Per milioni di italiani residenti all’estero arriva una novità destinata a incidere sul rapporto con la sanità nazionale. Il Senato ha approvato in via definitiva la legge che consente agli iscritti all’Aire residenti nei Paesi extra Ue e non aderenti all’Efta di ottenere la tessera sanitaria italiana pagando un contributo annuale di 2.000 euro.
Il provvedimento, già approvato dalla Camera, è passato al Senato con 72 voti favorevoli, 3 contrari e 54 astensioni. L’obiettivo dichiarato è garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie durante i periodi di permanenza in Italia, superando il sistema attuale che, una volta effettuata l’iscrizione all’Aire, limita la copertura alle sole cure urgenti.
Chi potrà ottenere la tessera sanitaria
La misura riguarda in particolare gli oltre 3 milioni di cittadini italiani che vivono in Paesi extra europei. Si tratta di una platea molto ampia che comprende pensionati trasferitisi all’estero, lavoratori, ricercatori e studenti che continuano a mantenere un legame con l’Italia e vi fanno ritorno per periodi più o meno lunghi nel corso dell’anno.
Con il pagamento del contributo sarà possibile accedere alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale, compresi il medico di famiglia, i ricoveri ospedalieri e la prescrizione dei farmaci. In pratica, chi aderirà al nuovo sistema potrà utilizzare la sanità pubblica italiana durante la permanenza nel Paese senza le limitazioni previste oggi.
Quanto costa e cosa succede se non si paga
La legge stabilisce un contributo annuo di 2.000 euro per il rilascio e il rinnovo della tessera sanitaria. La cifra non è frazionabile e potrà essere aggiornata ogni anno con decreto del Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Economia, sulla base dell’andamento dei costi sanitari e dell’inflazione.
Il mancato pagamento comporterà la sospensione dell’accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale, in particolare a quelle programmabili e non urgenti. Per tornare a usufruire dei servizi sarà necessario versare sia il contributo relativo all’anno in corso sia gli eventuali arretrati maturati durante il periodo di sospensione, maggiorati degli interessi legali.
Le esenzioni previste dalla legge
Non tutti saranno chiamati a versare il contributo. I minori residenti all’estero potranno beneficiare gratuitamente dell’assistenza sanitaria italiana se almeno uno dei genitori o il tutore risulterà titolare della tessera sanitaria.
L’esenzione totale è prevista anche per i pensionati residenti all’estero che continuano a pagare le imposte alla fonte in Italia. Una scelta che riconosce come questa categoria contribuisca già al finanziamento dei servizi pubblici italiani attraverso il sistema fiscale nazionale.
Una riforma che fa discutere
La novità arriva in un Paese che negli ultimi decenni ha visto crescere costantemente il numero dei cittadini trasferitisi all’estero. Secondo gli ultimi dati Istat, gli italiani residenti fuori dai confini nazionali sono oltre 6,3 milioni. Più della metà vive in Europa, mentre poco più di 3 milioni risiede in Paesi extra Ue, dall’America all’Australia passando per Africa e Asia.
La logica del provvedimento è quella di collegare l’accesso ai servizi sanitari a una forma di contribuzione economica. Tuttavia la misura rischia di aprire un dibattito più ampio sul rapporto tra lo Stato e quei cittadini che hanno scelto di trasferirsi all’estero, spesso anche per sfuggire a una pressione fiscale e burocratica percepita come eccessiva.
È vero che chi sposta la propria residenza fiscale fuori dall’Italia finisce per spendere reddito e consumi in altri Paesi, contribuendo alla crescita delle economie locali. Allo stesso tempo, però, molti di questi cittadini hanno lavorato e versato imposte in Italia per decenni prima di trasferirsi. Per questo motivo la richiesta di un contributo aggiuntivo per accedere alla sanità durante i periodi di rientro potrebbe essere vista da alcuni come un ulteriore costo imposto a persone che hanno già sostenuto il sistema per gran parte della loro vita lavorativa.
Quando entreranno in vigore le nuove regole
Le nuove disposizioni non saranno immediatamente operative. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, un decreto attuativo del Ministero della Salute definirà le modalità concrete di accesso alle prestazioni, le procedure amministrative e il sistema di monitoraggio degli effetti della riforma.
Le risorse raccolte attraverso i contributi saranno destinate direttamente alle Regioni e alle aziende sanitarie chiamate a erogare le prestazioni, con l’obiettivo di coprire i costi dell’assistenza fornita agli iscritti Aire che sceglieranno di aderire al nuovo regime.
Enrico Foscarini, 15 giugno 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


