Prima il trasporto aereo, poi quello ferroviario e infine il trasporto pubblico locale. Febbraio si chiude con una nuova ondata di agitazioni che rischia di paralizzare la mobilità in tutta Italia, con conseguenze dirette soprattutto per chi deve spostarsi ogni giorno per lavorare. La sensazione, sempre più diffusa tra cittadini e imprese, è che le mobilitazioni vengano proclamate con grande facilità, senza una reale attenzione per l’impatto su milioni di persone che non hanno alternative.
Oggi è la giornata più critica, perché incrociano le braccia in tutta Italia i lavoratori del comparto aereo, aeroportuale e dell’indotto.
Voli cancellati e compagnie in difficoltà
Lo sciopero coinvolge fino a 24 ore il personale di terra e di volo di diverse compagnie operative nel Paese, tra cui Ita Airways, easyJet e Vueling. Per Ita Airways ed easyJet l’astensione dura l’intera giornata, mentre per Vueling sono previste quattro ore di stop.
La compagnia italiana ha spiegato che “a seguito della proclamazione di azioni di sciopero che coinvolgono il settore del trasporto aereo in Italia previste per la giornata di oggi della durata di 24 ore, Ita Airways si è vista costretta a cancellare circa il 55% del proprio operativo previsto per oggi” e alcuni voli nelle giornate di ieri e di domani. Una decisione che mostra quanto queste mobilitazioni incidano direttamente sull’organizzazione delle imprese e sui programmi dei passeggeri, generando costi economici immediati.
La data del 26 è stata individuata dopo la precettazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, intervenuto per evitare la coincidenza con eventi legati alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.
Scioperi anche su treni e trasporto locale
Le agitazioni non si fermano agli aeroporti. Dalle 21 di domani fino alla sera di sabato sciopererà il personale di macchina e di bordo del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, con possibili ripercussioni anche prima dell’inizio e dopo la conclusione ufficiale dello stop. Ulteriori astensioni dal lavoro riguarderanno altre imprese ferroviarie e servizi collegati, ampliando il rischio di disagi per pendolari e viaggiatori.
Sempre domani sono previsti scioperi locali, tra cui quattro ore per il personale della società Arriva Italia a Torino e quattro ore per gli operatori di esercizio di Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici a Bari. Una sequenza ravvicinata di agitazioni che contribuisce ad aumentare l’incertezza per chi deve pianificare spostamenti di lavoro o studio.
Il costo degli scioperi ricade su chi produce
Il nodo politico e sociale resta sempre lo stesso: ogni sciopero nei trasporti colpisce direttamente chi produce reddito, chi deve timbrare un cartellino, chi rischia di perdere giornate di lavoro o opportunità professionali. Non si tratta soltanto di disagi temporanei, ma di costi economici reali scaricati su cittadini e imprese, spesso senza alcuna compensazione.
La distanza tra chi proclama le mobilitazioni e chi ne subisce le conseguenze appare sempre più evidente. In molti casi si tratta di lavoratori inseriti in contesti pubblici o para-pubblici, con tutele e garanzie molto diverse da quelle del settore privato. Il risultato è una frattura crescente tra rappresentanza sindacale e realtà quotidiana del lavoro.
In questo contesto, il ruolo delle grandi confederazioni guidate da figure come Maurizio Landini e organizzazioni come la CGIL continua a essere al centro del dibattito pubblico. Molti osservatori sottolineano come la facilità con cui vengono proclamati gli scioperi nei servizi essenziali finisca per penalizzare soprattutto chi non ha alcun potere contrattuale e deve semplicemente lavorare.
La domanda di maggiore responsabilità e buon senso resta quindi aperta, mentre cittadini e imprese continuano a pagare il prezzo di un sistema in cui i disagi collettivi sembrano troppo spesso considerati un effetto collaterale accettabile.
Enrico Foscarini, 26 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


