Economia

L'ANALISI

Manovra, ecco la scartavetrata di tasse per salvare… il cinema

Il governo colpisce risparmiatori, consumatori e piccoli proprietari per coprire sconti, bonus e tagli ridotti. Si continua a redistribuire risorse da chi produce a chi vive di sussidi

Giancarlo Giorgetti Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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La manovra si presenta come un esercizio di redistribuzione forzata in cui il governo sceglie di aumentare la pressione fiscale su categorie circoscritte per poter attenuare altri rialzi già previsti o per finanziare nuovi interventi assistenziali e settoriali. Il risultato è un mosaico di micro-tasse che rimettono risorse nelle mani dello Stato per poi redistribuirle secondo priorità politiche, spesso confermando l’idea che il sistema pubblico si legittimi ampliando la funzione di trasferimento da chi produce a chi riceve benefici senza alcuna correlazione con la produttività.

Tobin Tax raddoppiata

Il governo interviene sulle transazioni finanziarie raddoppiando la Tobin Tax, portando l’aliquota allo 0,2% sui mercati regolamentati e allo 0,4% fuori mercato, mentre sulle operazioni ad alta frequenza sale allo 0,04%. La relazione giustifica l’aumento come misura necessaria per compensare la riduzione della platea delle società coinvolte dall’inasprimento della tassazione dei dividendi, scelta che da sola non avrebbe garantito le entrate previste. Il gettito stimato dal 2026 è di oltre 337 milioni, segno che una parte del mercato finanziario continuerà a essere trattata come un bancomat fiscale.

La tassa da 2 euro sui mini pacchi extra-Ue sotto i 150 euro

Arriva poi la nuova imposta sui mini pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue. Il contributo, fissato a 2 euro, viene presentato come copertura delle procedure doganali ma nei fatti rappresenta un ulteriore prelievo sui consumatori che acquistano online. La relazione spiega che applicando il contributo a ogni spedizione si producono effetti per 201 milioni annui, con entrate previste di 122,5 milioni nel 2026 e 245 milioni a regime. Un’imposta piccola nella forma, ma enorme per la platea potenzialmente colpita: 327 milioni di spedizioni. Da segnalare che oggi l’Ecofin ha approvato l’applicazione di un dazio doganale fisso di 3 euro sui piccoli pacchi (di valore inferiore a 150 euro) che entrano nella Ue, principalmente tramite commercio elettronico, a partire dal 1° luglio 2026. Insomma, la tassa contenuta in manovra ha già la benedizione dell’Unione europea. Per il Codacons si tratta di una stangata da 13,8 miliardi di euro ai danni dei consumatori.

Banche e assicurazioni, resta l’aumento Irap

Nel settore finanziario viene confermato l’aumento dell’Irap di 2 punti percentuali per banche e assicurazioni. La riformulazione del testo introduce una franchigia di 90mila euro sulla maggiore imposta per i periodi d’imposta 2027 e 2028, così da escludere i soggetti con minore base imponibile. Contestualmente si riducono le quote di compensazione del maggior reddito con perdite e Ace, generando un incremento di gettito di 305 milioni nel 2026 e 300 nel 2027. Anche qui si interviene in modo selettivo, concentrando il prelievo su una parte del settore per coprire altri interventi di manovra.

Rc Auto: imposta quintuplicata sulle componenti infortuni

Una delle misure più incisive riguarda la Rc Auto, dove l’imposta passa dal 2,5% al 12,5% sulle componenti relative a infortuni del conducente e assistenza stradale per i contratti dal 1° gennaio 2026. Le compagnie saranno obbligate a restituire al contraente almeno due terzi della maggiore imposta, ma resta il fatto che il gettito previsto è di 115 milioni a partire dal 2026. Una scelta che scarica sul settore assicurativo e sugli utenti un altro pezzo di copertura.

Affitti brevi: regime d’impresa dal terzo

Sul fronte immobiliare, la cedolare secca torna al 21% ma solo sul primo immobile. Dal secondo sale al 26%, mentre dal terzo scatta automaticamente il regime d’impresa. Tra Irpef, Ires, Iva e obblighi aggiuntivi lo Stato potrebbe incassare fino a 500 milioni, anche se la relazione tecnica prevede addirittura un minor gettito di 100 milioni dal 2028, segno che l’inasprimento potrebbe scoraggiare l’attività invece che aumentarne la produttività fiscale.

Tante tasse per salvare… il cinema

A completare il quadro ci sono le misure che assorbono parte delle risorse ricavate. La stretta sui dividendi per le holding viene sensibilmente ammorbidita limitando le esclusioni ai casi di partecipazioni oltre il 5% o di importo superiore ai 500mila euro. Il gettito stimato crolla così da oltre 700 milioni a poco più di 35 milioni. Arriva poi un nuovo bonus libri per le scuole secondarie destinato alle famiglie con Isee sotto i 30mila euro. Attivato, inoltre, un fondo rotativo di complessivi 25 milioni in 5 anni dal 2027 al 2031 a copertura del rischio di morosità incolpevole. Infine, per il cinema viene ridotto il taglio al Fondo 2026 da 150 a 90 milioni, mentre resta invariata la sforbiciata da 500 milioni per il 2027, confermando ancora una volta un settore trattato più come ambito da sostenere con fondi pubblici che come un’industria autonoma.

Una manovra che distribuisce più che riformare

Il quadro complessivo descrive una manovra che non riduce realmente il carico fiscale ma lo redistribuisce in modo chirurgico, colpendo categorie specifiche per mantenere in vita bonus e agevolazioni che alimentano la dipendenza dallo Stato. Un equilibrio fragile che rischia di pesare su chi produce e investe, mentre le risorse continuano a fluire verso sussidi e interventi che non incidono sulla crescita.

Enrico Foscarini, 12 dicembre 2025

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