Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina continua a muoversi tra rilanci politici e rallentamenti istituzionali. Dopo i rilievi della Corte dei Conti e le osservazioni del Quirinale, è arrivato anche il freno della Ragioneria generale dello Stato, che ha chiesto modifiche al decreto Infrastrutture approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 5 febbraio. Un nuovo capitolo in una vicenda che da mesi alterna accelerazioni e stop burocratici lungo il percorso che dovrebbe portare all’avvio dei cantieri del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia.
Nel frattempo il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha scelto di abbassare i toni e rinunciare alle scadenze. “Sui lavori del Ponte di Messina non do più scadenze mensili, perché ho imparato che tra ricorsi, controricorsi, Corte dei Conti e comitati del no prima voglio vedere le carte”. Il target politico resta però lo stesso: “Il mio obiettivo è che questo sia l’anno dell’avvio dei lavori del benedetto Ponte di Messina”.
Il decreto torna in Cdm
Il decreto Ponte è tornato in Consiglio dei ministri per l’esame di alcune modifiche rispetto al testo deliberato a febbraio. Il provvedimento è stato inserito tra le “varie ed eventuali” dell’ordine del giorno.
Resta confermato il quadro finanziario complessivo: 13,5 miliardi di euro per la realizzazione dell’opera, con l’avvio della fase operativa previsto a partire dal 2026 e con il coinvolgimento di tutti i dicasteri interessati.
Il freno della Ragioneria
Il vero nodo riguarda però la bollinatura della Ragioneria dello Stato, chiamata a verificare la compatibilità finanziaria delle norme. Negli ultimi quattro settimane il testo è stato oggetto di limature e correzioni, alcune anche sostanziali.
In particolare, gli uffici guidati dalla ragioniera generale Daria Perrotta hanno chiesto di inserire una clausola esplicita secondo cui tutte le procedure necessarie per arrivare alla realizzazione del Ponte dovranno essere effettuate “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, utilizzando esclusivamente le risorse già disponibili.
Si tratta di una formula ricorrente nelle leggi di spesa, ma che in questo caso ha imposto una revisione del decreto e il ritorno del testo a Palazzo Chigi. Il principio è semplice: nessun costo aggiuntivo per lo Stato lungo l’iter amministrativo che dovrà portare alla nuova delibera del Cipess e al via libera definitivo.
Tra controlli e vincoli di bilancio
Il passaggio in Ragioneria è solo l’ultimo di una serie di ostacoli istituzionali incontrati dal progetto. Prima erano arrivati i rilievi della Corte dei Conti, che aveva negato il visto di legittimità alla delibera Cipess sul progetto definitivo, segnalando diverse criticità procedurali. Ancora prima, alcune ipotesi contenute nelle prime bozze del decreto avevano sollevato perplessità anche al Quirinale, in particolare sul rischio di limitare i poteri di controllo della magistratura contabile. Ora il governo ha scelto una linea più prudente: nessuna battaglia istituzionale, ma un lavoro tecnico per aggiornare il piano economico-finanziario della società concessionaria, acquisire i pareri richiesti dalle autorità competenti e predisporre la documentazione necessaria per superare definitivamente i rilievi.
Sul fronte dei costi arrivano comunque rassicurazioni dalla società concessionaria. L’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha spiegato che “non sono previsti extracosti per il Ponte”. Il quadro economico resta quello già definito: “A parità di investimento complessivo di 13,5 miliardi di euro, con il decreto Infrastrutture sono stati modulati gli importi di ciascun anno di lavori per tener conto dello slittamento dei tempi conseguente alle delibere della Corte dei conti”. In altre parole, più che un aumento della spesa si tratta di una rimodulazione dei tempi e delle procedure. Ma il dato politico resta evidente: tra controlli contabili, vincoli di bilancio e verifiche istituzionali, il percorso verso l’apertura dei cantieri del Ponte continua a essere molto più tortuoso di quanto promesso negli annunci iniziali.
Enrico Foscarini, 11 marzo 2026
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