Economia

IL CASO

Rottamazione-quinquies con il rischio del buco

Se le adesioni si fossero fermate al 23%, il gettito atteso potrebbe ridursi di oltre 770 milioni l'anno

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La Rottamazione-quinquies entra nella fase decisiva. Entro il 30 giugno l’Agenzia delle Entrate-Riscossione dovrà comunicare ai contribuenti che hanno aderito gli importi da versare e soltanto allora emergeranno i numeri reali dell’operazione voluta dal governo. Nel frattempo, però, circolano indiscrezioni secondo cui le domande presentate si sarebbero fermate ad appena il 23% della platea attesa.

Si tratta di dati non ufficiali che richiedono prudenza. Tuttavia, se fossero confermati, il problema rischierebbe di non riguardare tanto i contribuenti quanto i conti pubblici. La Relazione tecnica che accompagna la legge di Bilancio 2026 aveva infatti costruito le proprie previsioni di gettito sulla base di un determinato livello di adesione. Un risultato molto inferiore alle attese imporrebbe inevitabilmente una riflessione sulla reale efficacia dello strumento.

Cosa prevedeva la Relazione tecnica

Per comprendere la portata della questione occorre partire dai numeri ufficiali utilizzati dal Ministero dell’Economia. La Relazione tecnica stimava una platea potenziale di circa 393 miliardi di euro di carichi definibili, cioè l’insieme dei debiti fiscali e contributivi affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2023.

Da questa massa enorme di crediti lo Stato prevedeva che sarebbe emerso spontaneamente circa il 3,33% dei debiti potenzialmente definibili, per un valore di 13,1 miliardi di euro. Tenendo conto degli sconti previsti dalla misura su sanzioni, interessi e aggio, il gettito netto finale atteso era stato quantificato in circa 9 miliardi di euro complessivi, distribuiti nell’arco di un decennio.

In altre parole, la Rottamazione-quinquies non era stata pensata soltanto come una misura di alleggerimento per i contribuenti ma anche come una fonte di entrate pluriennali per il bilancio pubblico.

La simulazione: cosa succede se le adesioni si fermano al 23%

Se l’indiscrezione sul 23% fosse corretta e venisse riferita al volume di adesioni atteso dal governo, lo scenario cambierebbe sensibilmente.

Invece dei 13,1 miliardi di euro di debiti che la Relazione tecnica prevedeva di intercettare, la massa effettivamente oggetto di definizione agevolata scenderebbe a circa 3 miliardi di euro. Resterebbero quindi fuori dalla procedura oltre 10 miliardi di euro di carichi che il Tesoro contava di recuperare attraverso l’adesione spontanea dei contribuenti.

Anche sul fronte del gettito le conseguenze sarebbero rilevanti. Applicando la stessa proporzione alle stime contenute nella Relazione tecnica, l’incasso netto complessivo passerebbe dai 9 miliardi previsti a poco più di 2 miliardi di euro.

La differenza sarebbe pari a quasi 7 miliardi di euro nell’intero periodo di riferimento.

Il rischio per la prossima manovra

Tradotto in termini annuali, il quadro diventa ancora più evidente. Le previsioni del governo incorporavano circa un miliardo di euro l’anno di gettito medio derivante dalla Rottamazione-quinquies.

Con adesioni ferme al 23%, l’incasso medio scenderebbe invece a circa 230 milioni di euro annui. All’appello mancherebbero quindi quasi 770 milioni di euro ogni anno.

Per chi deve costruire la prossima legge di Bilancio si tratterebbe di una differenza significativa. Le coperture previste sulla base delle stime originarie dovrebbero infatti essere riviste oppure compensate attraverso altre entrate o minori spese.

Il paradosso della riscossione

Esiste poi un secondo aspetto, meno evidente ma forse ancora più interessante. La stessa Relazione tecnica prevedeva che la definizione agevolata avrebbe sottratto una quota rilevante di crediti alla riscossione ordinaria.

In sostanza, una parte dei contribuenti che avrebbero potuto essere raggiunti da pignoramenti, fermi amministrativi o procedure esecutive avrebbe scelto la strada della definizione agevolata. Per questo motivo i tecnici del Ministero avevano stimato una riduzione della riscossione ordinaria per circa 9,7 miliardi di euro nel decennio.

Se però la partecipazione fosse davvero così bassa, il risultato sarebbe paradossale. Da un lato verrebbe meno gran parte del gettito aggiuntivo atteso dalla Rottamazione-quinquies. Dall’altro l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sarebbe costretta a tornare a puntare in misura maggiore sugli strumenti ordinari di recupero per cercare di ottenere risultati da un magazzino di crediti che continuerebbe a sfiorare i 390 miliardi di euro.

Il cantiere della pace fiscale resta aperto

Al di là delle indiscrezioni sulle adesioni, la partita della pace fiscale resta uno dei cantieri più dinamici dell’attuale legislatura. Il dossier è seguito in prima persona dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che ha fatto della riforma della riscossione uno dei cardini della più ampia riforma fiscale.

La Rottamazione-quinquies, introdotta dalla legge di Bilancio 2026, riguarda i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il primo gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. La misura consente di chiudere i debiti pagando soltanto il capitale e le spese di notifica ed esecutive, con l’azzeramento di sanzioni, interessi e aggio.

La finestra per presentare domanda si è chiusa il 30 aprile scorso. Adesso si entra nella fase operativa. Entro il 30 giugno l’Agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà ai contribuenti gli importi dovuti e dal 31 luglio scatteranno i primi versamenti. Il piano può arrivare fino a 54 rate bimestrali distribuite in nove anni, una delle dilazioni più ampie mai previste da una definizione agevolata.

La novità per Comuni e tributi locali

Nel frattempo il governo è intervenuto anche sul fronte degli enti territoriali. Il recente decreto Fiscale ha esteso la definizione agevolata alle entrate locali affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, comprese imposte e tributi come Imu, Tari, bollo auto e multe stradali.

L’adesione non sarà però automatica. Ogni Comune dovrà approvare una specifica delibera per consentire ai propri contribuenti di accedere alla procedura.

Proprio per agevolare questo percorso è intervenuto il decreto Accise-ter, che ha spostato dal 30 giugno al 31 luglio 2026 il termine entro il quale gli enti locali potranno deliberare l’adesione. Una scelta che concede più tempo alle amministrazioni e rinvia all’autunno la fase operativa per i contribuenti interessati.

Accanto a questa possibilità resta inoltre la cosiddetta rottamazione autonoma degli enti locali che non utilizzano l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questi casi i Comuni potranno costruire una propria sanatoria attraverso regolamenti interni, decidendo autonomamente modalità, rateizzazione e termini di accesso.

Le proposte bocciate e il possibile ritorno del ravvedimento speciale

Il confronto politico, comunque, è tutt’altro che concluso. Nelle ultime settimane la Lega ha tentato di ampliare ulteriormente il perimetro della pace fiscale attraverso una serie di emendamenti al decreto Accise-ter.

Tra le proposte figuravano la riapertura della Rottamazione-quater per i contribuenti decaduti, la possibilità di rientrare pagando le rate arretrate in un’unica soluzione, l’estensione della quinquies agli accertamenti e una rateizzazione decennale per chi non può accedere alle nuove misure. Sul tavolo era arrivata anche la richiesta di impedire il pignoramento dei conti correnti per i contribuenti in regola con i pagamenti.

Le proposte non hanno superato il vaglio parlamentare, ma difficilmente usciranno dal dibattito politico. Molto probabilmente torneranno a essere discusse nei prossimi provvedimenti fiscali, soprattutto se i numeri delle adesioni dovessero risultare inferiori alle aspettative.

Nel frattempo resta aperto anche il dossier relativo al ravvedimento speciale collegato al concordato preventivo biennale. La misura, sostenuta da una parte della maggioranza e trasformata in un ordine del giorno approvato dal Senato, consentirebbe ai contribuenti che aderiscono al nuovo concordato di regolarizzare annualità pregresse attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva parametrata al proprio livello di affidabilità fiscale.

I numeri veri arriveranno a fine giugno

Per ora restiamo nel campo delle ipotesi. Soltanto i dati ufficiali che emergeranno dalle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione permetteranno di capire se la Rottamazione-quinquies abbia centrato gli obiettivi indicati dal legislatore.

Se però il tasso di adesione dovesse davvero fermarsi attorno al 23% delle aspettative iniziali, la discussione sulla pace fiscale potrebbe riaprirsi molto rapidamente. Non soltanto per valutare nuove forme di definizione agevolata, ma anche perché il Tesoro dovrebbe fare i conti con un gettito significativamente inferiore rispetto a quello incorporato nelle previsioni della legge di Bilancio.

Enrico Foscarini, 14 giugno 2026

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