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InvestCloud licenzia tutto il team di Marghera sostituendolo con l’IA

L'azienda californiana chiude la sede veneziana. Tutto il personale è in esubero. Si riapre il dibattito su lavoro e innovazione

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La rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta già ridisegnando modelli produttivi e organizzazione delle imprese. E uno dei primi effetti concreti in Italia arriva da Marghera, dove la società americana InvestCloud ha annunciato la chiusura della sua unica sede nel Paese con il licenziamento collettivo di 37 dipendenti. La comunicazione è stata inviata alle parti sociali il 9 marzo, aprendo formalmente la procedura di riduzione del personale per la controllata italiana, nata come Finantix e acquisita dal gruppo californiano nel 2021.

La svolta strategica verso l’IA

Alla base della decisione c’è un cambio radicale di strategia industriale. Il gruppo ha spiegato che il modello organizzativo utilizzato finora, basato su team distribuiti in diversi Paesi e su soluzioni adattate ai mercati locali, non è più compatibile con la nuova direzione tecnologica. Secondo l’azienda, il modello storico “su misura”, costruito su adattamenti nazionali e squadre operative sparse in più giurisdizioni, ha prodotto duplicazioni di attività, economie di scala limitate e tempi di sviluppo più lunghi. Un assetto che, nella nuova fase dominata dall’automazione e dall’intelligenza artificiale, rischia di ridurre l’efficienza complessiva.

Per questo InvestCloud punta ora a un “riallineamento strutturale” dell’organizzazione globale, con l’obiettivo di sviluppare una piattaforma tecnologica integrata sempre più centrata sulle soluzioni di AI. In pratica, il gruppo intende abbandonare il modello di sviluppo locale per concentrarsi su pochi centri di eccellenza globali, capaci di produrre tecnologie replicabili e scalabili per il mercato internazionale.

Digital Wealth e IA: un settore in piena trasformazione

La controllata italiana operava nel settore del Digital Wealth, cioè nelle piattaforme digitali per la gestione del patrimonio e nei software dedicati alle istituzioni finanziarie. Proprio questo comparto è tra quelli più investiti dall’accelerazione tecnologica degli ultimi mesi. L’azienda parla esplicitamente di “una significativa accelerazione dei cambiamenti tecnologici”, con un’integrazione sempre più ampia di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale nei servizi di gestione patrimoniale.

In questo contesto, la personalizzazione dei prodotti per singolo Paese appare sempre meno sostenibile rispetto allo sviluppo di piattaforme standardizzate e automatizzate su scala globale. La conseguenza immediata è la chiusura della società italiana e la perdita di 37 posti di lavoro.

La reazione dei sindacati

La decisione ha provocato la reazione dei sindacati, che vedono nella vicenda un segnale di ciò che potrebbe accadere in molti altri settori tecnologici. Il segretario della Fim Cisl di Venezia, Matteo Masiero, ha commentato che “il caso InvestCloud dimostra in modo pratico come la transizione tecnologica impatti pesantemente nel lavoro, travolgendo quell’idea di tutela occupazionale e di impresa locale per cui combattiamo ogni giorno”. Secondo Masiero, quando si parla di servizi digitali e beni immateriali “i vincoli di spazio e tempo vengono meno e con essi tutto l’impianto delle tutele contrattuali, dal costo del lavoro alle protezioni sociali”.

Anche Cgil e Fiom chiedono l’apertura di un confronto istituzionale. I segretari veneziani Daniele Giordano e Michele Valentini sostengono che non si tratti solo di una riorganizzazione aziendale ma di “un caso emblematico che dimostra come l’intelligenza artificiale non sia affatto neutra”. A loro avviso, la vicenda evidenzia anche “il ritardo accumulato dall’Italia e dall’Unione europea, che oggi produce una crescente dipendenza da grandi gruppi internazionali”.

IA e lavoro: il cambiamento è già iniziato

Il caso InvestCloud si inserisce in una trasformazione molto più ampia che riguarda l’intero mercato del lavoro globale. Secondo Mustafa Suleyman, responsabile delle attività di AI di Microsoft, entro circa 18 mesi molte attività impiegatizie potrebbero essere quasi completamente automatizzate. Non significa necessariamente la scomparsa delle professioni, ma un cambiamento profondo del modo in cui vengono svolte. Professioni come avvocati, contabili o project manager potrebbero lavorare sempre più all’interno di processi produttivi ibridi, dove sistemi di intelligenza artificiale e operatori umani collaborano in catene operative altamente automatizzate.

Il vero cambiamento, però, non riguarda soltanto gli strumenti ma l’organizzazione delle aziende. Fabio Moioli, advisor di Spencer Stuart, ha spiegato che “la tecnologia è la parte facile; il vero ostacolo è il cambiamento dei processi e delle strutture dei team, che pesa per il 70% del successo”. In uno scenario ad alta automazione, il lavoro umano tende a concentrarsi sulle attività che le macchine faticano ancora a replicare: coordinamento, relazioni, supervisione e gestione delle interazioni complesse.

Il nodo delle regole e della formazione

La trasformazione tecnologica pone anche un problema istituzionale. Il diritto del lavoro continua infatti a essere basato su modelli organizzativi novecenteschi, fondati sull’equazione tra tempo di lavoro e retribuzione. Secondo la giuslavorista Claudia Ogriseg, l’intelligenza artificiale rappresenta “uno tsunami da cui stiamo cercando di proteggerci con una diga costruita da castori e nemmeno finita”. Il punto, spiega, è che non esistono ragioni giuridiche per trattare l’AI in modo diverso dalle altre innovazioni tecnologiche che hanno trasformato l’economia negli ultimi decenni.

Il vero nodo riguarda piuttosto la formazione e l’adattamento delle competenze. Le aziende devono investire nella capacità dei lavoratori di utilizzare correttamente questi strumenti, mentre le istituzioni sono chiamate a costruire regole adatte a un’economia in cui produttività e innovazione evolvono molto più rapidamente delle strutture sociali.

Una trasformazione che non riguarda solo Marghera

Nel breve periodo il caso InvestCloud rappresenta un duro colpo per il territorio di Marghera. Ma la questione va oltre la singola vertenza industriale. La combinazione tra automazione, piattaforme globali e intelligenza artificiale sta già spingendo molte imprese a ripensare il proprio modello organizzativo, riducendo le strutture locali e centralizzando lo sviluppo tecnologico.

La sensazione diffusa è che la transizione sia appena iniziata. Più che fermare l’innovazione, la vera sfida sarà capire come governarla, accompagnando la trasformazione del lavoro con nuove competenze, nuovi modelli organizzativi e un sistema economico capace di adattarsi a una fase di cambiamento senza precedenti.

Enrico Foscarini, 11 marzo 2026

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