dove Lega e Fratelli d’Italia continuano a misurarsi sul terreno più sensibile per il rispettivo elettorato.

Pensioni, la battaglia rinviata della Lega

Sul capitolo pensioni la Lega incassa l’ennesima battuta d’arresto. Dopo anni di promesse, il superamento della legge Fornero non solo non è arrivato, ma il sistema è stato ulteriormente irrigidito con l’eliminazione delle quote. Anche l’impegno più recente, quello di bloccare l’aumento automatico dell’età pensionabile e dei contributi, si è infranto contro i vincoli di bilancio e la sostenibilità dei conti pubblici.

L’aumento resta quindi in calendario: un mese in più nel 2027 e altri due mesi nel 2028. Una sconfitta che il Carroccio non intende però archiviare, sebbene abbia vinto contro la stretta sulle finestre mobili e sul riscatto della laurea breve. L’idea è quella di giocare la partita tra un anno, sull’ultima legge di Bilancio prima delle elezioni, tentando di cancellare almeno il primo scatto previsto. Un intervento dal costo stimato di circa 500 milioni, forse meno sfruttando il meccanismo delle finestre, che avrebbe soprattutto un valore politico: guadagnare tempo e rilanciare una battaglia simbolica.

Il condono edilizio come terreno di scontro

Se la Lega guarda alle pensioni, Fratelli d’Italia spinge invece sul condono edilizio. La premier Giorgia Meloni, forte di sondaggi che giudica molto positivi sulla manovra, sembra intenzionata a presidiare anche il campo delle sanatorie, finora più frequentato dal Carroccio. Non a caso il Piano Casa rivendicato da Matteo Salvini è stato definanziato dalla legge di Bilancio.

In questo spazio politico si inserisce l’iniziativa di FdI, che punta a riaprire il condono del 2003. Una proposta emersa a ridosso delle elezioni regionali in Campania, poi perse, e riapparsa nelle convulse ore finali di discussione sulla manovra. Non trovando spazio nel testo della legge, la misura è stata infine inserita in un ordine del giorno, con l’obiettivo di trasferirla rapidamente in un decreto o, meglio ancora, nel nuovo Testo unico dell’edilizia già all’esame del Parlamento.

Una sanatoria selettiva e il nodo Campania

L’operazione viene difesa come un intervento mirato e non come una liberalizzazione indiscriminata. “Non è un liberi tutti”, spiega da settimane Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, chiarendo che l’obiettivo sarebbe quello di chiudere i contenziosi ancora aperti nelle regioni dove il condono del 2003 non fu applicato, a partire dalla Campania. Resterebbero comunque escluse le zone rosse, le aree a rischio idrogeologico e quelle sottoposte a vincoli paesaggistici.

Manovra chiusa, partita ancora aperta

La legge di Bilancio, dunque, non ha messo la parola fine alle tensioni politiche nella maggioranza. Al contrario, ha solo rimandato il confronto su due fronti destinati a tornare centrali nei prossimi mesi. Pensioni e condono edilizio restano le leve attraverso cui Lega e Fratelli d’Italia cercheranno di rafforzare la propria identità e il proprio peso politico in vista delle elezioni.

Enrico Foscarini, 26 dicembre 2025

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