Economia
IL FATTO

Ponte Morandi, Castellucci condannato a 12 anni

A otto anni dal crollo la sentenza. Alla vigilia Aspi aveva rotto il silenzio con una lettera di scuse ai familiari

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A quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi, che il 14 agosto 2018 costò la vita a 43 persone, il tribunale di Genova ha emesso la sentenza di primo grado. Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi) al vertice della società dal 2005 al 2019, è stato condannato a 12 anni di carcere per crollo colposo e omicidio stradale, con l’assorbimento del reato di omicidio colposo semplice. La procura, rappresentata dai pm Walter Cotugno e Marco Airoldi, aveva chiesto 18 anni e 6 mesi.

La sentenza arriva a poche ore da un gesto che ha anticipato l’attenzione mediatica sul verdetto. Arrigo Giana, attuale ad di Aspi, ha infatti rotto il silenzio della società con una lettera in cui ha chiesto scusa ai familiari delle vittime. “In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani”, ha scritto Giana, ricordando di essere stato “uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione” nei momenti del crollo.

Le altre condanne del processo

Il procedimento, che ha visto alla sbarra 57 imputati tra ex vertici, manager e tecnici di Aspi e Spea (la società di manutenzioni satellite di Aspi) oltre a ex dirigenti e consulenti del ministero delle Infrastrutture, si è chiuso con diverse altre condanne. Michele Donferri Mitelli, ex responsabile manutenzioni di Aspi, è stato condannato a 11 anni (contro i 15 anni e 6 mesi richiesti). Paolo Berti, ex numero due della società, ha ricevuto 5 anni e 6 mesi (la richiesta era di 12 anni e 6 mesi), mentre la stessa pena è stata comminata ad Antonino Galatà, ex ad di Spea, a fronte di una richiesta di 7 anni. Per Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza del ministero delle Infrastrutture, la condanna è stata di 5 anni, contro i 10 chiesti dall’accusa.

Per l’accusa, ai vertici di Aspi sarebbe da ascrivere una politica di contenimento dei costi di manutenzione, mentre al ministero un difetto di controllo sulla rete autostradale in concessione. Le difese hanno invece insistito sulla tesi di un difetto costruttivo occulto negli stralli del ponte, non rilevabile con le verifiche allora disponibili. Lo stesso Castellucci, in una recente dichiarazione, ha parlato del crollo come di “un tumore senza sintomi”, ribadendo di non aver mai voluto attuare tagli sulla sicurezza e sottolineando di essere “responsabile ma non colpevole” in una struttura organizzativa complessa come quella di Aspi.

Castellucci sconta già una condanna definitiva a 6 anni per il crollo del viadotto di Acqualonga, ad Avellino, dove nel 2013 un autobus precipitò nel vuoto causando 40 vittime: si trova detenuto nel carcere di Opera.

Una società che oggi è un’altra cosa

Nella sua lettera Giana ha voluto sottolineare come Aspi, pur “preservando la sua storia e il suo nome” a memoria di quanto accaduto, sia oggi una realtà profondamente diversa rispetto al 2018. Dopo l’uscita dei Benetton dall’azionariato, la società è passata sotto il controllo pubblico, con nuovi azionisti e una nuova dirigenza che, spiega l’ad, lavora quotidianamente per il monitoraggio della rete, la pianificazione degli interventi e la prevenzione dei rischi. “A nome del gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi”, ha scritto Giana, consapevole che “il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”.

Il comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, tramite la presidente Egle Possetti, ha definito le scuse tardive rispetto ai fatti, osservando che dai vertici della società sono arrivate finora solo “sotto la pressione degli eventi” e che alle parole dovrebbero seguire “fatti concreti” e una comunicazione più efficace nel tempo.

Resta ora da capire quali saranno le prossime mosse legali, con la possibilità di ricorsi in appello da parte di difese e accusa sui singoli capi di imputazione.

Enrico Foscarini, 16 luglio 2026

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