L'ANALISI

Debito pubblico, cosa cambia dopo la promozione di Moody’s

L'upgrade cambia il quadro per l'Italia: verso un risparmio di 15-20 miliardi sulle nuove emissioni

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giorgetti moody

La promozione di Moody’s segna un passaggio fondamentale per l’Italia, soprattutto dal punto di vista del debito pubblico, perché arriva dall’agenzia considerata la più severa nelle sue valutazioni e chiude un ciclo iniziato oltre vent’anni fa. Come osserva Gian Marco Salcioli, strategist di AssiomForex, si tratta di “una promozione non scontata, perché è l’agenzia più rigorosa, ma meritata”. Meritata, ha detto al Corriere della Sera, perché “c’è stabilità politica, controllo della spesa pubblica e capacità di rendere più stabile il debito con emissioni come i Btp Valore dedicate ai risparmiatori, che sono cassettisti e tendono a tenere il titolo a scadenza”.

L’upgrade è stato in parte anticipato dai mercati, che avevano già ridotto i rendimenti: “La promozione era già stata assorbita dai mercati. I tassi del decennale sono scesi al 3,4596%, pari a 75 punti di spread, e possono essere considerati valori di approdo delle promozioni di quest’anno”, nota Salcioli. La reazione misurata è il segno di una direzione già tracciata, e confermata anche dal trend osservato da investitori internazionali, con lo spread ormai stabilmente sotto gli 80 punti base.

Effetti sui conti pubblici

Il vero beneficio, però, si vedrà nelle casse dello Stato. Secondo Salcioli, “le promozioni hanno fatto scendere il costo del debito: nel 2026, se i tassi restano così, le nuove emissioni costeranno meno nell’ordine di 15-20 miliardi”. Una riduzione significativa, che si inserisce in un percorso di ritorno sotto il 3% del rapporto deficit/Pil, condizione necessaria per l’uscita dalla procedura europea per disavanzi eccessivi.

La domanda è se i rendimenti possano scendere ancora. La risposta è positiva: “Sì, a causa dell’inflazione bassa e della crescita moderata”. Il quadro macro, inoltre, suggerisce che i mercati stiano già scontando un miglioramento della posizione fiscale del Paese, con la prospettiva di riduzione del debito nei prossimi anni.

La traiettoria del debito

Secondo le stime, il rapporto debito/Pil potrà iniziare a diminuire solo dopo aver superato l’impatto residuo del Superbonus: “Nel 2026 ci sarà l’ultima coda del Superbonus. Il debito potrebbe scendere sotto il 130% a metà del 2027”. Se il percorso sarà credibile, i mercati potrebbero muoversi in anticipo, con rendimenti in calo già nella seconda metà del 2026.

Il Tesoro potrebbe così ridurre le esigenze di finanziamento “in un range tra 70 e 50 miliardi”, un taglio del 15-20% rispetto alle emissioni abituali da 350-400 miliardi. Parallelamente, Moody’s prevede che il debito resti comunque elevato nella lunga distanza, anche se in graduale diminuzione, mentre il ministro Giancarlo Giorgetti ha salutato la promozione come “ulteriore conferma della rinnovata fiducia in questo governo e quindi nell’Italia”.

Qualcosa è cambiato

La decisione dell’agenzia chiude una fase storica in cui l’Italia era considerata il Paese più fragile del G7 sul fronte del rating. Ora la prospettiva è più stabile, anche se non priva di sfide: crescita bassa, necessità di mantenere la disciplina fiscale e un debito che continuerà a pesare sulle future valutazioni.

La promozione di Moody’s non è quindi soltanto un voto: è un cambio di clima che rende l’Italia più credibile agli occhi degli investitori globali e rafforza la percezione di una fase politica ed economica più stabile, condizione indispensabile per costruire un percorso di crescita sostenibile.

Enrico Foscarini, 23 novembre 2025

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