Economia

Reddito di Cittadinanza: vi spiego perchè è meglio non lavorare

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Nato come misura per contrastare la povertà si è trasformato in breve tempo in un sistema per sottrarre illecitamente milioni di euro allo stato. Dal 2019 al 2021 sono stati percepiti 174 milioni di euro da persone che non ne avevano diritto. Le tante storie sono un esempio

Così com’è ora il reddito di cittadinanza per molta parte non funziona: secondo gli ultimi controlli della polizia giudiziaria, tra carabinieri e Guardia di finanza, i dati forniti sono allarmanti e hanno messo sempre più in discussione le modalità con cui viene erogato questo reddito. Gli ultimi accertamenti effettuati su 87mila soggetti controllati hanno fatto emergere 4.839 irregolarità e 3.484 casi sono stati deferiti all’autorità giudiziaria.

Per molti percettori di questo reddito l’imperativo che si sono dati è quello di tirare a campare senza lavorare. “Lavorare stanca” scriveva Cesare Pavese in uno dei suoi celebri racconti: e del resto perché i tanti giovani, specie al sud, che sono disoccupati, che non vogliono nemmeno sapere dove sia un ufficio di collocamento, magari appartenenti ad una famiglia numerosa, dovrebbero cercare lavoro al posto del più comodo Reddito di Cittadinanza?

Seduti a bivaccare al bar ricevono mensilmente un assegno senza versare una goccia di sudore, avere la benché minima preoccupazione del posto, la precarietà di un impego. E se poi fanno qualche lavoretto rigorosamente in nero è un modo di svoltare la giornata senza alcun affanno. Detto in una sola parola: una pacchia.

La storia di Nicola ne è un esempio: 31 anni terzo di sei figli, padre spesso, e volentieri, disoccupato, madre casalinga. Senza un titolo di studio qualificante ha una storia di precarietà e di spostamenti dalla sua terra di origine. Lavora saltuariamente ai Mercati Generali di una grande città, senza contratto e quindi non ha un posto fisso; lavora “a chiamata” per i cosiddetti padroncini, cioè titolari di stand ortofrutticoli che lavorano frutta e verdura per conto terzi, sono cioè grossisti.

Quando lo chiamano, il pomeriggio per la notte seguente, deve presentarsi al lavoro tra le 23.30 e le 0.30 della notte. Il lavoro di Nicola era scaricare casse dai tir che arrivano ai Mercati generali: in parte con carrelli elevatori ma poi collocarle a mano in aree ben precise dello stand. Al cenno del suo capo caricare nuovamente le casse sui furgoncini, camioncini, autovetture dei titolari di negozi di frutta e verdura che si vengono a rifornire.

L’orario di lavoro finisce tra le 9 e le 10 della mattina seguente, con un’ora di pausa contrattuale non nelle ore di punta che sono tra le 4 e le 6.30 del mattino. In una settimana se lavorava 3 giorni era fortunato: il covid prima, la ripresa economica che tarda a venire poi, mance ridotte al lumicino; Nicola si è fatto quattro conti: a fine mese guadagnava al netto delle ritenute fiscali 1.190 euro con cui doveva vivere, pagare una stanza che condivide con un altro collega; un lavoro che lo ammazzava di fatica, senza posto fisso e senza prospettive.

Adesso percepisce quasi 800 euro con il Reddito di cittadinanza: circa 300 euro in meno ma, come si dice in gergo, “non alza una paglia” senza quegli orari proibitivi, senza ammazzarsi di fatica. Con la prospettiva, stando alla legge attuale, di arrivare a fino a 1.330 euro al mese per una famiglia composta da due adulti e due figli minori. Se poi riesce a fare qualche lavoretto in nero, senza stancarsi troppo, ecco che tocca e superare i 1.500, 00 euro mensili.

La storia di Nicola non è certo un caso isolato, ma è insieme a migliaia e migliaia di persone. E questo è il risultato di una legge sempre più messa in discussione, dove non ci sono sufficienti controllori per centinaia di migliaia di fruitori. Nessuno nega che occorra da noi, una rete sociale per aiutare i disoccupati ma il punto debole sta nel numero troppo esiguo di controllori a più livelli e nell’assenza di incentivi a trovare una occupazione. La quasi totalità di chi percepisce il Reddito di Cittadinanza un lavoro non solo non lo ha mai avuto ma non sembra nemmeno intenzionato a cercarlo: tanto lo stato provvede per lui.

Lorenzo Palma, 6 giugno 2022

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