L'ANALISI

Sepi, l’Iri spagnola di Sánchez tra perdite e scandali

La holding di Stato controllata dal governo accumula rossi di bilancio e guai giudiziari mentre l’Ue tace. Ecco il modello spagnolo

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pedro sanchez

La Sociedad Estatal de Participaciones Industriales (Sepi) è l’ultima vera grande holding pubblica rimasta in Europa occidentale. Erede dell’Ini, manovra decine di partecipazioni strategiche e muove miliardi di euro l’anno. Ma soprattutto è controllata direttamente dal governo Sánchez, che negli ultimi anni ne ha usato il potere economico come leva politica, trasformandola in uno strumento d’intervento massiccio e permanente nell’economia.

Mentre l’Italia ha smantellato l’Iri da quasi trent’anni e viene richiamata dall’Ue ogni volta che tenta un intervento statale (anche indiretto come l’utilizzo del golden power), in Spagna tutto questo non accade. Lo Stato è tornato protagonista assoluto e Bruxelles non ha quasi nulla da eccepire. Un’anomalia evidente nel panorama europeo.

Perdite record e gestione opaca

Negli ultimi cinque anni la Sepi ha alternato fasi di utile minimo a perdite enormi, fino al disastro del 2024: 501 milioni di euro bruciati, un risultato determinato soprattutto dal collasso di Correos (le poste) e dagli aggiustamenti di Navantia (cantieristica navale). Nel 2020, in piena pandemia, il rosso aveva già toccato i 438 milioni, e anche il Fondo Fasee – gestito dalla stessa SEPI – ha mostrato limiti strutturali difficili da ignorare.

Il Tribunal de Cuentas ha certificato che sì, la Sepi ha rispettato le norme nella distribuzione degli aiuti Covid, ma il giudizio si ferma qui. Le criticità sono state pesantissime: tempi medi di risposta di 355 giorni, compromettendo la funzione stessa del fondo; e soprattutto oltre 14 milioni di euro di costi interni imputati senza criteri “ragionevoli o oggettivi”. Una fotografia di burocrazia lenta, opaca e sorprendentemente indulgente con se stessa.

Il caso Indra: l’ombra della politica sulla governance industriale

L’intervento più contestato resta quello in Indra, gigante della difesa e della tecnologia. Nel 2022 la Sepi, insieme ad altri due azionisti, ha sostenuto la rimozione di vari consiglieri indipendenti. La Cnmv, la Consob spagnola, ha accertato la cooperazione tra gli azionisti, riconoscendo la gravità dell’episodio, pur stabilendo che non vi fossero elementi sufficienti per parlare di un’azione concertata da Opa obbligatoria.

Resta però il dato politico: la mossa ha cambiato gli equilibri della società a beneficio del governo, compromettendo – parole della CNMV – la percezione di “qualità e serietà” della governance.

Telefónica: due miliardi e mezzo per blindare un gigante strategico

L’intervento più evidente dell’“Iri di Sánchez” è stato l’acquisto, tramite Sepi, del 10% di Telefónica, con una spesa pubblica stimata in 2,3 miliardi di euro. L’operazione è stata presentata come una “operazione strategica”, motivata dalla necessità di bilanciare l’ingresso del gruppo saudita Stc e proteggere la sovranità tecnologica spagnola.

Il paradosso è che proprio questo intervento mostra il doppio volto di Sepi: lenta e burocratizzata quando deve salvare imprese in crisi, rapidissima ed efficiente quando l’obiettivo è politico.

Tve: la televisione pubblica nelle mani della Sepi e del governo

Non meno significativa è la situazione della Tve, controllata al 100% dalla Sepi. Negli ultimi anni l’emittente è stata sottoposta a un processo che ha profondamente modificato la sua indipendenza. Le riforme del governo hanno ampliato i posti dirigenziali, consentendo l’ingresso di figure allineate all’esecutivo. Il risultato è una struttura direzionale completamente controllata, capace di orientare linea editoriale, notizie e informazione secondo le esigenze politiche.

TVE, nata come servizio pubblico plurale, è diventata un megafono istituzionale. Il pluralismo è stato sacrificato e il racconto della realtà viene filtrato da una lente governativa. Una situazione resa possibile proprio perché la rete è una partecipata diretta di Sepi.

Il caso Begoña Gómez: la vulnerabilità del sistema pubblico

Il capitolo più delicato riguarda il cosiddetto caso Begoña Gómez, moglie di Sánchez, segnato da indagini sul possibile traffico di influenze. Il filone più esplosivo è quello relativo alla società pubblica Red.es, dove il socio della Gómez avrebbe ottenuto circa 10 milioni in contratti pubblici dopo lettere di “interesse e appoggio” firmate dalla moglie del premier. Le gare prevedevano un 40% di punteggio basato su criteri soggettivi, creando un terreno fertile per distorsioni procedurali.

La Procura Europea indaga per l’uso potenziale di fondi Ue, mentre la Procura spagnola ha chiesto l’archiviazione della parte relativa ad Air Europa, dichiarando che “non c’è alcun elemento oggettivo” che provi l’esercizio di influenza.

Al di là degli esiti giudiziari, resta la fotografia di un sistema di partecipate pubbliche estremamente permeabile alla politica, dove la vicinanza al potere può trasformarsi in vantaggio competitivo.

L’indifferenza di Bruxelles

Il modello spagnolo è chiaro: capitalismo di Stato aggressivo, centralizzato e politicamente diretto. La Sepi compra, interviene, ristruttura, orienta. Controlla aziende di comunicazione, gestisce fondi pubblici miliardari, inserisce uomini fidati nei board e decide le strategie di società quotate.

Eppure l’Unione europea non interviene. Mentre l’Italia non può sfiorare un dossier industriale senza il timore di un richiamo formale, Madrid può espandere il proprio perimetro pubblico senza frizioni.

La vera domanda è quanto questo modello sia sostenibile: perché uno Stato che perde mezzo miliardo l’anno attraverso la sua holding, che fatica nella gestione trasparente dei fondi e che affronta scandali ricorrenti sembra oggi godere di un margine politico e regolatorio sconosciuto agli altri partner europei.

Di certo, la Sepi non è soltanto la “Iri spagnola”. È uno degli strumenti più potenti e meno controllati del sistema politico di Pedro Sánchez. E finché l’Europa continuerà a voltarsi dall’altra parte, la Spagna potrà permettersi ciò che agli altri non è concesso.

Enrico Foscarini, 5 dicembre 2025

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