Economia

IL FATTO

Riello torna italiana, Ariston batte i colossi cinesi

L'azienda torna in mani italiane con il supporto del governo. Un’operazione industriale che fa salire il titolo in Borsa

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Riello torna in mani italiane e non è solo una buona notizia industriale. Con l’acquisizione del 100% di Riello Group da Carrier Global Corporation, Ariston Group chiude un’operazione da 289 milioni di euro che assume un valore strategico ben più ampio del semplice passaggio di proprietà. È la conclusione di una partita complessa, che nelle ultime settimane rischiava di trasformarsi in un delicato dossier geopolitico, e che segna un punto a favore del cosiddetto sistema Paese.

L’operazione riporta sotto controllo nazionale uno degli asset storici della termomeccanica italiana, in un contesto in cui produrre elettrodomestici e sistemi per il comfort in Italia resta complicato per i costi dell’energia e del lavoro. Eppure, quando le imprese italiane decidono di investire con una visione industriale di lungo periodo, i risultati arrivano.

Una sfida vinta non sul prezzo ma sulla strategia

Secondo diverse ricostruzioni, la vittoria di Ariston non è dipesa dall’offerta economica. I gruppi cinesi Haier e Midea avrebbero messo sul tavolo proposte più elevate. A fare la differenza è stato il cosiddetto rischio Paese. I vertici di Carrier hanno compreso che una cessione a Pechino avrebbe probabilmente attivato l’esercizio del Golden Power, aprendo un fronte politico e istituzionale complesso.

Il timore condiviso da governo e sindacati era quello di una progressiva desertificazione produttiva. L’interesse dei gruppi asiatici sembrava infatti concentrato più sulla rete commerciale di Riello, capillare e radicata nella provincia italiana, che sulla manifattura. Il rischio era trasformare il marchio in un “cavallo di Troia” per immettere sul mercato europeo prodotti realizzati in Asia, aggirando dazi e nuove regole ambientali come il Cbam. Ariston, al contrario, ha garantito continuità industriale e mantenimento delle fabbriche.

Il ruolo del governo e le parole di Urso

Il dossier è stato seguito passo dopo passo dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il ministro Adolfo Urso ha commentato che “il Gruppo Riello, indiscusso protagonista dell’industria italiana, torna dopo anni in mani italiane. L’acquisizione da parte di Ariston Group chiude un percorso complesso, seguito in ogni sua fase dal Mimit, e segna un passaggio industriale di rilievo strategico”.

Urso ha aggiunto che si tratta di “un’operazione che rafforza la filiera del Paese, tutela l’occupazione e garantisce continuità e sviluppo alle attività produttive, nell’ambito di una strategia di crescita solida e di lungo periodo”.

I numeri di Riello e il valore industriale dell’operazione

Fondata nel 1922 a Legnago, Riello è uno dei simboli storici del distretto italiano del caldo. Il gruppo prevede di chiudere il 2025 con ricavi per circa 400 milioni di euro e un Ebitda rettificato di 35 milioni. L’acquisizione porta in dote ad Ariston circa 1.150 dipendenti, metà dei quali in Italia, e un assetto produttivo articolato che comprende gli stabilimenti di Legnago e Volpago in Veneto, Torun in Polonia, Shanghai e Mississauga in Canada.

Particolarmente rilevanti sono i centri di Ricerca & Sviluppo, soprattutto quello di Lecco, considerato un’eccellenza per l’innovazione tecnologica. L’operazione, finanziata con fondi propri, è stata chiusa a un multiplo di circa cinque volte l’Ebitda atteso al 2026, includendo sinergie a regime stimate in 25 milioni.

La strategia di Ariston e la reazione della Borsa

Per la famiglia Merloni, l’acquisizione di Riello rappresenta un tassello centrale di una strategia di crescita e reshoring già avviata. “Riello rappresenta con orgoglio un’icona italiana centenaria”, ha dichiarato il presidente esecutivo Paolo Merloni, ribadendo una visione industriale fondata su scala e innovazione per affrontare la transizione energetica. Il gruppo ha già annunciato un piano di investimenti da 500 milioni di euro in Italia entro il 2028, riportando ad esempio la produzione di pompe di calore dalla Cina allo stabilimento di Albacina.

Dal punto di vista industriale, l’integrazione è complementare. Ariston rafforza il mercato domestico unendo il proprio portafoglio ai marchi Riello e Beretta, mentre sul piano internazionale, come sottolineato dall’amministratore delegato Maurizio Brusadelli, l’operazione “rafforza la presenza in Nord America” e consente al gruppo di posizionarsi come leader globale nelle combustion technologies, ambito in cui Riello vanta un know-how distintivo sui bruciatori pronti per idrogeno e biogas.

Il mercato ha colto subito il senso dell’operazione. Fuori dal paniere principale, il titolo Ariston ha registrato un rialzo del 4,3% in Borsa, segnale di fiducia verso una strategia industriale che sceglie la strada più difficile ma anche più solida: investire in Italia, difendere la manifattura e competere su scala globale.

Enrico Foscarini, 17 dicembre 2025

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