Arriva domani sul tavolo del Consiglio dei ministri la riforma del Testo Unico dell’edilizia, un intervento destinato a riscrivere vent’anni di norme e prassi amministrative sulla casa. Come anticipato dal Giornale lo scorso 25 settembre, il governo punta a mettere fine alla frammentazione che ha trasformato l’edilizia in un campo minato, complice la competenza concorrente tra Stato e Regioni che negli anni ha alimentato divergenze interpretative e contenziosi infiniti. L’obiettivo dichiarato è la nascita di un vero Codice delle costruzioni.
Regole nazionali per superare il caos Stato-Regioni
Il nuovo Codice dovrà distinguere in modo netto quali norme spettano allo Stato e quali rientrano nella competenza regionale. La riforma introdurrà criteri nazionali per definire abusi e difformità, così da evitare che un sottotetto risulti abitabile in una regione e totalmente irregolare in quella confinante. Saranno fissati parametri minimi validi ovunque, dalle altezze ai requisiti igienico-sanitari, per restituire uniformità alle procedure.
Silenzio-assenso rafforzato
Sulla scia del decreto Salva Casa, il ddl punta a rendere perentori i tempi per il rilascio dei titoli edilizi. Se l’amministrazione non risponde, il silenzio-assenso formerà automaticamente il titolo. Per i casi più complessi, soprattutto in presenza di immobili vincolati o procedure che coinvolgono più enti, potrà intervenire una figura dotata di poteri sostitutivi, un commissario ad acta incaricato di superare l’inerzia della pubblica amministrazione.
Sanatorie più semplici
Il provvedimento dedica ampio spazio agli abusi edilizi “storici”, cioè quelli anteriori al 1967, quando i Comuni non erano ancora tenuti a dotarsi di un piano regolatore. Per queste situazioni, spesso impossibili da regolarizzare per l’assenza della doppia conformità, la riforma introduce condizioni più flessibili. Il governo chiarisce però che la sanatoria non potrà mai tradursi in una deroga alla sicurezza: le autorizzazioni saranno subordinate alla messa in sicurezza o all’adeguamento tecnico degli immobili.
Una nuova classificazione degli interventi
La riforma supera anche la tradizionale distinzione tra manutenzione straordinaria, restauro e ristrutturazione. Le opere verranno classificate in base alla loro effettiva rilevanza e impatto sul territorio, con una corrispondenza diretta tra tipologia di intervento e titolo abilitativo, che potrà essere Cila, Scia o permesso di costruire. L’obiettivo è eliminare le interpretazioni divergenti che negli ultimi mesi hanno bloccato cantieri e lasciato senza casa famiglie che avevano acquistato sulla carta.
Benefici e contributi solo agli immobili in regola
La delega interviene infine su beni vincolati e accesso alle agevolazioni fiscali. I benefici economici saranno riconosciuti esclusivamente agli immobili in piena conformità edilizia, con regole destinate a distinguere in modo netto ciò che è sanabile da ciò che non lo è.
Il governo punta così a una riscrittura profonda del settore, promettendo certezze normative, tempi rapidi e una drastica riduzione degli oneri burocratici per cittadini, professionisti e imprese.
Enrico Foscarini, 3 dicembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


