La Corte dei Conti ha imposto un nuovo e pesante stop all’iter del Ponte sullo Stretto, bloccando il decreto del 1° agosto 2025 n. 190, quello che avrebbe approvato il III Atto aggiuntivo alla convenzione Mit–Stretto di Messina spa. La Sezione centrale di controllo di legittimità non ha ammesso il provvedimento al visto, rinviando ogni decisione alle motivazioni ufficiali, che saranno rese note entro trenta giorni.
Un nuovo ostacolo per il progetto
Il decreto non ammesso è quello «adottato ai sensi dell’articolo 2, comma 8, del decreto-legge 31 marzo 2023, n. 35», relativo alla ripresa del progetto del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria. Si tratta di un passaggio fondamentale per procedere con la fase successiva dei lavori.
Il blocco rappresenta l’ennesima battuta d’arresto dopo quello di fine ottobre sulla delibera Cipess, accentuando l’incertezza attorno a un’opera che da vent’anni alterna accelerazioni e frenate.
Salvini: “Spero che i lavori partano a inizio 2026”
Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini aveva dichiarato pochi giorni fa che, «Corte dei Conti permettendo», l’auspicio era di vedere i cantieri aprire «all’inizio del 2026». Il vicepremier aveva inoltre rivendicato la portata strategica dell’opera, affermando che «sarà un enorme rilancio economico per tutto il Mezzogiorno», e aggiungendo che l’impegno sul Ponte è motivo di orgoglio per il governo.
Una nota del ministero in serata ha specificato che «la mancata registrazione del decreto interministeriale che assentisce il III atto aggiuntivo del Ponte sullo Stretto arriva alla fine di un’ampia discussione svoltasi oggi innanzi alla Corte dei Conti nel corso della quale è emerso, innanzitutto, il tema preliminare dell’effetto di preclusione che la mancata registrazione della delibera Cipess ha sulla decisione odierna». Insomma, si tratterebbe di una decisione fisiologica dopo il primo stop e il Mit «rimane fiducioso sulla prosecuzione dell’iter amministrativo in attesa delle motivazioni della Corte».
Il nodo dei fondi e la strategia del governo
Nei giorni scorsi Salvini aveva annunciato la necessità di “mettere in sicurezza” circa 3 miliardi di euro attraverso una revisione delle tabelle di bilancio 2025, proprio alla luce dello slittamento dei cantieri. Ora, però, l’attenzione è tutta sulle motivazioni della Corte: lì si giocherà, politicamente e tecnicamente, il “secondo tempo” di questa partita.
L’ipotesi più accreditata è quella di preparare rapidamente una nuova delibera, da far passare per il Consiglio dei ministri e poi nuovamente al vaglio delle sezioni riunite della Corte dei Conti.
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I rilievi della Via
La procedura di Valutazione di impatto ambientale aveva già imposto 239 prescrizioni, a partire dalle verifiche di incidenza, dal piano di utilizzo delle terre e dai chiarimenti sul «contesto sociale, economico, politico e istituzionale» in cui si inserisce il progetto.
Richieste anche precisazioni sui costi di manutenzione e gestione dell’opera.
I rilievi dell’Anac
Anche l’Autorità Anticorruzione aveva sollevato osservazioni rilevanti. Tra queste:
- l’incoerenza tra nuovo CdA e ipotesi di commissario straordinario;
- dubbi sulla sostenibilità economica complessiva;
- criticità sul mancato ricorso a una nuova gara pubblica.
Secondo Anac, il governo avrebbe dovuto confrontarsi formalmente con la Commissione europea, poiché il valore di riferimento usato per rispettare il limite del +50% previsto dalle norme UE si basava sul Def 2012, molto superiore al valore originario del 2011. La Corte dei Conti sottolinea che, nonostante i chiarimenti forniti, «non vi è univoca evidenza del mancato superamento del limite del 50%». L’ad di Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha invece ribattuto che la soglia «riguarda le varianti di lavori e non l’aumento dei costi dettati da inflazione e caro materiali».
Il progetto esecutivo “a fasi”
Altro punto critico è l’introduzione, con un decreto del 2024, di una progettazione per fasi. Per Anac questo approccio rischia di ridurre la chiarezza sui costi e persino la funzionalità dell’opera. Secondo la Corte, si tratta di un elemento che incide sulla valutazione complessiva di conformità alle norme europee, in particolare sul principio di concorrenza. La natura stessa dell’opera, inoltre, è mutata nel tempo: da un modello di project financing con contributo privato a un’opera oggi finanziata interamente con risorse pubbliche.
Mai mettersi contro i burosauri
Il Ponte sullo Stretto continua a essere ostacolato non tanto da carenze progettuali, quanto da un sistema di burocrazie e Authority che si scagliano contro un’opera considerata prioritaria dal governo proprio nel momento in cui, per accelerarne la realizzazione, sono stati snelliti alcuni passaggi amministrativi pensati per evitare il tradizionale potere interdittivo di questi organismi. L’obiettivo era impedire l’ennesimo stallo; l’esito, finora, è stato invece l’ennesima frenata, con un blocco che rischia di pesare ancora una volta sul futuro dell’infrastruttura più discussa d’Italia.
Enrico Foscarini, 17 novembre 2025
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